RELIGIONE E INCHIESTE
Camilliani nella bufera, i giovani: «orgogliosi del nostro lavoro»
«Ci giochiamo la vita nella castità, nell’obbedienza e nella povertà»
ROMA. Sono giorni bui quelli che i Camilliani stanno vivendo dopo l’arresto del loro Superiore generale. Giorni di dolore e disorientamento.
Nonostante questo, l’Ordine - presente in quasi quaranta Paesi del mondo – continua la sua attività con «rinnovato vigore», ricordando gli insegnamenti del fondatore Camillo de Lellis, patrono degli ammalati e dei luoghi di cura. Dai giovani Camilliani in formazione giunge un’intensa testimonianza.
«Ultimamente si è detto di noi Camilliani veramente tanto», si legge in una lunga nota. «Alcune cose vere, altre, ci auguriamo, false. Eppure si è parlato. I Camilliani, finalmente, sono “usciti allo scoperto”: un Ordine religioso tanto antico, eppure per alcuni totalmente nuovo. Si è abituati a sentir parlare dei Francescani, dei Salesiani ed ora, con l’avvento di papa Francesco, la cronaca ha ricordato chi sono i Gesuiti … ma i Camilliani? Così, approfittando di fatti sicuramente spiacevoli e dolorosissimi da sentire, di noi Camilliani (il cui nostro vero nome è “Ministri degli Infermi”) si è fatta qualche sommaria presentazione, non sicuramente degna della storia ultracentenaria di questa nostra Famiglia religiosa voluta da un grande uomo, un santo della carità: Camillo de’ Lellis (1550-1614), a sua volta giovane prima sbandato e poi convertito, malato e infermiere ante litteram ad un tempo, sacerdote innamorato del Crocefisso, dell’Eucarestia e della Vergine Maria».
« Noi tutti, è certo, come tanti altri giovani in cammino vocazionale», si legge ancora, «siamo stati affascinati dal Cristo .. In particolare però, siamo stati attratti da un atteggiamento di Gesù: quello del “chinarsi” sull’uomo e sulla donna malata, per fasciargli le ferite sia fisiche che dell’anima, consapevoli che tutto quanto loro donato e fatto, è donato e fatto allo stesso Cristo celato dietro ad un volto sconosciuto. Siamo semplicemente giovani che hanno fatto una scelta, ragazzi o uomini adulti che hanno fatto un incontro speciale, un incontro che ci ha condotto finalmente a decidere. Siamo felici di “giocarci la vita” nella povertà, nella castità, nell’obbedienza; siamo felici di servire il prossimo anche a rischio della nostra salute; siamo felici di vivere in fraternità, con altri giovani chiamati o con confratelli più grandi di noi ed anziani, ognuno un po’ specchio di chi sono io e al tempo stesso di chi forse sarò domani. Attestiamo sicuri che scossoni, turbamenti, scandali, tentazioni, maldicenze e roba simile, mai ci distoglieranno dall’essere e dal divenire sempre più Ministri degli Infermi, figli di San Camillo impegnati nella Chiesa e nel mondo, accanto all’uomo malato in nome di Cristo».