L'INCHIESTA

Camilliani: vecchi contrasti interni dietro l’arresto del Superiore?

Duro scontro ai vertici per risanare l’ospedale di Casoria

 

Camilliani: vecchi contrasti interni dietro l’arresto del Superiore?
Duro scontro ai vertici per risanare l’ospedale di Casoria
Camilliani, padre salvatore, vincenzo li calsi, casoria, guardia di finanza
ROMA. C’è forse anche una storia di forti contrasti interni nella Provincia Sicula-Napoletana dei Camilliani dietro l’arresto del Superiore dell’Ordine di San Camillo per concorso in sequestro di persona. 
E’ questa la sorpresa dell’inchiesta sull’Ordine religioso nata da una costola dell’indagine principale della Guardia di Finanza sull’uso dei soldi pubblici in sanità: infatti proprio ascoltando le telefonate sugli sprechi sanitari, i finanzieri hanno scoperto il “sequestro” di due Camilliani (uno è il padre provinciale di questa Provincia) bloccati da una finta verifica fiscale sull’Ospedale di Casoria, travolto negli anni scorsi in una voragine di 40 milioni di debiti. 
Il “sequestro” infatti era stato organizzato da uno degli arrestati per impedire che i loro due voti contrari potessero bloccare l’elezione del Superiore Renato Salvatore, a rischio riconferma. Ma da quello che filtra con difficoltà negli ambienti dell’Ordine di San Camillo, non sembra che gli episodi che hanno contrapposto il padre provinciale Rosario Messina (uno dei due Camilliani sequestrati) all’economo padre Vincenzo Li Calsi (che stava risanando l’ospedale) abbiano un ruolo diretto nel sequestro di persona che ha fatto scattare l’arresto. Sembra invece che il filo d’Arianna dell’inchiesta della Gdf sulla sanità si potrebbe nascondere proprio dietro questa diversità di vedute sulle vicende economiche della Provincia Sicula-Napoletana rispetto al default dell’ospedale di Casoria: si tratta infatti di scoprire chi - tra il 2005 ed il 2010 - aveva interesse e perché a trascinare l’Ordine di San Camillo nei debiti di questo ospedale. Infatti il filone principale dell’inchiesta che si è imbattuta nello strano “sequestro” dei due religiosi, è sulle influenze reali o millantate all’interno dell’assessorato regionale della Campania per gli accreditamenti, le autorizzazioni, il budget ed i finanziamenti alle strutture sanitarie dei Camilliani. Tra queste, nel mirino degli investigatori, c’è anche l’ospedale di Casoria, interessato prima ad un riduzione di posti letto in Urologia, poi all’attivazione di un Pronto soccorso senza autorizzazioni e quindi alla concessione dei permessi, una volta costruito ed attivato il servizio. Ma mentre sull’assessorato regionale alla sanità i controlli sono più semplici e lineari, la ricostruzione dei contrasti interni ai Camilliani è affidata solo alle dichiarazioni degli interessati ed a qualche documento sequestrato dalla Gdf.
LO SCONTRO PER LA DIREZIONE GENERALE DELL’OSPEDALE DI CASORIA
Una prima traccia di questa lotta interna alla Provincia Sicula-Napoletana risale addirittura al gennaio 2011, quando il padre provinciale Rosario Messina si autocandidò a Direttore generale dell’ospedale, in sostituzione dell’economo Vincenzo Li Calsi che pure aveva ben operato salvando la struttura dal fallimento. Il padre provinciale – forte anche di un parere dell’Aris (l’associazione che raggruppa gli istituti religiosi che si occupano di sanità) – riteneva infatti che la sua candidatura a Dg fosse più consona al ruolo di Superiore provinciale che già ricopriva. “Un nuovo Dg non serve – obiettò l’economo – ci sono già io”, anche se in realtà lui all’epoca risultava dimissionario. Di fronte a questo scontro, la soluzione trovata fu di demandare il tutto al padre superiore Renato Salvatore, che già era in apprensione per le sorti dell’ospedale che rischiava di travolgere tutte le finanze della Provincia. Infatti una relazione tecnica esterna sulla reale situazione economica finanziaria della struttura di Casoria era stata molto negativa: c’era il rischio fallimento per i 40 mln di debiti accumulati. A giugno dello stesso anno (siamo sempre nel 2011) lo scontro si riaprì con il tentativo ripetuto di padre Messina di nominare un Dg esterno, questa volta su indicazione del Superiore Renato Salvatore. Ma anche l’economo Li Calsi dichiarò di agire secondo le indicazioni del padre generale e si domandò e domandò quali fossero i veri obiettivi che si volevano raggiungere con la sua sostituzione. Dopo un aspro dibattito sulla reale paternità di queste due candidature contrapposte, ma entrambe apparentemente sponsorizzate dal Superiore generale, i consiglieri laici chiesero al padre provinciale di rinunciare a sostituire il Dg in carica per non interrompere il processo di risanamento in corso. Tra l’altro era prossima la visita del padre superiore Renato Salvatore e se ne poteva parlare a voce e direttamente. 
Sebastiano Calella

ROMA. C’è forse anche una storia di forti contrasti interni nella Provincia Sicula-Napoletana dei Camilliani dietro l’arresto del Superiore dell’Ordine di San Camillo per concorso in sequestro di persona. 
E’ questa la sorpresa dell’inchiesta sull’Ordine religioso nata da una costola dell’indagine principale della Guardia di Finanza sull’uso dei soldi pubblici in sanità: infatti proprio ascoltando le telefonate sugli sprechi sanitari, i finanzieri hanno scoperto il “sequestro” di due Camilliani (uno è il padre provinciale di questa Provincia) bloccati da una finta verifica fiscale sull’Ospedale di Casoria, travolto negli anni scorsi in una voragine di 40 milioni di debiti. Il “sequestro” infatti era stato organizzato da uno degli arrestati per impedire che i loro due voti contrari potessero bloccare l’elezione del Superiore Renato Salvatore, a rischio riconferma. 

 

Ma da quello che filtra con difficoltà negli ambienti dell’Ordine di San Camillo, non sembra che gli episodi che hanno contrapposto il padre provinciale Rosario Messina (uno dei due Camilliani sequestrati) all’economo padre Vincenzo Li Calsi (che stava risanando l’ospedale) abbiano un ruolo diretto nel sequestro di persona che ha fatto scattare l’arresto. Sembra invece che il filo d’Arianna dell’inchiesta della Gdf sulla sanità si potrebbe nascondere proprio dietro questa diversità di vedute sulle vicende economiche della Provincia Sicula-Napoletana rispetto al default dell’ospedale di Casoria: si tratta infatti di scoprire chi - tra il 2005 ed il 2010 - aveva interesse e perché a trascinare l’Ordine di San Camillo nei debiti di questo ospedale. Infatti il filone principale dell’inchiesta che si è imbattuta nello strano “sequestro” dei due religiosi, è sulle influenze reali o millantate all’interno dell’assessorato regionale della Campania per gli accreditamenti, le autorizzazioni, il budget ed i finanziamenti alle strutture sanitarie dei Camilliani. Tra queste, nel mirino degli investigatori, c’è anche l’ospedale di Casoria, interessato prima ad un riduzione di posti letto in Urologia, poi all’attivazione di un Pronto soccorso senza autorizzazioni e quindi alla concessione dei permessi, una volta costruito ed attivato il servizio. Ma mentre sull’assessorato regionale alla sanità i controlli sono più semplici e lineari, la ricostruzione dei contrasti interni ai Camilliani è affidata solo alle dichiarazioni degli interessati ed a qualche documento sequestrato dalla Gdf.

LO SCONTRO PER LA DIREZIONE GENERALE DELL’OSPEDALE DI CASORIA

Una prima traccia di questa lotta interna alla Provincia Sicula-Napoletana risale addirittura al gennaio 2011, quando il padre provinciale Rosario Messina si autocandidò a Direttore generale dell’ospedale, in sostituzione dell’economo Vincenzo Li Calsi che pure aveva ben operato salvando la struttura dal fallimento. Il padre provinciale – forte anche di un parere dell’Aris (l’associazione che raggruppa gli istituti religiosi che si occupano di sanità) – riteneva infatti che la sua candidatura a Dg fosse più consona al ruolo di Superiore provinciale che già ricopriva. “Un nuovo Dg non serve – obiettò l’economo – ci sono già io”, anche se in realtà lui all’epoca risultava dimissionario. Di fronte a questo scontro, la soluzione trovata fu di demandare il tutto al padre superiore Renato Salvatore, che già era in apprensione per le sorti dell’ospedale che rischiava di travolgere tutte le finanze della Provincia. Infatti una relazione tecnica esterna sulla reale situazione economica finanziaria della struttura di Casoria era stata molto negativa: c’era il rischio fallimento per i 40 mln di debiti accumulati. A giugno dello stesso anno (siamo sempre nel 2011) lo scontro si riaprì con il tentativo ripetuto di padre Messina di nominare un Dg esterno, questa volta su indicazione del Superiore Renato Salvatore. Ma anche l’economo Li Calsi dichiarò di agire secondo le indicazioni del padre generale e si domandò e domandò quali fossero i veri obiettivi che si volevano raggiungere con la sua sostituzione. Dopo un aspro dibattito sulla reale paternità di queste due candidature contrapposte, ma entrambe apparentemente sponsorizzate dal Superiore generale, i consiglieri laici chiesero al padre provinciale di rinunciare a sostituire il Dg in carica per non interrompere il processo di risanamento in corso. Tra l’altro era prossima la visita del padre superiore Renato Salvatore e se ne poteva parlare a voce e direttamente. 
Sebastiano Calella

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