UNIVERSITA' E DEBITI

Abruzzo. Uda, un dossier di 400 pagine svela come l’Università si sia indebitata

Oggi al CdA il contratto con il direttore ed i debiti verso il Cus

Redazione PdN

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Abruzzo. Uda, un dossier di 400 pagine svela come l’Università si sia indebitata

Senato accademico

CHIETI. Si riunisce oggi in un clima molto teso il CdA della d’Annunzio, che non potrà non tener conto di due vicende che hanno arroventato il clima ai vertici dell’università.
E così, al di là delle normali pratiche previste all’odg, due grossi argomenti hanno fatto irruzione sulla scena degli organi collegiali accademici. Il primo è il fantasma della regolarità del contratto del dg Filippo Del Vecchio, il cui prolungamento di tre anni firmato a novembre dal rettore Carmine Di Ilio sarebbe nullo non essendo stato approvato a suo tempo dal CdA. Il problema è stato sollevato nello scorso Senato accademico da una dichiarazione di Goffredo De Carolis, rappresentante del personale, che poi è stata protocollata ed inviata via mail a tutti i Senatori. Il secondo problema è molto più di un fantasma e riguarda l’ingente debito della d’Annunzio nei confronti del Cus, il centro universitario sportivo, che per anni è stato utilizzato dall’Università come braccio operativo, al di là delle attività sportive, e che così ha dilapidato il suo patrimonio. Infatti i vertici UdA hanno sempre contrastato queste richieste, salvo la convenzione 25ennale sottoscritta all’epoca del dg Marco Napoleone, che ripianava una parte dei debiti e che di fatto riconosceva “l’uso” non istituzionale del Cus in varie attività di competenza UdA. Cambiata la gestione dell’Università, il partito di chi non vuole riconoscere questi debiti con il Cus si è rafforzato, anche se questo irrigidimento potrebbe essere la spia di una lotta interna ai vertici contro il rettore in carica o contro quello precedente. In realtà i documenti che PrimaDaNoi.it ha potuto consultare riguardano entrambi, ma non per questo la guerra interna è meno aspra. E così senza soldi il Cus ha licenziato quasi tutti i suoi dipendenti, ha ridotto notevolmente la sua attività e da 13 mesi i pochi addetti rimasti in servizio non percepiscono lo stipendio. Intanto i licenziati hanno attivato una serie di ricorsi al giudice del lavoro e minacciano di chiedere i danni proprio alla d’Annunzio. Ma se il problema della regolarità o meno del contratto del dg sta diventando un dibattito tra tecnici favorevoli e contrari, con il rettore che sostiene di aver agito regolarmente in forza dei poteri che gli concede lo Statuto, i debiti verso il Cus stanno diventando un incubo, quasi una situazione senza uscita.

UN DOSSIER DI 400 PAGINE ILLUSTRA LE RESPONSABILITÀ DELL’UDA
Tanto che su questa richiesta milionaria del Cus è stata chiamata a riunirsi nei giorni scorsi una commissione paritetica, formata dai professori Michele Palumbo, Stefano Civitarese e Federico Briolini (per l’UdA) e dall’avvocato Pierluigi Pennetta, dal presidente Cus Mario Di Marco e da Giampiero Delli Rocili, uno dei revisori dei conti del Cus. La commissione doveva esprimere un parere sulla richiesta milionaria per ripianare i debiti e la componente universitaria è partita dal presupposto che le richieste fossero infondate e magari un pò gonfiate. Infatti in questo contenzioso che da anni oppone Cus e vertici UdA era ricorrente la frase che i debiti erano inventati perché “non ci sono documenti che provano la fondatezza delle richieste”. A sorpresa invece è spuntato un dossier di oltre 400 pagine, composto da delibere, fatture, ordini di servizio, convenzioni Cus-Comune di Chieti per conto della d’Annunzio, l’avvio della facoltà di Scienze motorie, la partecipazione ai Giochi del Mediterraneo e ad Eurobasket ecc. ecc. che hanno sorpreso i tre commissari universitari visto il pieno coinvolgimento dei vertici UdA. Di qui il rinvio della riunione al 30 settembre per tentare una mediazione o una transazione, mentre all’interno dell’Università si rafforza il partito di chi vuole – un pò velleitariamente – chiudere il Cus per non pagare. “Ci siamo lasciati con l’impegno di rivederci il 30 prossimo – chiarisce l’avvocato Pennetta – in quella sede troveremo la quadra, se c’è la volontà di guardare la realtà dei documenti che abbiamo esibito. Nessuna guerra da parte del Cus, ma nemmeno l’atteggiamento della vittima designata”.

Sebastiano Calella