SANITA'

Ricorso al Tar contro il taglio delle guardie mediche

Celenza sul Trigno ha incaricato un avvocato di Vasto

Redazione PdN

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Ricorso al Tar contro il taglio delle guardie mediche

Venosini




ABRUZZO. Il Comune di Celenza sul Trigno ha incaricato l’avvocato Cristiano Bertoncini (Foro di Vasto) di presentare ricorso al Tar contro il decreto commissariale n° 61 che ridistribuisce e taglia le Guardie mediche sul territorio abruzzese.
In particolare questo decreto del 27 agosto scorso ha soppresso 7 di questi servizi di “continuità assistenziale” nella Asl di Chieti, quasi tutti ubicati nel territorio della ex Asl di Lanciano-Vasto con la conseguenza di “desertificare” le zone interne dell’Alto vastese di cui Celenza fa parte. Questa iniziativa giudiziaria – minacciata anche da altri Comuni – era stata già preannunciata nei giorni scorsi, tanto che il commissario-presidente Chiodi fiutando il pericolo aveva scritto ai singoli manager Asl per chiedere una rimodulazione della distribuzione delle sedi di «continuità assistenziale» (le Guardie mediche) per evitare possibili ricorsi amministrativi. Il tutto «nel rispetto dei limiti fissati dalla legge» che impone un rapporto tra le sedi e la popolazione residente. Su questo decreto a settembre il Sindacato medici italiani (Smi), attraverso il presidente regionale Silvio Basile, aveva rivolto un appello al Commissario: «fermatevi prima che il disastro diventi irreversibile: non solo perdono il posto di lavoro 80 medici, ma una riforma di questo tipo non ha senso se prima non si riorganizza la medicina di base».
 In realtà il decreto 61 è stato adottato dall’Ufficio commissariale su proposta delle singole Asl e su parere positivo dei comitati dei sindaci ed ha applicato «a maglie larghe» il rapporto previsto dalla legge di una guardia medica ogni 5.000 abitanti. Infatti questo rapporto è stato ridotto in Abruzzo ad una sede ogni 3.500 residenti (con precisione una su 3.982 abitanti, rispetto ad una media nazionale di una ogni 4.906 cittadini).
«Ma forse non è questione solo di numeri – spiega Andrea Venosini, sindaco di Celenza sul Trigno con una lista civica ed al secondo mandato amministrativo – nello specifico contestiamo l’attuale ripartizione delle Guardie mediche che mette in ginocchio il territorio dell’Alto vastese, che dista dal più vicino ospedale ben più del tempo ritenuto compatibile con l’intervento di un’ambulanza. Perché il problema è proprio questo: ma di quale continuità assistenziale stiamo parlando? Quella dei Comuni dove il medico di base o il pediatra sono presenti alcune ore al giorno e non tutti i giorni? In queste zone la Guardia medica non viene percepita come “continuità di una cosa che non c’è”, ma come servizio di emergenza-urgenza. Ma anche in questo caso è insufficiente».
Infatti tutto il territorio è servito da un’ambulanza con medico presente h24 a Gissi e da un altro mezzo h12 a Castiglione Messer Marino.
«Questo tipo di assistenza di fatto significa che è venuto meno il diritto costituzionale alla salute – continua il sindaco – come amministratore penso che sia necessario ricomporre tutto il puzzle dell’assistenza sanitaria. Solo così sul territorio saranno assicurati i servizi in egual modo a tutti, senza cittadini di serie A e B: quindi medicina di base più presente, emergenza urgenza più vicina, guardia medica ripensata. Il Tar è una risposta, ma non una soluzione: serve un progetto complessivo che riorganizzi i punti di assistenza ormai obsoleti. E per fare questo serve un coinvolgimento dei sindaci prima di programmare interventi che hanno un forte impatto sui cittadini».
 Detto in altre parole, forse non è sufficiente “mettere una pezza” alla riorganizzazione delle rete assistenziale, concedendo in più un’auto medicalizzata a Carunchio. Si tratta di una proposta emersa a Monteodorisio in un recente incontro dei sindaci locali con i rappresentanti regionali. Ma più che una soluzione sembra un rito della vecchia politica clientelare, perché l’Alto vastese, l’interno della provincia di Teramo e dell’Aquila debbono entrare nel panorama di intervento dei manager, troppo presi solo dall’assistenza ospedaliera.

Sebastiano Calella