LE CARTE

UdA-Cus contrordine: la convenzione è solo sospesa

C’è incertezza a rompere i rapporti, chiesta una consulenza

Redazione PdN

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UdA-Cus contrordine: la convenzione è solo sospesa




CHIETI. Contrordine con giallo sul Cus: l’UdA ha sospeso i pagamenti, non la convenzione 25ennale da 1 mln e 320 mila euro/anno. E si è data 90 giorni per risolvere il contenzioso sui crediti vantati dal Centro universitario sportivo per attività extra istituzionali svolte su incarico dell’università.
 Questa decisione – peraltro mai notificata ufficialmente e chiaramente, ma solo attraverso comunicazioni incomplete - è stata presa con il conforto di una consulenza che sembra accogliere le perplessità dell’attuale gestione UdA rispetto alla Convenzione in atto e che viene presentata come parere pro-veritate.
In realtà nel frontespizio del documento di 8 pagine indirizzato al rettore si legge una definizione diversa e cioè «considerazioni di ordine legale» a firma del professor Aldo Travi, ordinario di Diritto amministrativo della Cattolica di Milano. A lui si è rivolto il prof Stefano Civitarese (membro del CdA UdA) inviando la documentazione su questo contenzioso molto complesso. Ed il giallo consiste appunto nella qualificazione di queste “considerazioni”: è il consiglio di un collega ad un altro collega oppure è un parere ufficiale da esibire in una vertenza?
Si tratta comunque di un altro tassello di questo contenzioso UdA-Cus in cui l’unica cosa che si capisce è che è molto difficile sistemare le tessere di questo mosaico. Ma anche ripercorrendo la storia che ha portato a questo scontro, non sono chiare le ragioni per cui – semplificando molto - l’UdA (debitore presunto) si rifiuta di saldare il conto adducendo il pretesto che il suo creditore (il Cus) ha speso troppo e di testa sua.
Posizione che avrebbe una sua validità, ma che sarebbe debole se alla fine ci fossero documenti a firma UdA che autorizzano, anzi ordinano certe spese.

NIENTE TRANSAZIONE, È STATA CHIESTA UNA CONSULENZA SUI RAPPORTI CON IL CUS
Si tratta quindi di un caso classico “da transazione”, come aveva suggerito nel 2011 la Commissione presieduta dal prof Luigi Capasso e che il CdA di allora aveva incaricato di sbrogliare questo intreccio. La soluzione trovata fu il dimezzamento del credito vantato dal Cus (che era di 43 mln) con la proposta di azzerare la Convenzione in atto e di sottoscriverne un’altra di durata 25ennale e con il pagamento di 1,32 mln/anno (di cui 920 mila alla banca a tacitazione dei debiti pregressi e 400 mila per l’attività sportiva in corso). Allora, come oggi, è infatti emerso che il Cus chiede di essere pagato per aver operato oltre i suoi compiti istituzionali e questo è accaduto perché è stato utilizzato e pressato dall’UdA per compiti molto importanti. Ad esempio: l’istituzione a costo zero della Facoltà di Scienze motorie, il rifacimento degli impianti sportivi, alcuni eventi (vedi i Giochi del Mediterraneo) di cui l’UdA si è fregiata e la gestione del Cums, il centro universitario di Medicina sportiva, trasferito dalle Naiadi di Pescara al Ciapi di Chieti scalo. Si tratta di attività riconosciute dalla Convenzione del 2011, che però ora è sospesa «perché non si è arrivati all’ok sulla rendicontazione 2011 e 2012» presentata dal Cus quest’estate.
Su queste somme una Commissione paritetica UdA-Cus ha lavorato, ma senza risultati per una divergenza interpretativa sul lavoro da svolgere: si doveva ricostruire il “quantum o l’an”?  Cioè erano somme comunque dovute, al di là della quantificazione, oppure si trattava di una forzatura, visto che a decidere l’ok al rendiconto doveva essere il Comitato per lo sport? Di fronte a questa situazione di stallo, poiché la voce più importante della Convenzione sono i 920 mila euro del mutuo che l’UdA versa alla banca, il CdA ha deciso di chiedere al prof. Travi una valutazione complessiva del contratto che lega per 25 anni i bilanci dell’università ai debiti antichi ed alle prestazioni presenti e future del Cus. Secondo il prof della Cattolica, il mutuo non si poteva fare (si può chiedere solo per gli investimenti e non per i debiti) e risulta troppo lunga anche la durata 25ennale del contratto. Di qui il suggerimento di interromperlo per “nullità” e per una serie di altre incongruenze, come la fidejussione che obbligherebbe l’università a pagare subito il debito garantito. E così è nata la decisione UdA di sospendere la Convenzione.

IL VECCHIO MUTUO FORSE È SBAGLIATO, MA RESTANO I DEBITI DA PAGARE
Le “considerazioni” del prof Travi, molto chiare, suscitano però qualche perplessità. La prima nasce per l’autogol del CdA, secondo il quale non c’è nella d’Annunzio un docente di diritto in grado di sciogliere il nodo di questa Convenzione. La seconda è che forse all’illustre cattedratico non sono stati forniti tutti i documenti utili per conoscere la storia di questa Convenzione, così intrecciata a vicende interne dell’UdA che già la Commissione Capasso nel 2011 aveva avuto difficoltà ad orientarsi. Nel verbale di quell’epoca si legge infatti che «è difficile capire cosa è normale e cosa non lo è in queste richieste del Cus, cioè se si tratta di attività istituzionali o no».
 Di qui la proposta di allora per una revisione consensuale e anticipata della Convenzione decennale in atto dal 2004 e per la sottoscrizione di un nuovo documento dei rapporti reciproci. Si era infatti scoperto che era stata proprio l’università ad affidare al Cus quella duplice funzione (attività per Scienze motorie e Cums più lo sport degli studenti) che ora non si vuole riconoscere, ma ciò nonostante il costo finale erogato era stato addirittura scontato rispetto al passato. Poiché le condizioni di questo rapporto non sono cambiate, si spiega la richiesta del Cus che  magari sarà da discutere, ma che sembra difficile negare. Quindi se il mutuo è tecnicamente sbagliato, questo non significa che un’errata qualificazione dello strumento finanziario per saldare o dilazionare i debiti cancella le obbligazioni dell’UdA. Però, come diceva la pubblicità, anche il Cus ha commesso un errore. Chi glielo ha fatto fare – ad esempio – a pagare di tasca sua Sara Simeoni, chiamata ad insegnare a Scienze motorie? Oppure a restaurare i Palazzetti dello sport o ad assumere personale per conto dell’UdA, se questo committente non era proprio affidabile?

Sebastiano Calella