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L'Aquila. Cava senza autorizzazione ma l’estrazione continua: scatta il sequestro

«Comune de L’Aquila inerte per anni»

Redazione PdN

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L'Aquila. Cava senza autorizzazione ma l’estrazione continua: scatta il sequestro




L’AQUILA. Lunedì scorso il Commissario Regionale per il riordino degli Usi Civici d’Abruzzo, Riccardo Audino, ha emesso un provvedimento di sequestro conservativo della cava di inerti ricadente sul demanio civico della frazione di Tempera.
La cava era nella disponibilità della Società Inerti Aquilana s. r.l. Il sequestro era stato richiesto dal Comune di L’Aquila nell’ambito di una causa promossa recentemente proprio dall’amministrazione comunale.
Nel giudizio si è costituita l’amministrazione separata dei beni di Uso Civico di Tempera, nella persona del presidente Sergio Iovenitti (assistita dall’avvocato Francesco Saverio de Nardis che ha sostenuto la necessità del provvedimento cautelare), nonché la società, col patrocinio dell’avvocato Alessia De Ambrosiis, e la Regione Abruzzo, con l’Avvocatura erariale (avvocato Alessia Frattale).
«L’intervento della Magistratura», spiega l’avvocato De Nardis, «si è ritenuto necessario per porre un argine alla situazione di sfacciato abuso, connotato dal permanere in loco dell’attività estrattiva su ben 165.092 metri quadrati, pur a fronte della scadenza avvenuta da anni delle concessioni».
La prima concessione per 31.346 metri quadrati è scaduta il 31 agosto del 2009 mentre la seconda concessione, per 133.746 mq, è scaduta ad agosto 2010.
«Nessun atto», scrive il commissario Audino nel provvedimento, «autorizza la società ad occupare le terre demaniali civiche atteso che la precedente temporanea concessione con temporaneo mutamento di destinazione è scaduta e non è stata più rinnovata».
Il commissario sottolinea inoltre che «l’occupazione senza titolo di un’area per esercitarvi attività estrattiva costituisce implicita contestazione della qualitas soli anche in presenza di atti amministrativi che apparentemente la legittimano». Si rileva, inoltre, la sottrazione del bene «al godimento della collettività» e la trasformazione del territorio che potrebbe «rivelarsi irreversibile».

«PLURIMI INADEMPIMENTI»
«La Società abusiva occupatrice», spiega ancora l’avvocato De Nardis, «per altro, si era resa responsabile di plurimi inadempimenti contrattuali sia in epoca anteriore, così come successiva alla scadenza dei contratti di concessione (mancato pagamento del dovuto alle scadenze, richiesta di applicazione di tariffe non dovute etc.)».
Un fatto che non era passato inosservato, tanto che l’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Tempera aveva contestato la stipula della seconda concessione (nel 2005) in tale situazione e senza che nel nuovo contratto fossero inserite idonee clausole di salvaguardia e tutela.
Per un certo periodo il Comune aquilano è rimasto rimasto inerte lasciando la società a scavare sebbene la scadenza della concessione. «Inerti», continua l’avvocato, «anche la Regione e le altre amministrazioni interessate, alle richieste di intervento avanzate dall’Amministrazione separata anche in ordine alla verifica della regolarità delle operazioni di escavazione nel rispetto del piano cava».
Sarebbe inoltre mancato anche un controllo terzo, come spiega l’avvocato De Nardis: «la Regione Abruzzo dopo aver proceduto al rilascio delle specifiche autorizzazione non è in grado di procedere a controlli sul rispetto delle stesse e, quindi, tutto è rimesso alle perizie fatte elaborare dai cavatori ai propri tecnici di fiducia».

«IL COMUNE SI OCCUPI DEL PROPRIO DEMANIO»
Per altro alla richiesta di sequestro si è giunti, come ultima ratio, dopo che ogni ipotesi di definizione della vicenda formulata dal Comune all’Inerti Aquilana era caduta nel vuoto; essendo la pubblica amministrazione ben conscia delle conseguenze derivanti dalla chiusura di un’attività estrattiva.
Il sequestro secondo l’avvocato De Nardis «darà anche modo di verificare liberamente e senza ostacoli di sorta lo stato dell’attività estrattiva, il rispetto delle convenzioni, la quantità del materiale effettivamente estratto, la presenza di eventuali anomalie etc. etc.».
Insomma adesso si potrà andare a verificare quanto materiale sia stato estratto, se sono stati rispettati i limiti e se si sia lavorato adeguatamente.
«Si confida che il Comune di L’Aquila, dopo anni di inerzia e eccessiva tolleranza, ricominci ad amministrare il vastissimo demanio civico di cui è titolare nel pieno rispetto delle norme in materia, adibendo idoneo ed efficiente personale al controllo effettivo del territorio, oltre che amministrativo-burocratico, e delle numerose cave ivi insistenti», chiude il legale.
La causa va avanti e la prossima udienza si terrà il 9 dicembre 2013.

LA SOCIETA’: «OPERIAMO LEGITTIMAMENTE» E ANNUNCIA QUERELE
La società replica alle affermazioni dell’avvocato  e puntualizza che la stessa «opera legittimamente, nel pieno rispetto della vigente normativa, sulla base di tutti gli atti e di tutte le concessioni amministrative rilasciate dalle Autorità preposte  Regione Abruzzo e Comune di L'Aquila. Ciò è tanto vero che quest’ultimo, avvedutosi di quanto sopra ha, tramite il proprio legale, rinunciato alla richiesta di sequestro, in quanto assolutamente esorbitante e sproporzionata. In ogni caso ad oggi non è stato notificato nessun provvedimento di sequestro che, se fosse vero», va avanti la società, «lascerebbe interdetti, di cui qualcuno dovrà assumersene la responsabilità, sia sotto il profilo del danno economico, del lavoro per tutti i dipendenti che si troverebbero senza emolumenti e della collettività posto che il Comune di L'Aquila percepisce dei canoni per l'attività' estrattiva.  Si precisa, infine, che la Inerti Aquilana s.r.l. ha dato mandato ai propri legali per proporre querela al fine di verificare l'esistenza di eventuali ipotesi di reato dei soggetti coinvolti».