SEX FOR HOUSE

Concussione e violenza sessuale: arrestato assessore di Chieti

E' agli arresti domiciliari

Redazione PdN

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L'assessore Ivo D'Agostino

L'assessore Ivo D'Agostino



CHIETI. Avrebbe chiesto prestazioni sessuali in cambio dell'assegnazione di alloggi popolari: protagonista della vicenda l'assessore alla sanità, politiche della casa e protezione civile del Comune di Chieti, Ivo D'Agostino dell'Udc, posto agli arresti domiciliari dagli uomini della Squadra Mobile locale in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Chieti, Paolo Di Geronimo, su richiesta del pm Lucia Campo; l'uomo è accusato di concussione, tentata concussione e violenza sessuale.
D'Agostino, originario di Moscufo, 51 anni, è sposato e ha 4 figli.  E' diplomato e lavora come impiegato presso la ASL di Chieti. E' Consigliere Comunale dal 1993. Di Primio gli aveva affidato le deleghe alle Politiche della Casa; Protezione Civile; Igiene e Sanità; Viabilità, Traffico e Trasporti; Toponomastica.

Nelle ultime settimane l’assessore era finito nella bufera (per una vincenda totalmente diversa) ed erano state chieste anche le sue dimissioni  perché nell’ambito della Protezione Civile non avrebbe prodotto alcun documento preparatorio o un piano per le eventuali emergenze. Le dimissioni non sono arrivate.

Concussione e violenza sessuale: arrestato assessore di Chieti. «incontri negli uffici comunali»

5 DENUNCE E INCHIESTA LAMPO
A mettere nei guai seri l’assessore -futuro ex- sono state 5 donne individuate faticosamente dalla Squadra mobile di Chieti che ha indagato per circa un mese e mezzo.
La prima denuncia è arrivata il 6 giugno scorso da parte di una provata donna di origini cubane che ha per prima squarciato il velo sulle presunte violenze, minacce e sul mercimonio «casa in cambio di sesso» (Sex for house) come è stata denominata questa inchiesta.
Il racconto della donna è stato particolareggiato e pieno di indicazioni che gli investigatori hanno ritenuto molto utili per allargare il loro raggio d’azione sulle condotte di D’Agostino.
La donna ha raccontato di essersi recata negli uffici comunali e di essere stata dirottata da subito nell’ufficio dell’assessore dove il rapporto è stato subito informale e più che amichevole.
La Squadra mobile diretta da Francesco Costantini ha incontrato non poche difficoltà nel riuscire a instaurare un clima di fiducia con le vittime per riuscire a farsi raccontare particolari chiaramente intimi e osceni.
Dalle prime dichiarazioni i poliziotti si sono poi mossi per rintracciare le altre 4 donne che avrebbero subito violenza. Grazie alla mediazione della Caritas e del suo responsabile Marco Oliviero pian piano le straniere si sono fatte coraggio uscendo dal loro isolamento e dolore. Almeno una sarebbe stata in cura da uno psicologo in seguito alle violenze subite.
Alla fine a incastrare l’assessore sono state oltre la cubana, una polacca ed una rumena e altre due italiane tutte in precarie condizioni economiche, giovani madri con figli a carico, spesso senza lavoro.
I dati comuni tra le presunte vittime sono due: il loro profondo stato di estrema indigenza e necessità ed i loro racconti che sono simili per modalità e particolari.

«REATI ABIETTI E ODIOSI»
Anche il questore di Chieti, Filippo Barboso, intervenuto questa mattina in conferenza stampa ha puntato molto l’attenzione sulla qualità dei reati imputati all’assessore D’Agostino che deve rispondere di concussione, il reato in assoluto più odioso e grave per un pubblico ufficiale che, se associato alla violenza sessuale -tentata e consumata- chiarisce un quadro accusatorio molto pesante. In ipotesi il cumulo di pene può superare anche i 12 anni di reclusione.
I fatti contestati sono molti e in alcuni casi anche più di uno per vittima mentre le violenze consumate sono almeno due.
Gli investigatori hanno tracciato il profilo dell’amministratore pubblico come una persona fiera e sicura di sé, con una grande considerazione per il proprio ruolo e per le importanti competenze pubbliche. D’Agostino infatti è assessore alla sanità, alla viabilità, alla protezione civile e ovviamente alle politiche della casa.

TECNICHE DI APPROCCIO DIRETTE
Le sue tecniche di approccio risultavano, secondo gli inquirenti, spesso molto “dirette”, volte a carpire prima la fiducia delle giovani e sondandone la psicologia, facendo molto leva sulle difficoltà reali. Concedeva al primo incontro il proprio numero di telefono e invitava le donne sempre negli uffici comunali. In poco tempo l’amministratore arrivava al sodo e gli approcci erano sempre più insistenti fino a non lasciare alcun dubbio alle vittime sulle reali intenzioni.
Anche la sede dell’incontro era spesso deciso in base agli appuntamenti politici fissati in agenda.

INCONTRI E VIOLENZE NEGLI UFFICI COMUNALI
La cosa ancora più incredibile – hanno raccontato i poliziotti- è che gli incontri e le presunte violenze avvenivano tutte negli uffici comunali affidati all’assessore nelle varie sedi comunali centrali o di via Amendola o della scuola Antonelli.
Sembra che D’Agostino non usasse nemmeno chiudersi a chiave nelle stanze durante gli incontri che per gli investigatori è il sintomo che fosse molto sicuro e che magari avesse anche qualche complice o almeno nel suo stretto enturage la cosa fosse più che risaputa.
Le voci infatti incominciavano a girare e l’onda delle chiacchiere si allargava sempre più.

RISCONTRI OLTRE LE DENUNCE
Il pm Lucia Campo ha creduto molto alle parole messe a verbale dalle vittime tanto da chiedere al gip Paolo Di Geronimo gli arresti in carcere per l’assessore ma quest’ultimo ha concesso solo i domiciliari nonostante la gravità delle condotte denunciate. Tuttavia riscontri oltre le parole delle donne al momento non ci sono ma le indagini vanno avanti e proseguiranno con i rilievi tecnici su tabulati telefonici, spostamenti. Ora si confronteranno anche con la linea difensiva che l’assessore vorrà adottare non essendo stato ascoltato durante le indagini.
Intanto dalle prime battute sembra di capire che D’Agostino neghi su tutta la linea per cui la difesa sembra sarà di netta contrapposizione alle accuse delle donne.
Tra le testimonianze più forti, tuttavia, anche quella del responsabile Caritas che per primo avrebbe raccolto le confidenze ed i dolori delle extracomunitarie.
Nei prossimi giorni D’Agostino sarà ascoltato dal gip.

Alessandro Biancardi