A PROCESSO

Aca. Inchiesta ‘storni selvaggi’, rinviato a giudizio Di Cristoforo

Processo anche per Gennari e D’Orazio

Redazione PdN

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Ezio Di Cristoforo

Ezio Di Cristoforo

 



PESCARA. Resta in piedi solo l’abuso d’ufficio, cadono il furto, il falso e la truffa.
Il gup del Tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, ieri mattina ha rinviato a giudizio il presidente dell'Aca, Ezio Di Cristoforo. Stessa sorte anche per il responsabile dell'ufficio commerciale dell'Azienda e consigliere provinciale del Pd Giancarlo Gennari e il ristoratore Gianfranco D'Orazio.
E’ quello che rimane della maxi inchiesta nota come ‘storni selvaggi’ che creò scalpore in quanto nel mirino dell'accusa (pm Gennaro Varone) erano finiti presunte agevolazioni e presunti sgravi sulle bollette a cittadini e ditte che in realtà non avrebbero dovuto beneficiarne.
Si trattava di presunte agevolazioni ad amici e imprenditori per centinaia di migliaia di euro stornati dal sistema informatico dell’Aca adducendo come scusa più gettonata il malfunzionamento dei contatori istallati che producevano di fatto perdite. La vicenda inizialmente contava 14 indagati è partì da una serie di denunce ed esposti dell’associazione Codici. Le accuse che reggono per arrivare ad un dibattimento, secondo il giudice per l’udienza preliminare, sono solo quelle rivolte contro Di Cristoforo, Gennari e D’Orazio.


E nemmeno tutte. Di Cristoforo e Gennari, infatti, sono stati però prosciolti da altri reati che gli erano stati contestati. Il processo, a loro carico, prenderà il via il prossimo 29 ottobre.
Completamente prosciolte altre sei persone, tra cui il direttore generale dell'Aca Bartolomeo Di Giovanni e l'ex assessore del Comune di Pescara Riccardo Padovano.
Sempre nell'ambito del procedimento, il gup ha assolto Carlo Fidanza, 54 anni, residente a Montesilvano e Vittorio Sulpizio, 58 anni, residente a Chieti, che hanno optato per il rito abbreviato. 


Il pm Varone aveva chiesto per entrambi l'assoluzione. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di furto, falso, abuso, truffa e peculato. In alcuni casi, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbero stati effettuati storni con la motivazione di malfunzionamento degli impianti o di supposte perdite delle reti idriche.
Si simulava, avevano ricostruito gli inquirenti, che vi erano perdite o che il contatore non funzionasse a dovere e che dunque il conteggio delle fatture emesse fosse errato e si procedeva agli sgravi. In alcuni casi per la pratica ci si basava sulla attestazione del tecnico Aca o sulla presentazione di una fattura per lavori di riparazione commissionati direttamente dai privati per la riparazione.
Per quanto riguarda Padovano era coinvolto nella vicenda come titolare di uno stabilimento balneare per aver «attestato falsamente le condizioni per lo sgravio dei consumi dell'acqua»
Di fatto gli storni calcolati approssimativamente dalla Associazione Codici superavano di gran lunga 1,5 milioni.
a.l.