SHINING LIGHT

Appalti truccati all’Aca: le tangenti all’Orso marsicano avvolte nel giornale

D’Alessandro segnava tutto nella lista per evitare di pagare due volte

Redazione PdN

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Appalti truccati all’Aca: le tangenti all’Orso marsicano avvolte nel giornale
PESCARA. Pm Mantini: «e chi è “Orso Marsicano” invece?»

Claudio D 'Alessandro: «il presidente»
Pm Mantini: «che si chiama?»
D 'Alessandro: «si chiama Ezio Di Cristoforo»

Iniziano così i guai per il presidente dell’Aca dal 2009, arrestato ieri insieme ad altre quattro persone nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘Shining light’ (luce splendente).
Inizia così la lunga deposizione dell’imprenditore Claudio D’Alessandro che riferisce molte cose sulle tangenti pagate ad Ezio Di Cristoforo.
La Forestale nel corso dell’indagine aveva già trovato il file “pagamenti per contantanti” (con un chiaro errore di battitura) nel quale c’erano riferimenti anche ad appalti delle fognature gestite dall’Aca.
D’Alessandro a verbale racconta che dopo la conclusione del primo appalto (che la "sua" impresa Edilpescara srl si era aggiudicata nel 2010, con modalità regolari), si era avviata «una interlocuzione illecita» con il presidente Aca spa che pretese una tangente del 6% dell’importo totale dell’appalto.
Così Di Cristoforo alla fine del 2010, e quindi in fase di ultimazione dei lavori aggiudicati regolarmente, gli aveva detto che per ottenere l'appalto successivo (manutenzione straordinaria fogne Pescara) poteva «dargli una mano», cioè fargli vincere la gara, con una azione di condizionamento del responsabile del procedimento, Bartolomeo Di Giovanni.

Secondo la confessione dell’imprenditore, Di Cristoforo avrebbe scelto personalmente le modalità del condizionamento della procedura ristretta avendo sollecitato la segnalazione di una serie di ditte da
invitare (quindi di soggetti giuridici compiacenti e disponibili a far conoscere al D'Alessandro il ribasso della offerta presentata). Il resto lo avrebbe fatto Di Giovanni.
Detto fatto, in cambio Di Cristoforo avrebbe chiesto «plurime erogazioni economiche» quantificate in poco più di 50mila euro anche se la dazione più pesante sui lavori per il 2013-2014 di circa 48mila euro D’Alessandro non l’ha potuta versare causa arresti precedenti.
Così per il 2010, 2011, 2012 le ditte di D’Alessandro si aggiudicano lavori per la manutenzione per 1,6 mln di euro grazie alla “fattiva collaborazione” dei dirigenti dell’Aca, Bartolomeo di Giovanni e Lorenzo Livello.

«VOGLIO LA PERCENTUALE ALTRIMENTI CAMBIO DITTA»

D’Alessandro ha collaborato con gli inquirenti: ha ricostruito il sistema di tangenti nel corso di almeno cinque incontri con gli investigatori. Il risultato? Un verbale di quasi 500 pagine. L’imprenditore è stato indotto a parlare dalla mole di prove già raccolte con la speranza che un pieno ravvedimento possa aiutarlo in un futuro processo. E non sono mancate intimidazioni, ha raccontato lui stesso, quando la notizia di una sua confessione ha cominciato a circolare: minacce anonime sono state fatte via telefono alla mamma, malata di cuore, che poi è stata ricoverata in ospedale.

LE TANGENTI NEI GIORNALI

Ispettore Nonni: «in quale punto esattamente vi siete incontrati?»
D'Alessandro: « ... io andavo all'ufficio suo, gli mettevo o dentro a un giornale o dentro una cosa ... glielo posavo sulla scrivania e me ne andavo!»
Ispettore Nonni: « ... alla sua presenza?»
D'Alessandro: « ... si, sii»
Pm: « ... e poi lo appuntava! Le appuntava lei nel suo computer? Come funzionava questo sistema?»
Uomo: « ... alla presenza di Di Cristoforo. .. »
D'Alessandro: « ... si, si!»
Pm: «c'era solo lui quando consegnava questo denaro?»
D'Alessandro: « ... la segretaria fuori, entravo e poi c'era lui»
Pm.: « ... la segretaria però non assisteva a questa ...»
D'Alessandro: « .. . no, no, chiudeva la porta!»
Pm.: « ... mh ... »
Uomo: « ... cioè, lei mi scusi, li metteva nel giornale, giornale che parlava lei?»
D'Alessandro: « ... si!»
Uomo: « ... e poi lasciava il giornale sulla scrivania sua?»
D'Alessandro: « ... si!»
Uomo: « ... ma la segretaria la vedeva entrare con qualcosa? Un giornale, con ... »
D'Alessandro: « ... si!»
Pm.: « ... ascolti un attimo, quindi lei poi lo segnava su questo appunto, questo foglio ... cioè
non so neanche, questo foglio ... questo file elettronico ... »
D'Alessandro: « ... sì»
Pm.:« .. segnava sempre, tutte le volte che uova dei soldi, oppure no?»
D'Alessandro: «a volte no»





«MEGLIO SEGNARE TUTTO PER NON PAGARE PIU’ VOLTE»

Pm. : « ... allora, l'altra volta a mia domanda ... no? Si ricorda? lo ho detto scusi ma perché segnava tutto quello che ... (incomprensibile) quasi maniacale ... e lei mi rispose, perché altrimenti rischiavo di dover pagare più volte ... »
D'Alessandro: « ... esatto!»
Pm.: « ... la stessa cifra!»
D'Alessandro: « ... esatto!»
Pm.: « ... eh, oggi però lei sta dicendo che in realtà a volte era lei che diciamo, cercava .. . »
D'Alessandro: « ... mettevo qualche segnata in più per .. per arrivare ... »
Pm.: « ... cercare ... incomprensibile ... »
D'Alessandro: « ... prima all'importo della percentuale! Si. .. »
Pm.: « ... e qualche volta gli è andata bene? Oppure qualche volta... »
D'Alessandro: « ... andava bene!»
Pm.: « ... spesso andava bene»
D'Alessandro : « ... Sì»


DI CRISTOFORO RISCHIA DI LASCIARE... DUNQUE RADDOPPIA

Perché per il 2013 la gara fu biennale, chiede il pm.
«Questo per me», spiega D’Alessandro, «sarebbe stato una sorta di doppio incarico cioè lui mi diceva “fai come la formica, attrezzati per racimolare i soldi in tempo perché è vero che gli importi dovuti sono maggiori ma anche maggiore è l'importo dei lavori appaltati. (…) Fu la prima volta che si era svolta una gara biennale. Ho pensato che ciò poteva essere programmato perché vi erano voci che il Di Cristoforo non venisse riconfermato dalla politica all'interno dell 'ACA spa anche se poi a settembre lui venne mantenuto presso l 'Ente».


Dal verbale di Claudio D’Alessandro:

 


«Quando le dico "promessa" voglio significare che io come di consueto ho dovuto subire il ricatto dell’impegno alla dazione del denaro, che ho come sopra specificato, perché altrimenti non mi aggiudicavo la gara. Questo era ben chiaro tra me ed il Di Cristoforo e lui mi aveva detto senza mezzi termini "se mi riconosci queste percentuali è bene altrimenti io cambio ditta, e non ti faccio entrare neanche dalla porta" con ciò intendendo che non solo non avrei più lavorato ma che avrebbe trovato altri poveracci come me che avrebbero pagato ciò che lui chiedeva, facendomi capire che questo era il sistema ovvero il modo per l'aggiudicazione delle gare. (…) Ciò me lo ha detto in ufficio, anche a brutto muso ed a voce alta. In genere lui mi parlava nella sua stanza o comunque nell'androne antecedente all’'ascensore.(…) Tale affermazione testuale, ovvero quella che ho riferito sopra, si riferisce all’anno fine 2011. Si stava infatti preparando la gara per il 2012 e il Di Cristoforo era arrabbiato perché dopo l'aggiudicazione voleva l'intero importo preteso (ovvero i 26mila euro ed altro preteso come ho detto prima) e mi aveva rimproverato del fatto che nel 2011 io invece, per mie difficoltà personali avevo un po' allungato i tempi, cioe' non avevo pagato, come invece lui pretendeva, entro un paio di mesi dall'aggiudicazione (…) e lui dava pure queste condizioni, dice, nel senso: mò ti libero qualche pagamento, però preparami che mi devi ancora corrispondere quello!!. .. degli accordi che avevamo!!! ...»


In realtà la confessione non fa che chiarire meglio quanto gli investigatori avevano già appreso dalle intercettazioni.
Infatti nei colloqui erano state trascritte alcune conversazioni criptiche le quali fanno riferimento ad un incontro che proprio l’imprenditore doveva tenere «ai colli» con «il capo supremo» e la cosa sembrava di vitale importanza. Il colloquio è con la segretaria di una delle ditte controllate da D’Alessandro.
Il giorno prestabilito la Forestale vede entrare D’Alessandro all’Aca.
A corroborare le deduzioni che l'incontro fose in realtà dovuto alla consegna dei contanti ci sono anche altre testimonianze della segretaria e del fratello di Claudio, Antonio D’Alessandro.
Gli investigatori hanno poi trovato corrispondenza tra le date delle dazioni imputate a “Orso Marsicano” con i tabulati telefonici che indicano molti contatti nel periodo della consegna dei contanti.
E se non dovesse bastare gli investigatori hanno voluto essere più che certi controllando gli accessi di D’Alessandro alla sua cassetta di sicurezza tenuta alla Tercas di Pescara di via Conte di Ruvo: tutto sembra combaciare.
Anche i files che l’imprenditore utilizzava per avere memoria del nero versato e poi ritirato combaciano con i dati della banca che traccia l’accesso alla cassetta.
Tra gli allegati all’ordinanza di custodia cautelare vi sono anche le ricevute dei telepass dell’auto di D’Alessandro che si incastrano perfettamente con i luoghi indicati nel file per le consegne e che raccontano una storia fin troppo ordinaria corruzione.

Alessandro Biancardi