LAVORO IN CRISI

Provincia e Ambiente, 15 dipendenti su 23 in cassa integrazione. Sit in di protesta

Il Governo impone la vendita delle quote pubbliche

Redazione PdN

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Provincia e Ambiente, 15 dipendenti su 23 in cassa integrazione. Sit in di protesta




PESCARA. Un gruppo di lavoratori di Provincia e Ambiente spa ha manifestato martedì mattina in piazza Italia.
Poco dopo hanno incontrato, all'interno del palazzo della Provincia, il presidente Guerino Testa, l'assessore Angelo D'Ottavio e il presidente del Cda Gianluca Buccella.
I lavoratori, che chiedono di sapere che ne sarà di questa società (al 78 per cento della Provincia e per la parte restante privata) erano assistiti dai rappresentanti sindacali. Una parte degli addetti (in totale sono 23) sono in cassa integrazione, fino al 30 settembre.
Al personale di Provincia e ambiente è stato spiegato il percorso che l'amministrazione sta seguendo sulla base delle indicazioni del Governo che impongono la messa in vendita delle quote pubbliche o la liquidazione della società stessa ai fini del contenimento della spesa.
D'Ottavio ha spiegato che entro il 30 giugno sarà promosso un bando, sulla base di una delibera di giunta già approvata, per individuare eventuali acquirenti interessati a rilevare le quote pubbliche della società ma nel frattempo è stato anche presentato un ricorso al Presidente della Repubblica per tentare di bloccare il procedimento avviato dal Governo nell'ambito della spending review.
«La volontà della Provincia - ha aggiunto D'Ottavio - è di continuare ad avvalersi dei servizi di Provincia e ambiente facendone una società pubblica, ma va precisato che la normativa vigente non lo permette. Per questa ragione, al fine di evitare la liquidazione, si è optato per la cessione delle quote pubbliche a favore di un soggetto che garantisca i livelli occupazionali».
«La storia di tale società va letta con attenzione - ha commentato Testa -. E io posso dire che Provincia e ambiente spa, ereditata da questa giunta con un debito consistente, al momento ha un utile mai avuto prima e con lo stesso fatturato di prima. Non vogliamo mandare a casa nessuno ma il Governo - ha concluso Testa - ci impone di seguire una procedura di fronte alla quale non possiamo tirarci indietro e che comunque prevede, in alternativa, la messa in liquidazione». La questione dovrà tornare all'attenzione del Consiglio provinciale, chiamato a pronunciarsi a questo proposito. Prossimo incontro il 10 giugno.