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Abruzzo/Precari Provincia di Pescara, Tribunale del lavoro «la stabilizzazione non è dovuta»

Mazzata per i lavoratori che chiedevano di essere assunti

Redazione PdN

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PESCARA. Dopo la doccia fredda del Tar (era novembre 2011) altra risposta negativa per gli ex precari storici della Provincia che si sono rivolti al Tribunale del lavoro per far riconoscere il loro diritto alla stabilizzazione.
La vicenda dei 66 ex lavoratori rimasti a piedi dopo che la Provincia non aveva disposto la stabilizzazione è stata trascinata nelle aule giudiziarie ma fino a questo momento sono arrivate  due sconfitte.
I precari contestavano la mancata assunzione a tempo indeterminato e rielaborazione del piano triennale del personale che avrebbe «annullato gli impegni precedenti, violando immotivatamente ogni disposizione in materia, con eccesso di potere, nonché in spregio dei canoni di buona amministrazione».
Nel 2011 già il Tribunale amministrativo aveva respinto la loro richiesta e oggi un no secco arriva anche dal Giudice del Lavoro Franco Di Pietro.
I precari dal 2000 lavoravano alla Provincia di Pescara con contratti di lavoro a tempo determinato. Con il loro lavoro l’Ente è riuscito a sopperire anche alle carenze di organico.
Nel 2008 la Provincia siglò con i sindacati un accordo con il quale si impegnava a stabilizzarli. A marzo 2009 l’Ente approvò un piano di stabilizzazione stabilendo che i lavoratori (che poi si sono rivolti al giudice) che avevano vinto una selezione pubblica dovessero essere assunti a tempo indeterminato una volta maturato il requisito del servizio triennale. Ma alla maturazione del requisito (settembre 2010) i precari hanno scoperto che la Provincia aveva cambiato i piani decidendo di disattendere la stabilizzazione  e non procedere più alla stipula dei contratti a tempo indeterminato.
La Provincia spiegò che il patto non poteva essere rispettato in quanto c’era un nuovo assetto normativo della materia che aveva ristretto gli ambiti delle possibili stabilizzazioni.  La Provincia spiegò anche che c’erano problemi di natura economica: non c’erano a disposizione fondi per garantire le assunzioni.
I precari, però, hanno sempre fatto notare come, in realtà, per sopperire alla loro mancanza la Provincia abbia dovuto comunque prendere altro personale precario e spendere altri soldi 


IL NO DEL GIUDICE DEL LAVORO
Il giudice Di Pietro  condivide «pienamente»  la valutazione già compiuta dal giudice amministrativo, secondo cui gli atti finalizzati al percorso di stabilizzazione cui hanno fatto riferimento i precari «non implicano alcuna precostituzione, in favore di questi ultimi, di un pieno diritto soggettivo alla assunzione».
«Infatti», si legge ancora nella sentenza, «ferma restando la totale discrezionalità delle pubbliche amministrazioni nel dare o non dare attuazione alle procedure di stabilizzazione previste dalle leggi non sembra che l'amministrazione convenuta  disponendosi ad avviare un percorso di stabilizzazione  mediante gli accordi sindacali citati (peraltro non obbligatori) e compiendo gli altri atti ed adempimenti  finalizzati alla futura stabilizzazione, abbia precostituito  un diritto pieno alla assunzione alle proprie dipendenze a tempo indeterminato».
«Ciò», continua il giudice, «non può derivare né dai predetti accordi stipulati con le organizzazioni sindacali, né dalle delibere con le quali l’ente ha in un primo tempo avviato le conseguenti procedure».
Per il giudice, in pratica, dalle carte portate in giudizio, emergerebbe solo una «manifestazione di intento meramente programmatica» e si specificò  che le assunzioni «sarebbero state definitivamente accordate» soltanto «nella approvazione del correlativo programma triennale del fabbisogno di personale dell'ente per gli anni di riferimento, in piena conformità alle norme».
Le spese di giudizio sono state compensate.
Alessandra Lotti