SHINING LIGHT

Appalti Ater. «A Ganghetta ho dato 70 mila euro». Mazzette consegnate negli uffici della Regione

L’imprenditore costretto a pagare ma anche a riscuotere tangenti di altri

Redazione PdN

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Appalti Ater. «A Ganghetta ho dato 70 mila euro». Mazzette consegnate negli uffici della Regione

La lista delle tangenti




CHIETI. «A Marcello Lancia ho dato circa 70 mila euro in due anni»
Ha rivelato anche questo l’imprenditore Claudio D’Alessandro nel corso del suo interrogatorio fiume durato poco meno di una settimana davanti agli inquirenti pescaresi.
Le sue dichiarazioni hanno fatto scattare gli arresti, mercoledì scorso, di 6 persone nell'ambito di una inchiesta denominata "shining light".
Le cifre, le date, talvolta anche il luogo della consegna dei soldi destinati a Lancia, sono stati tutti annotati su un file recuperato dagli inquirenti dal nome ‘Ganghetta’, ovvero il soprannome dell’amministratore unico dell’Ater.
L’imprenditore ha cominciato a prendere nota di tutti i versamenti nel settembre 2010

IL 5% PER VINCERE L’APPALTO
Per lavorare per l’Ater di Chieti, ha svelato l’imprenditore, c’era almeno una percentuale del 5% sul costo dell’appalto che doveva scivolare in contanti in buste bianche ‘riservatissime’ o tra le pagine di un giornale da lasciare con nonchalance sulle scrivanie di quelli che contavano.
Destinatario finale? L’amministratore unico dell’Azienda chietina di edilizia residenziale, sostiene D’Alessandro.
I due si sono conosciuti nel 2010 a L’Aquila: in quella occasione il funzionario regionale gli avrebbe prospettato («e quindi lo aveva indotto a», annota il gip Luca De Ninis) le erogazioni di danaro in suo favore in cambio dell'aggiudicazione di un futuro appalto di lavori di manutenzione straordinaria di una palazzina popolare bandita nella fase post-terremoto.
Mazzette che, in parole povere, avrebbe garantito la vittoria di determinate gare, chiaramente pilotate grazie anche alla complicità di altre ditte (riconducibili o meno ai D’Alessandro) che si dichiaravano interessate a partecipare alla gara. In realtà venivano utilizzate come ‘riempitivo’ degli elenchi. Queste venivano invitate a presentare una offerta sebbene non interessate.
«Per l 'Ater Chieti le liste di ditte che io presentavo per le gare da turbare le presentavo al Marasco (Ernesto, dirigente dell’Ater di Chieti, ndr) ed al Faraone (Alessandro, geometra dell’Ater di Chieti, ndr)», ha raccontato l’imprenditore al pm, «che quindi erano consapevoli degli accordi di turbativa. Solo qualche volta le davo al Lancia personalmente».
Lancia sebbene non avesse immediati poteri di istruzione e di responsabilità sul singolo procedimento di gara (funzione questa svolta dal Marasco), secondo gli inquirenti aveva «un penetrante potere di direzione ed azione sull'agire dei pubblici ufficiali dell'ente». Insomma, sapeva come convincerli.
Il fine ultimo era quello di far vincere i D’Alessandro, anche grazie a precisi calcoli matematrici, scovati dagli uomini della forestale, su fogli excel. Vietato sbagliare: secondo la procura (e l’imprenditore ha confermato) era proprio D’Alessandro a occuparsi personalmente e materialmente (in accordo con le ditte che si prestavano) di confezionare i ribassi offerti
I calcoli venivano predisposti accuratamente con la precisa attenzione di non eccedere con un ribasso che automaticamente sarebbe stato scartato perché ritenuto ‘anomalo’.


TANGENTI TUTTE PER LANCIA
Le tangenti, sostiene ancora l’imprenditore, «erano sempre ad esclusivo beneficio del Lancia Marcello», con il quale aveva pianificato i termini dell'accordo illecito.
La consegna del denaro avveniva ai caselli autostradali, a Città S. Angelo, presso il Motel Amico, presso la sede dell'ufficio di D'Alessandro in Via Vespucci a Pescara, presso l' ufficio Ater di Chieti.
Ma le mazzette a volte veniva consegnate anche negli uffici gli Uffici della Regione Abruzzo.
E poi ancora a Sulmona, a Roseto, a Pineto, a Bussi. D’Alessandro dopo la consegna annotava tutto sul Blackberry. Gli uomini della forestale hanno verificato i telepass ma anche i tabulati telefonici: i luoghi e le date annotate corrispondono con i reali spostamenti dei protagonisti.

«MI MANDA LANCIA»
D'Alessandro ha raccontato anche di essere stato utilizzato da Lancia anche come esattore di tangenti erogate da terzi imprenditori, ottenute nel suo interesse con la complicità di Marasco e Faraone che gli sollecitavano "i ritiri" a beneficio dell'Amministratore Unico dell'Ente.
«In diverse occasioni effettuavo dei "ritiri" di tangenti che mi chiedeva di fare Lancia. Il presidente infatti mi diceva: chiedi al Faraone che si deve far dare il 5% dell'importo dei lavori aggiudicati alla ditta (di cui non ricordo il nome) che svolge la manutenzione ordinaria nella zona di Francavilla-Ortona. Il Faraone eseguiva la mia indicazione: si faceva dare i soldi che poi mi consegnava ed io riconsegnavo a mia volta all'ultimo destinatario, ovvero il Lancia, seguendo i suoi ordini».

I MOBILI PAGATI A FARAONE
Faraone e Marasco, anche loro arrestati due giorni fa, secondo D’Alessandro non avrebbero ricevuto da lui dazioni a titolo di beneficio proprio e personale ma si erano, a suo dire, solo occupati di acquisire le somme di danaro che poi avrebbero riversato a Lancia, in una fase successiva.
Una volta, però, D’Alessandro ricorda di aver pagato dei mobili per Faraone (una porta blindata o dei pezzi di cucina) per il valore di 1.800 euro. «Me lo chiese il Faraone perché come impresa avevo prezzi più vantaggiosi, forse, ed io comunque pagai la fattura della spesa. Non ho mai ricevuto indietro lo provvista della spesa suddetta. Almeno per il momento».
Anche in questo caso le dichiarazioni di D'Alessandro sono state riscontrate sia da dati di intercettazione telefonica sia da documentazione contabile.

Per competenza l'inchiesta passerà alla procura di Chieti.
Alessandra Lotti