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Abruzzo. Porto Pescara, chiacchiere e proteste e anche nel 2014 niente traghetti

Il comandante della capitaneria spinge per soluzioni definitive al problema dragaggio

Redazione PdN

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ABRUZZO. Il porto è pressocchè inservibile, i pescatori  lavorano con timori per il futuro, protestano e minacciano, la politica chiacchiera, fa melina, propone nuovi scenari possibili, promette mari e dragaggi nuovi, si buttano soldi inutilmente.
E’ la storia di sempre del porto di Pescara una vergogna che aumenta sempre di più e che dimostra -per chi non l’avesse ancora capito- tutta l’imperizia e l’incredibile inefficienza di politica e istituzioni.
Le ultime notizie sono, da una parte, la certezza che anche per il 2014 non ci saranno collegamenti tra l’Abruzzo e la Croazia e, dall’altra,  la nuova protesta “soft” della marineria che denuncia multe “ingiuste” e la mancanza di sussidi statali.
Dunque, a quanto pare e nonostante gli annunci rassicuranti degli ultimi giorni, la sabbia in eccesso nel porto canale non farà arrivare  la Snav che anche per il 2014 non sarà presente in Abruzzo. Altro che la guerra dei porti o «Pescara il porto del turismo e Ortona quello mercantile»…
«Un esito inevitabile», dice il pilota del Porto di Pescara, Leonardo Costagliola, esponente della lista civica La Grande Pescara, « visto che il fondale verrà scavato per soli 5,50 mt e non a 6,50 come più volte promesso e che la banchina di levante resterà a 4,50 mt. A questo punto possiamo tranquillamente affermare che i 20 milioni di euro spesi per il porto di Pescara negli ultimi tre anni sono stati letteralmente gettati in mare».
Era già capitato e capiterà ancora: dragare non serve a molto e con i tempi biblici di cui si è capaci da queste parti non serve a nulla.
Il Pd intanto preme per la realizzazione del nuovo piano portuale che dovrebbe correggere quegli errori progettuali che sono la causa dell'inferno della marineria e della città. Un piano che però pure è stato attinto dalle inchieste giudiziarie e che nel merito pare si basi su informazioni non veritiere specie nel lavoro che in molti contestano alla ditta Ecosfera che ricevette l’appalto ai tempi di Luciano D’Alfonso.

Ieri i marinai avevano minacciato una nuova chiusura dell’asse attrezzato che non c’è stata.
Nel corso dell'incontro con il comandante della Capitaneria di porto gli operatori hanno fatto presenti tutte le difficolta' che hanno dovuto affrontare nei mesi scorsi in relazione al mancato dragaggio del porto, in particolare dal punto di vista economico.
Sono ancora in attesa di fondi statali (due milioni e mezzo di euro che hanno dovuto ottenere il via libera di Bruxelles) che sono stati annunciati ma non sono stati elargiti e in relazione al mese di maggio, che e' "scoperto" sul fronte degli indennizzi, avranno una certificazione da parte della Capitaneria che attesta lo stop dell'attivita' di pesca, durante questo mese, in modo da poter chiedere un sussidio.

«Senza gli interventi di lunga portata previsti e senza una programmazione riguardante il Piano Regolatore Portuale, il porto di Pescara potrebbe anche chiudere», ha ribadito ieri il comandante della Direzione Marittima Abruzzo-Molise, Luciano Pozzolano.
«Siamo oggi ancora in una situazione di dragaggio emergenziale. Occorrono interventi programmati che riguardano la prevenzione e la manutenzione del porto. Stiamo continuando a lavorare per questo».
 Il comandante Pozzolano ha poi aggiunto che chiederà con una lettera al Governo lo sblocco dei fondi per la marineria, relativamente al mese di maggio scorso quando ci fu una sorta di fermo forzoso.
I fatti sono che dopo due anni di palleggi quel dragaggio tanto sudato non ha avuto alcun effetto pratico di rilievo.
Risultato? Quasi zero perché la propaganda ha ingannato nuovamente tutti. Quel dragaggio era largamente insufficiente (lo si sapeva benissimo)  per garantire alcunchè e così siamo punto e da capo. Ora si deve avviare una nuova procedura, con quali soldi e quanto tempo ci vorrà?
Insomma più avanti del proprio naso non si riesce a guardare e si rimane impantanati come sempre ma si continuano a buttare soldi.
Intanto in tempo di crisi l’impoverimento morde e l’economia langue sempre più anche a causa della mancata programmazione. E la sabbia in eccesso nel porto canale frena anche l’impesa del turismo locale, quel turismo tanto sbandierato e che costa caro alle casse pubbliche soprattutto in pubblicità; senza traghetti sperare di uscire dalla crisi è un miraggio. Anzi un’illusione.
Si dovranno arrangiare alberghi, agenzie turistiche, ristoranti ecc perché i turisti certo non arriveranno dal mare.
Allora in queste condizioni non ci sono speranze; forse sarebbe meglio chiudere davvero il porto e risparmiare i soldi del dragaggio (inutile) e versare solo contributi alla marineria in attesa della soluzione finale.