L'APPROFONDIMENTO

Rifiuti. Chieti sporca, il grande bluff della raccolta differenziata

Città invasa da cassonetti abusivi su marciapiedi e strade

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

5233

RIFIUTI CHIETI




CHIETI. Cassonetti multicolori (ed abusivi) dei rifiuti: è questa la nuova immagine identitaria di Chieti.
Sono dovunque, tutti stracolmi e debordanti di immondizia: dai condomìni popolari ai palazzi più eleganti, dai vicoli del centro storico alle periferie estreme. E così se si spedisse una cartolina, mentre Pescara ha il Ponte sul mare, Chieti si riconoscerebbe da questi bidoni (il nome tecnico è “mastelli”), ormai inseriti stabilmente nel panorama urbano, ancorché del tutto abusivi. Di un abusivismo tollerato, mai sanzionato e mai tassato come occupazione di suolo pubblico. Eppure questi mastelli sono posizionati stabilmente sui marciapiedi e sulle strade. Comune inadempiente? Condomìni prepotenti? O semplicemente un piano per la raccolta “porta a porta” e destinato all’aumento della differenziata, ma che in pratica non ha funzionato e che ora si cerca di salvare gettando le colpe sui cittadini?

L’ASSESSORE: «TROPPI RIFIUTI IN VISTA PER COLPA DEI CITTADINI»
Alessandro Bevilacqua, assessore ai rifiuti, più volte interpellato ha sempre risposto che «la colpa» di questo spettacolo di inefficienza è dei cittadini poco rispettosi dei turni di conferimento, senza però mai intervenire dove i mastelli sono chiaramente insufficienti e senza mai modificare turni e orari per gettare l’immondizia che non sono agganciati alla realtà e/o alla conformazione dei palazzi.
Molti condomìni non hanno l’androne sul piano strada e per essere sicuri del ritiro «debbono» posizionare questi bidoni fuori sui marciapiedi, perché gli addetti ai rifiuti non scendono né salgono le scale di accesso. Altri palazzi invece non hanno spazio per i mastelli e così rischiano di dover conferire la propria immondizia nei bidoncini unifamiliari in uso alle abitazione singole. E così dove non entrano 4 mastelli, dovrebbero entrare 10-20 bidoncini da mettere in fila fuori sulla strada e da ritirare ogni mattina. Una gestione cervellotica che ha prodotto molti danni, ma anche qualche vantaggio politico.

PIÙ DIFFERENZIATA, MA IL COMUNE SPENDE COME PRIMA E LE BOLLETTE NON SCENDONO
Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, e Alessandro Bevilacqua, assessore ai rifiuti, però non si vantano mai di essere riusciti a cambiare l’arredo urbano e la stessa immagine della città, con queste macchie di colore dei bidoni gialli, marroni, verdi, grigi e bianchi che dovrebbero trovarsi al chiuso e che invece sono all’aperto. Forse provano imbarazzo a vantarsene perché questo restyling della città è un effetto collaterale non previsto della raccolta rifiuti “porta a porta” e per questo non hanno il coraggio di multare tutti questi cassonetti abusivi su strade e marciapiedi.
 Però non si capisce perché in questo caso, come in molti altri, non la colpa non viene addossata al centrosinistra, visto che questo tipo di raccolta dei rifiuti e l’appalto non sono farina del centrodestra. Ma probabilmente il silenzio conviene perché entrambi riescono a “spendere” politicamente bene il successo della raccolta differenziata, che ha superato il 60%.
 Peccato però che nelle tasche dei cittadini virtuosi non è arrivato nessun beneficio concreto, salvo una piccola, piccolissima diminuzione della Tarsu, annunciata anche con manifesti auto-celebrativi per l’aumento della raccolta differenziata. Ma – e qui sta il grande bluff, ai più sconosciuto - le casse comunali sono costrette a pagare quasi quanto prima per la gestione dei rifiuti urbani.
Infatti mentre con la vecchia gestione si pagavano 26 mila tonnellate di rifiuti che finivano in discarica, oggi di tonnellate ce ne sono solo 10 mila, ma la spesa per smaltirle in pratica equivale a quella precedente.
Conti sbagliati? Aumento delle tariffe in discarica? Macché: il Comune paga al gestore la “pulizia” dei rifiuti differenziati che spesso sono sporchi e non possono andare così in discarica. Il che fa lievitare la spesa e vanifica il vantaggio economico di avere meno rifiuti da smaltire.
 E’ difficile entrare nei meccanismi misteriosi per i quali un appalto fatto per risparmiare diventa oneroso come quello che si voleva migliorare. A quanto se ne sa, la “colpa” però non è dell’attuale gestore, ma dell’appalto che non ha previsto i comportamenti poco virtuosi dei cittadini. E così, per fare un altro esempio, i mastelli destinati alla raccolta dell’organico, in pratica non sono stati mai lavati.
Infatti il mancato rispetto dei giorni di conferimento fa sì che non sia possibile procedere al loro lavaggio ed alla disinfezione, perché i bidoni non sono mai vuoti. Mosconi, topi e batteri ringraziano: la loro grande abbuffata è il sintomo evidente del fallimento di questa raccolta, stando almeno ai rivoli appiccicosi che scolano dai coperchi e che sporcano le mani di chi conferisce i rifiuti umidi con il pericolo di trasmissione oro-fecale delle infezioni. Infatti l’altro capolavoro di questo sistema di raccolta è la mancanza del pedale per sollevare il coperchio dei mastelli: la legge infatti lo impone solo ai bidoni da 1100 litri e non a quelli in uso, da 250.

MAI APPLICATA AI CASSONETTI ABUSIVI LA TASSA DI OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO
In realtà molti cittadini protestano perché la raccolta così non va, perché non c’è stato nessun significativo vantaggio economico in bolletta – pur avendo la differenziata raggiunto livelli record – perché così Chieti appare sporca che più sporca non si può, e perché nessuno interviene sugli abusivi. Il modello di raccolta applicato con questo “porta a porta” prevede infatti che i mastelli siano posizionati nell’androne dei condomìni. Se messi fuori andrebbero “mascherati”. Ma intanto occupano i marciapiedi impedendo il passaggio, sottraggono posti al parcheggio delle auto e non pagano l’occupazione di suolo pubblico. Che sia assurdo far pagare ai cittadini le “stranezze” dell’appalto è fuori di dubbio. Ma proprio questa mancata sanzione è l’aspetto più scivoloso dal punto di vista legale per il sindaco, per l’assessore e per i Vigili urbani. C’è infatti un lungo carteggio uffici competenti - amministrazione comunale - comandante dei Vigili sull’obbligo di far pagare l’occupazione di suolo pubblico, come avviene per le impalcature dei lavori condominiali o per le bancarelle degli ambulanti. Ma nessuno si muove: in questo caso di sospensione di atti dovuti i Vigili sembrano aspettare l’ordine del sindaco, che però non arriva. E l’assessore Bevilacqua evita l’argomento, si affanna a dichiarare che tutto va bene e le guardie ambientali vanno a caccia solo di chi conferisce male o in giorni sbagliati. E così tutti addosso al cittadino, mentre la città e le casse comunali sono ostaggio dei cassonetti abusivi bianchi gialli e verdi. E non si ha il coraggio di ammettere che tutto quello che si vede in giro non è un bel biglietto da visita.

Sebastiano Calella

L’ASSESSORE:«CHIACCHIERE. NOI SIAMO BRAVI»
«La verità», dice l’assessore alla Raccolta Differenziata, Alessandro Bevilacqua, «è che per colpa di alcuni cittadini che risiedono anche nel Centro Storico e che credono di essere liberi e liberati dal rispetto di ogni regola civile, la Città paga il conto finale dell’inosservanza delle regole. E’ vero, il nuovo regolamento comunale prevede sanzioni a chi non osserva le regole ma il Sindaco e l’Assessore non hanno inteso mettere in piedi fino ad ora azioni sanzionatorie sperando in tal modo di portare il cittadino a comportarsi nel rispetto delle regole. Nonostante tutto, siamo riusciti a far abbassare del 5% la TARSU cosa non di poco conto per i cittadini ed al netto delle tante difficoltà economiche che siamo costretti a gestire in ragione della crisi finanziaria e dei conseguenti minori trasferimenti dallo Stato.
Noi preferiamo invece esercitare nei confronti del cittadino un’azione di convincimento affinchè vi sia un’interlocuzione cordiale tra amministratore ed amministrato.
Pensiamo che questa sia la politica da mettere in campo, cioè la politica del servizio al cittadino e non contro il cittadino.  Il resto sono chiacchiere che lasciamo a chi ha il bisogno di farle».

L'assessore molto critico neri confronti di chi riporta nulla dice sul problema non secondario dei costi che non scendono per il Comune.