SANITA'

Chieti, la GdF indaga su un appalto della Asl

C’è un esposto sulla gestione degli impianti tecnologici

Redazione PdN

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La caserma della gdf



CHIETI. Prima l’esposto di una ditta esclusa dall’appalto, poi il sequestro delle delibere da parte della GdF di Chieti.
Trema la Asl di Chieti in attesa delle conclusioni dell’indagine sull’appalto per la gestione degli impianti tecnologici.
Secondo alcuni funzionari dell’azienda sanitaria, chi ha firmato l’esposto potrebbe però essere persona diversa da chi ha o aveva reale interesse in quei lavori magari  qualche imprenditore più grande che già gravitava attorno alla Asl per precedenti appalti prima dell’unificazione di Chieti con Lanciano e Vasto.
In pratica l’esposto molto dettagliato che ha dato origine al sequestro potrebbe essere un episodio della guerra scatenata dalle ditte locali che lavorano per la sanità e che mal digeriscono il fatto di essere estromesse da imprenditori di altre regioni. Oppure – visti i dettagli della segnalazione - potrebbe essere la vendetta di qualche funzionario estromesso dalla gestione dell’appalto. 

L’esposto mette sotto accusa la delibera n° 2026 del dicembre 2012 con la quale alla Tecnosanità di Brescia, dopo l’aggiudicazione dell’appalto, sono stati concessi «in estensione» altri lavori per 516 mila euro «stante la loro urgenza ed indifferibilità». Secondo il ricorrente, la Asl aveva affidato alla ditta vincitrice il «servizio di gestione e manutenzione degli impianti tecnologici per gli edifici adibiti ad uso sanitario», il tutto a tariffe Consip, cioè al prezzo indicato a livello nazionale e quindi senza nessuna discrezionalità da parte della Asl.
Il servizio prevedeva l’assistenza degli impianti elettrici, l’antincendio, la climatizzazione, gli impianti idrici e sanitari e tutto quello che riguarda la sicurezza degli ospedali. Successivamente però – e questa è la contestazione – la Asl ha commissionato una decina di interventi negli ospedali della Asl per un totale di 516 mila euro per l’urgenza di questi lavori, mentre secondo il ricorso questa estensione «abbondante» dell’appalto è un escamotage per non invitare altre ditte che ne avevano diritto, secondo il Codice degli appalti pubblici.
 Dunque il punto nodale di tutta la vicenda è proprio quello di verificare se le indicazioni documentate dall’esposto sono fondate o no, se cioè la Asl doveva bandire una nuova gara o attingere da un elenco di imprese di fiducia. 

Su questo aspetto, per quanto riesce a filtrare dalla Asl, i responsabili del settore tecnico, il direttore amministrativo e tutti quelli che hanno firmato le delibere sequestrate sono tranquilli: i documenti sotto la lente della GdF sarebbero «ben fatti» dal punto di vista formale.
L’esposto però punta il dito non sugli aspetti formali ma sul metodo dell’affidamento diretto con un’estensione così importante. Di qui la necessità di un approfondimento di tutta la vicenda. Il che avverrà se la Procura della Repubblica deciderà che c’è il fumus di un possibile comportamento da censurare, quando sarà terminata l’indagine della GdF. Senza escludere che un impulso al chiarimento di tutta la vicenda – e di altre similari - possa venire proprio dal fatto che la Regione vuole vedere chiaro sui dati dell’aumento delle spese per “beni e servizi”.
Infatti l’assessorato regionale alla sanità, in vista del prossimo tavolo di monitoraggio romano ha lanciato l’allarme per queste spese che crescono ed ha messo sotto pressione le strutture amministrative delle Asl di Chieti e L’Aquila.

Sebastiano Calella