IL PUNTO

Abruzzo. Le spine dell’UdA: personale, Cus e contratto del dg

GdF e Ministero indagano sull’uso dei soldi pubblici

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4383

UDA CUS DI MARCO DI ILIO




CHIETI. E adesso arriva la sospensione della Convenzione tra la d’Annunzio ed il Cus, il centro universitario sportivo.
L’iniziativa è stata assunta con un vero e proprio tempismo al contrario anche se non è stata ancora ritualmente notificata: si è solo casualmente sovrapposta alla visita in Ateneo della Gdf, che su delega del pm deve far piena luce proprio sui rapporti “incestuosi” UdA-Cus dal punto di vista economico.
Ma forse non c’è un collegamento diretto tra i due eventi, perché in realtà la Finanza – sull’onda delle disposizioni nazionali che la impegnano in tutta Italia sull’uso dei fondi pubblici - ha messo l’occhio anche sul contratto del dg Filippo Del Vecchio, prima assunto dal precedente rettore e poi confermato da quello attuale. Sembra invece perdere vigore ed importanza l’interesse sull’acquisto del Ciapi: la prescrizione ha cancellato gli eventuali reati e tutti i documenti sono già depositati in Procura, con allegata relazione di chiusura delle indagini. A rendere però più incandescente il clima interno dell’università di Chieti, in contemporanea prosegue l’attività ispettiva del Ministero che indaga sulle spese della d’Annunzio nel 2011 e nel 2012.
E a completare il quadro c’è il personale in subbuglio per la contrattazione ancora aperta sul salario accessorio (circa 250 euro mensili) che era stato concesso nel 2005 e che l’attuale direzione generale vuole normare secondo le ultime disposizioni legislative. Questa insolita concomitanza di eventi ha fatto salire l’attenzione sulle vicende della d’Annunzio ed ha prodotto due scuole di pensiero sul perché tanto interesse oggi e niente ieri per gli affari dell’UdA: i problemi erano e sono più o meno gli stessi, così come le vicende finanziarie che oggi la Gdf e l’ispezione ministeriale vogliono approfondire.

INCHIESTE GDF ED ISPEZIONE MINISTERIALE TRA PASSATO E PRESENTE
Per alcuni questa potrebbe essere la coda avvelenata del contrasto esploso due anni fa tra Franco Cuccurullo, allora rettore in carica, ed il suo dg Marco Napoleone, poi licenziato in tronco. Ma forse non è così. La rottura traumatica di quel rapporto che per anni aveva assicurato la pace interna dell’UdA, bilanci positivi e le ultime assunzioni di 37 docenti ordinari ha preso la via dei ricorsi e dei controricorsi amministrativi, poi si è trasformata in una causa di lavoro al Tribunale di Chieti. E quando Napoleone ha provato a lanciare un contrattacco sulla via della Procura della Repubblica è stato immediatamente respinto. Altri pensano invece che le inchieste e le ispezioni in corso siano il frutto avvelenato della nuova gestione amministrativa: o ci sono stati ricorsi e segnalazioni contro il nuovo dg oppure qualcuno ha interesse a dimostrare che in passato non tutto scorreva per il verso giusto all’ombra della statua della Minerva. In effetti le vicende di questi giorni ruotano attorno al direttore Del Vecchio, dalle questioni interne del personale, al Cus fortemente osteggiato, allo screening dei conti 2011 e 2012. Che poi si tratti di una questione di stile più che di contenuti, saranno le inchieste ad accertarlo. Per il momento si avverte solo che il nuovo dg è proprio l’opposto del suo predecessore. Tanto Marco Napoleone era per la mediazione e per la soluzione transattiva dei contenziosi, altrettanto Del Vecchio è per l’applicazione rigida delle leggi e dei regolamenti. Il che non guasta, in un momento economico difficile come questo per l’università in generale e per l’UdA in particolare. Altri avrebbero usato un pugno di ferro in un guanto di velluto, ma ogni botte da il vino che ha. Quello che invece non quadra è l’acquiescenza del rettore sulla posizione rigida del dg in vicende, come quella dei rapporti con il Cus, che in passato sono state affrontate e risolte con altri metodi. Come non quadra l’appiattimento del CdA che ha sposato la linea dura del dg, senza un particolare approfondimento delle conseguenze pratiche e bancarie dell’annullamento della Convenzione con il Cus, garantita da una fidejussione dell’UdA.

LINEA DURA CONTRO LE RICHIESTE ECONOMICHE DEL CUS CHE PERÒ VIENE PREMIATO
In passato infatti l’allora rettore Cuccurullo nominò una commissione interna al CdA che esaminò scrupolosamente la documentazione allegata alle richieste del Cus. Il risultato fu che le pretese “risarcitorie” furono dimezzate con una transazione che diluì il debito nell’attuale – o sospesa - Convenzione di 25 anni al costo di 1,3 mln/anno per la d’Annunzio, definito “molto vantaggioso” per le casse e le attività della d’Annunzio. Ora invece sia la Commissione del CdA, nominata a fronte di nuove e più importanti richieste di saldo da parte del Cus (si parla sempre di attività extra-istituzionali svolte per conto e su ordine dei vertici UdA) sia il dg, sia il rettore non vogliono essere più legati da rapporti economici con il Cus. Eppure il rettore Carmine Di Ilio per anni ha condiviso come presidente del Comitato per lo sport le vicende del Cus d’Annunzio, recentemente celebrate in pompa magna nel rettorato con il direttore Del Vecchio al suo fianco (anche se il suo contratto era già contestato) ed alla presenza dell’assessore regionale allo sport Carlo Masci.

C’ERA UNA VOLTA L’ACCADEMIA
E forse proprio in questa contraddizione si può trovare una spiegazione di quello che sta succedendo all’UdA. Il personale viene chiamato ad un lavoro più intenso, ma si mette in discussione il salario accessorio. Il Cus viene premiato, ma poi non viene pagato (i suoi dipendenti sono senza stipendio da 15 mesi). Il direttore ha un contratto contestato, ma si muove come se fosse direttore a vita. Il rettore si dice tranquillo, ma i soldi stanno finendo (meno studenti e taglio di 4 mln ai finanziamenti). E i prof che fanno? Qualcuno si preoccupa, almeno i superstiti dell’Accademia, ma i più giovani tacciono: sembrano più interessati al loro orticello che al destino della d’Annunzio.
Sebastiano Calella