DEBITO PUBBLICO

Ater Pescara, rischio default causa Imu

Chiesta la rateizzazione del debito ma il Comune nicchia

Redazione PdN

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Ater Pescara, rischio default causa Imu




ABRUZZO. Da una parte toglie all’Ater e da un’altra concede sempre all’Ater: il Comune di Pescara come un Giano bifronte? E’ quasi incomprensibile l’insistenza con cui a Pescara  l’amministrazione comunale insiste a far pagare senza dilazioni l’Imu alle case popolari, mettendone a grave rischio le casse dell’Ente, e dall’altra concede finanziamenti per il risanamento delle stesse case popolari.
Il problema sembra quello della mancata disponibilità ad ascoltare le ragioni dell’Ater per trovare una soluzione temporanea in attesa delle decisioni nazionali su questo contenzioso che riguarda tutte le case popolari italiane.
Di fatto, per il momento, è solo certo che l’Ater incontra enormi difficoltà finanziarie che potrebbero, senza interventi normativi adeguati, comprometterne stabilmente l’equilibrio finanziario.
«Dopo il mio insediamento quale commissario (agosto 2009) – spiega Paolo Costanzi - con azioni di riduzione di tutti i costi comprimibili, non volendo licenziare nessuno (costi del personale quasi 1,9 milioni cioè oltre il 50%), nel 2011 ho approvato un rendiconto sostanzialmente in pareggio».
 Poi all’improvviso è arrivata l’Imu, imposta anche alle Case popolari, prima escluse per l’Ici. Nonostante ciò, pochi Comuni hanno applicato l’aliquota prima casa. Ciò ha comportato per l’Ater di Pescara un costo da Imu pari a 1.174.000 euro (più del 30% dei ricavi, non degli utili), dei quali 1,1 mln circa a favore del solo comune di Pescara ove insiste il 90% degli immobili. 

«Molte Ater hanno fatto ricorso al Tar – continua il commissario Costanzi – ma i giudici hanno detto che la decisione su quanto pagare è in mano ai Comuni. L’Ater di Pescara non avendo questa liquidità, ha fatto istanza di rateizzazione del debito, negata dal Comune e intanto ha pagato oltre 200 mila euro a giugno ed ha cominciato a pagare oltre 13 mila euro al mese da dicembre. Cioè agendo nel limite di quello che può fare, visto che le entrate sono fisse e i canoni li decide la Regione’.
Non ha poi avuto successo un tentativo con il giudice tributario per farsi riconoscere il diritto di poter rateizzare il debito ed ora la situazione si è fatta drammatica.
«Per evitare le sanzioni che il Comune vuole applicare (30% pari a oltre 300 mila euro) – continua il commissario Costanzi- possiamo solo effettuare il ravvedimento operoso con una maggiorazione del 3,75%. Ma per fare questo, e qui sta l’assurdo, dobbiamo contrarre un debito con una banca oppure con il tesoriere. Quale può essere il pericolo? Che l’Ater non trovi questi soldi e incappi in un “default” largamente annunciato e comunicato in tutte le sedi, nel silenzio di tutte le istituzioni che dovrebbero quantomeno cercare di capire cosa stia succedendo. Ma il rischio maggiore sembra essere quello per il personale a rischio esubero per le poche risorse disponibili. Ovviamente, se questo dovesse accadere, non mi vedrebbe protagonista – conclude Costanzi - non si può arrivare a tali conseguenze avendo una soluzione di buon senso alla portata di tutti, cioè quella di accettare il pagamento rateale del debito tributario vista la reale difficoltà economica e finanziaria dell’Ater».
 Proprio mentre il Comune finanzia il recupero delle case popolari in considerazione dell’accertata difficoltà dell’Ente.