SANITA'

Abruzzo. Villa Pini, ecco il nuovo piano industriale di De Nicola

Parte oggi il confronto con i sindacati. Possibili 83 licenziamenti

Redazione PdN

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Carmine De Nicola

Carmine De Nicola

 



CHIETI. Ci siamo. Dopo le prove libere dei giorni scorsi, sul circuito di Villa Pini parte stamattina il confronto vero Policlinico S. Maria de’ Criptis - sindacati sul nuovo piano industriale della clinica.
In pole position il documento con cui la futura proprietà indica i progetti che ha in programma di realizzare a Villa Pini, dietro - ad inseguire - tutte le sigle sindacali dei dipendenti. Infatti il piano molto atteso è arrivato ed il semaforo verde del confronto previsto dalla legge scatterà alle 9 di stamattina. Ma già ieri - dopo una prima lettura del testo anticipato via fax - i primi commenti unanimi dei sindacati fanno capire che la gara di oggi non sarà questione di pneumatici, ma delle molte curve di questo circuito, dove le perplessità sono più numerose dei rettilinei. Il che renderà difficili i sorpassi.
In poco più di una pagina, la proposta della nuova società parte dalla «scelta condivisibile di mantenere la continuità delle prestazioni», tenendo però conto della la nuova realtà economica con cui confrontarsi, cioè «il taglio del 20% del budget regionale a cui si è aggiunto un altro meno 10 % in meno di posti letto».
 Il che determinerà «un’oggettiva diminuzione degli occupati», anche se il numero dei dipendenti potrà aumentare nel 2014, pescando negli elenchi originari degli occupati e dei cassintegrati. 


Però c’è l’impegno di «ottimizzare» le risorse e di «mantenere inalterato l’attuale livello degli accreditamenti ed il volume delle utenze, anzi di incrementarlo». E in attesa dei dati reali sulla forza lavoro attualmente occupata, «nella prima fase della ripartenza si ipotizza l’impiego di 400 unità».
 Poi c’è l’invito ad una «serena disamina di tutti gli aspetti sulla regolamentazione dei rapporti di lavoro, inclusi il patto di prova e l’esclusione del vincolo di solidarietà per l’aggiudicataria».


 Non senza aggiungere (in realtà questo è il primo punto) che il contratto con il curatore per l’acquisto definitivo della clinica sarà firmato il 30 luglio, mentre l’operatività per la nuova società ci sarà in data da concordare e comunque prima del 10 settembre prossimo.
In verità a 20 giorni dall’asta i sindacati attendevano un programma un pò più corposo e più aderente alla realtà «effettuale» delle attività assistenziali presenti a Villa Pini. Insomma quello che risalta ad una lettura rapida è che i contenuti di questo piano industriale sembrano diversi dalle dichiarazioni sui grandi progetti indicati per «il rilancio» della clinica. Si ripete cioè lo schema del doppio canale di comunicazione, già segnalato nei giorni scorsi, che mette insieme posizioni diverse dei vari soci, forse non tutti ben addentro alle dinamiche reali del funzionamento di una struttura sanitaria.
Chiaramente toccherà ai sindacati discutere nel merito dei contenuti e valutare se il nuovo proprietario gioca volutamente al ribasso per contrattare eventuali adeguamenti in aumento del personale o se invece le contraddizioni che emergono sono frutto di una conoscenza superficiale di quello che già è successo a Villa Pini. Invocare oggi il taglio del 20% del budget e del 10% dei posti letto, può far supporre che qualcuno non sappia che questo è avvenuto già da molti mesi, tanto è vero che proprio per i tagli Petruzzi non ha completato l’assunzione dell’allegato A che conteneva l’elenco di tutti i dipendenti da ri-assumere.


 Ciò nonostante, in servizio ci sono 483 unità e ipotizzare con il pretesto dei tagli una loro drastica riduzione a 400, equivale ad un tentativo maldestro di far passare la volontà di licenziare. Resta incomprensibile infatti prevedere che con 400 dipendenti sarà mantenuto inalterato il livello delle attuali prestazioni, che già i dipendenti in servizio faticano ad assicurare in 483. Ma c’è di più: al punto finale del piano, c’è l’inserimento del periodo di prova per dipendenti che da anni tengono in piedi la clinica.
 Il che sembra più un pretesto per avere mano libera nei licenziamenti che un modo per perfezionare la qualità del lavoro prestato. Altro che «serena disamina» delle problematiche occupazionali: su questi punti i sindacati minacciano le barricate e coltivano fondate speranze di vittoria. Perché è vero che l’accordo con i sindacati, pur obbligatorio, non è vincolante. Ma è altrettanto vero – come la Cgil comunica attraverso il suo segretario regionale Carmine Ranieri - che proprio oggi si terrà una conferenza stampa all’Aquila per una sentenza che ha dato ragione a questo sindacato su una vicenda analoga. La Cgil - da sola - ha fatto ricorso e lo ha vinto contro il proprietario di Villa Letizia che non ha rispettato l’accordo sui dipendenti da assumere. Tradotto significa che il parere dei sindacati - soprattutto sui livelli occupazionali - è la road map che gli imprenditori debbono seguire. Senza scorciatoie e su ogni circuito.

Sebastiano Calella