IL PORTO DELLE SABBIE

Porto Pescara: operatori commerciali contro il dragaggio: «nessuna imbarcazione riuscirà ad entrare»

«Per passare si dovrebbe passare sulla sabbia»

Redazione PdN

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Porto Pescara: operatori commerciali contro il dragaggio: «nessuna imbarcazione riuscirà ad entrare»

PESCARA. Non c’è pace per i lavori di dragaggio.
Dopo la lunga attesa e i ritardi adesso gli operatori commerciali del porto di Pescara contestano i lavori promossi dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che sono in corso in questo periodo e riguardano il dragaggio dei sedimenti nell'area della canaletta di accesso al porto canale e la darsena commerciale.
Gli operatori, che sono venuti a conoscenza di una planimetria sui lavori in questione finora mai vista, ritengono che questi lavori non consentiranno alle navi di tornare al porto di Pescara perche' per arrivare nel bacino di evoluzione (ad una profondita' prevista di 6 metri) tra le due banchine, si dovrebbe passare sulla sabbia (in un punto dove i fondali previsti sono pari a 3,5 metri).
Questi, hanno detto oggi in conferenza stampa il pilota Leonardo Costagliola, Gianni Leardi, Marco Santori e Sabatino Di Properzio, «sono fondali per pescherecci, e le navi non entrano».
Una vera e propria beffa, hanno ribadito, «nonostante la spesa di 15 milioni di euro. Sarebbe un fatto gravissimo con responsabilità enormi da parte di tutti gli amministratori e della Direzione Marittima di Pescara. Navi commerciali e linee passeggeri non potranno nemmeno per il prossimo anno ormeggiare sulle banchine ormai ridotte a deposito di detriti»
Chiedono quindi di spostare il bacino di evoluzione e di modificare la profondità dei fondali (portandola a sei metri) nella zona che le imbarcazioni devono percorrere per arrivare a quest'area di manovra. Sollecitano poi un incontro con i responsabili del dragaggio per illustrare tutte queste criticita' di cui, a quanto pare, non era a conoscenza neppure la Capitaneria di porto, che sarebbe gia' intervenuta per chiedere chiarimenti. Alle istituzioni, poi, si chiede di intervenire perche' si rischia di «buttare a mare soldi pubblici».
«Noi vogliamo chiarezza», hanno aggiunto, «su una faccenda che ormai si prolunga da troppo tempo e che rischia di far saltare numerose poltrone, poiché qualcuno deve assumersi delle responsabilità se dopo tre anni siamo ancora qui a chiederci se il porto di Pescara potrà essere di nuovo operativo».