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UdA, lite Cus-università sui debiti non riconosciuti

Un verbale contestato fa saltare la Commissione paritetica

Redazione PdN

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UdA, lite Cus-università sui debiti non riconosciuti

La sede del Cus




CHIETI. Si tinge di giallo il contenzioso tra Cus Chieti ed Università per il riconoscimento delle spese milionarie che sarebbero state fatte per conto della d’Annunzio dalla struttura che istituzionalmente dovrebbe occuparsi solo di sport per gli studenti.
Ieri sera infatti la riunione del Comitato paritetico istituito per dirimere il contenzioso si è risolta in dieci minuti e con un nulla di fatto.
 Questo perché è stata ribadita la posizione dell’UdA e cioè che la Commissione deve occuparsi solo del rendiconto per il 2011 e 2012 e non delle 420 pagine di fatture e di delibere che il Cus ha presentato per ricostruire come è nato il suo credito verso la d’Annunzio.
A corroborare questa tesi è emerso un verbale del Comitato dello sport del 30 luglio scorso secondo il quale era stato deciso che la Commissione avrebbe dovuto esaminare solo questo periodo. 

E così Riccardo Palumbo, Stefano Civitarese (in collegamento dall’Inghilterra dove insegna per un anno) e Federico Briolini che rappresentano l’università hanno fatto muro contro la delegazione del Cus (presidente Mario Di Marco, avvocato Pierluigi Pennetta e Giampiero Delli Rocili, revisore dei conti) condividendo la tesi espressa anche recentemente dal rettore Carmine Di Ilio e dal dg Filippo Del Vecchio per limitare il controllo solo sugli ultimi due anni.
«Si è trattato di una presa in giro – commenta a caldo l’avvocato Pennetta – su quel verbale esiste un contenzioso perché non sarebbe stato approvato e se cosi fosse non avrebbe nessun valore. Tant’è vero che il presidente ha chiesto la deregistrazione di quell’incontro. Adesso valuteremo le decisioni da prendere».
 Più netta la posizione del presidente Cus: «La lettera di convocazione della Commissione paritetica parla di Convenzione e non di limite di due anni al controllo – spiega Mario Di Marco – ma vado oltre: se anche così fosse, e non lo è tanto che ho chiesto lo sbobinamento di quella riunione, la domanda a cui l’UdA non vuole rispondere è questa: chi ha “ordinato” al Cus di subentrare alla d’Annunzio per incombenze che toccavano all’università sopportando spese ingenti che ci hanno strangolato? Infatti non è arrivata nessuna risposta sulle 420 pagine di documenti presentati che certificano l’origine del debito. Su questo invierò una lettera aperta al rettore».

Sebastiano Calella