AUTOPSIA DI UNA SENTENZA

Processo Housework. Il Comune di Pescara pagò biglietto aereo al figlio di D'Alfonso: ecco il documento

Anche su questo capo di imputazione il tribunale di primo grado ha assolto l'ex sindaco

Redazione PdN

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LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI

 


 
 
PESCARA. Peculato è il reato che compie il pubblico ufficiale che si appropria dell’oggetto di cui ha il possesso per la sua carica.
 
E’ peculato quando il sindaco si fa scorrazzare con l’auto del Comune per gli affari suoi, quando il dipendente utilizza il telefono per le chiamate personali, quando l’amministratore pubblico utilizza denaro dell'ente per acquisti privati o non inerenti la funzione istituzionale.
Persino il pubblico ufficiale che si porta a casa una penna del Comune commette reato benchè di lieve entità. In punta di diritto però non sposta il valore della cosa sottratta di cui ci si appropria.
Per questo in linea di principio il pm, Gennaro Varone, nel suo appello alla sentenza Housework, dedica alcune pagine ad una delle imputazioni mosse all’ex sindaco, Luciano D’Alfonso, quella di aver pagato il biglietto aereo del figlio con i soldi del Comune.
Un fatto accertato e provato nell’ambito del dibattimento con il documento che pubblichiamo per la prima volta e che non lascia dubbi sul fatto che le casse comunali abbiano sborsato almeno 50 euro (diritti di agenzia), una spesa affatto istituzionale e non dovuta che il tribunale non ha tuttavia considerato, assolvendo anche da questo (più che marginale)     capo di imputazione  D’Alfonso. Il dibattimento ha poi fatto insorgere ulteriori dubbi sul pagamento anche dell’intero biglietto
«La motivazione sul punto è inficiata da un errore di lettura di un documento», scrive Varone.

LE GRANE PRIMA DEI GIOCHI DEL MEDITERRANEO
La vicenda è quella della aggiudicazione dei Giochi del Mediterraneo e del viaggio nel 2005 fatto in Spagna dove si recò una nutrita delegazione di “vip” di Comune, Provincia e Regione.
C’era anche D’Alfonso ed il figlio Luca. L’accusa sostiene che il biglietto aereo per il volo del bambino fu indebitamente posto a carico del comune di Pescara, lo prova l’estratto conto della agenzia a cui si rivolse il Comune, la Work In Flight.
Dall’estratto conto n. 249 della Work In Flight, risulta che il Comune di Pescara abbia richiesto l’emissione di una serie di biglietti per il volo Roma-Barcellona.
D’Alfonso tuttavia rimanda per ben due volte il viaggio sia l’8 giugno 2005 e sia il 23 giugno e per ogni rinvio vengono addebitate 50 euro a biglietto per la pratica.
Nell’estratto conto del 23 viene addebitato il sovrapprezzo anche al biglietto di Luca D’Alfonso (50 euro) , biglietto che tuttavia non veniva menzionato in precedenza. 
«Cambio di data per Luca D’Alfonso rispetto a quale biglietto?», si domanda il pm, «per D’Alfonso Luca si annota, bensì, il pagamento del sovra-prezzo per un cambio di data, ma non l’emissione del biglietto. Eppure, il codice agenzia è sempre il medesimo, lo stesso che ricorre per tutti gli altri nomi compresi nel medesimo estratto conto: quello n. 2005/000489. Quindi, l’emissione dei precedenti biglietti per D’Alfonso Luca è stata intenzionalmente nascosta; per essere disvelata, fortuitamente, in occasione dell’annotazione dell’ultimo cambio di data (che ci si è dimenticati di cancellare); nel quale si addebita al comune il sovrapprezzo sul nuovo biglietto rilasciato a Luca D’Alfonso».


Il pm attraverso l’analisi delle bolle emesse dalla agenzia sostiene che vi siano dei falsi costi volti a coprire sotto altre voci il biglietto del figlio del sindaco.
Per il pm quando D’Alfonso (Luciano) esegue il terzo ulteriore cambio di data l’operatore avrebbe dimenticato di stralciare la posizione del figlio così lasciando in chiaro soltanto il sovrapprezzo di 50 euro.
Che i costi del biglietto fossero camuffati in un’altra voce lo ammette anche il titolare della agenzia che tra l’altro rilascia una attestazione "personale" non fiscale, pure questa  giudicata «anomala».
«Il teste Di Battista (udienza dell’8/10/2012)», scrive il pm, «ha dichiarato essere stato lui ad eseguire il pagamento per conto del sindaco, la mattina della partenza del D’Alfonso (dunque, la mattina del 30 giugno 2005). Ma, a questo punto, non si vede perché la ricevuta, riporti la data del 29, anziché del 30».
Il titolare dell’agenzia Andrea Spagnuolo, sentito in dibattimento, ha spiegato che l’importo “Servizi Organizzativi” nasconde quello di alcuni biglietti di volo (il Tribunale ne dà atto a pagina 273 della sentenza). 


Il 19 settembre 2011  il pm chiede : «Quindi, diciamo, questa voce "servizi organizzativi" incorpora i servizi organizzativi veri e propri, più il costo di qualche altro biglietto?»
Il teste risponde: «Sì, sì».
Non essendo stato messo in discussione il testimone per falsa testimonianza, l’ammissione è prova giuridicamente piena e regolare. Inoltre secondo il pm il tribunale sarebbe incorso in un errore di calcolo sul rimborso.
«Il Tribunale incorre, nel loro esame, in un errore di fatto. Infatti, nel calcolare gli importi che l’Agenzia fattura al Comune, vi aggiunge, il 70% di quello dei voli annullati.  Sul punto il Tribunale afferma che al Comune sarebbero state richieste cifre “pari all’entità dei rimborsi, vale a dire il 70% della tariffa e le tasse per intero” Ma non è così. L’Agenzia di fatto rimborsa il 70% della tariffa al Comune e ne trattiene il 30. L’Agenzia addebita al Comune la differenza tra il costo (100%) sostenuto per acquistare biglietti (poi annullati) ed il rimborso (70%) che può ottenere dalla Compagnia Aerea. Il 30%, non il 70%».
Riassumendo: il documento prova che almeno 50 euro del biglietto del figlio del sindaco sono stati pagati con i soldi del Comune; il testimone ammette che sotto la voce “servizi organizzativi” si nasconde il costo di almeno un altro biglietto.
Il tribunale assolve.


a.b.

PROCESSO HOUSEWORK. ESTRATTO CONTO AGENZIA VOLI ALMERIA 2005