IL CASO

Pescara. Festival dell’approssimazione: il Comune fa marcia indietro sugli spartitraffico pericolosi

Da oggi i lavori per la modifica

Redazione PdN

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PESCARA. Prima i lavori scriteriati, poi le polemiche, poi la marcia indietro.
Il Comune per bocca dell’assessore competente ha annunciato che ci ha ripensato sulle isole “salvapedoni” ma “ammazza conducenti” costruite nell’ambito del progetto di rifacimento e riqualificazione della riviera nord.
Si tratta di spartitraffico che occupano il centro della carreggiata e la restringono al limite e che si parano davanti a chi guida, all’improvviso.
Si tratta di una strada frequentatissima e di notte lungo gli stabilimenti d’estate la folla è enorme. Un ostacolo improvviso è un pericolo comunque.
L’allarme era stato lanciato da Antonio Blasioli, consigliere Pd al quale avevano fatto eco centinaia di cittadini sui social network ma anche associazioni di categoria.
Ieri l’assessore Berardino Fiorilli ha annunciato tre giorni di chiusura al traffico a partire da oggi, lunedì 27 maggio, e sino alla mezzanotte di mercoledì 29 maggio, della riviera nord, nel tratto compreso tra via Cavour e via Cadorna, per consentire i lavori di realizzazione della nuova segnaletica orizzontale e verticale dopo il rifacimento dell’asfalto.


Contestualmente saranno modificati anche «le isole salva pedoni», ha detto Fiorilli, «al fine di ridurne le dimensioni e di renderle identiche a quelle già esistenti sul litorale sud, ponendo fine dunque alle polemiche sorte nei giorni scorsi, polemiche anche frettolose che non hanno tenuto conto che il tratto della riviera nord interessato dalle opere è tuttora un cantiere dove è possibile apportare correttivi migliorativi alle strutture realizzate, dopo le opportune verifiche».
Polemiche frettolose ma evidentemente mirate e maggiormente consapevoli di chi invece è stato costretto alla marcia indietro.
Secondo l’assessore la soluzione scelta per la riviera nord è simile a quella già realizzata a sud ma «più impattante» «anche se esteticamente adeguata al contesto, realizzando dei veri e propri isolotti con cordoli in travertino, isole che, come previsto dal codice della strada, sono utili per agevolare l’attraversamento dei pedoni su assi stradali a doppio senso di marcia particolarmente ampi e dove spesso la velocità di marcia è sostenuta».
Assi stradali particolarmente ampi? Che sia una confessione in piena regola?
Le isole concepite in tutto il mondo in effetti facilitano l’attraversamento su strade ampie e larghe più di 50 metri (nemmeno i Campi Elisi di Parigi ne hanno bisogno…) ma qui nella piccola e megalomane Pescara la carreggiata è talmente stretta che un autobus lascia pochi centimetri a destra e a sinistra. Talmente stretta da far gridare allo scandalo per difficoltà create eventualmente ai mezzi di soccorso. Talmente stretta da far sorridere e rendere inutile qualunque isola salva pedoni, così come sono inutili in tutte le alte strade pescaresi molto più ampie.


Ma l’assessore insiste: «il pedone, durante la fase di attraversamento, ha degli ‘isolotti’ in cui può fermarsi a sostare, in attesa di poter raggiungere il marciapiede. Inoltre le ‘isole’ sono il preludio all’istituzione della ‘Zona 30’, ossia dell’obbligo di marcia a soli 30 chilometri orari, proprio per ridurre la pericolosità del lungomare. Con l’impresa e i progettisti ci siamo concessi dieci giorni di sperimentazione, ricordando che siamo ancora in presenza di un cantiere, che i lavori sono ancora in corso, e che è possibile apportare dei correttivi peraltro senza sostenere alcuna spesa aggiuntiva».
Dopo il brain storming si è deciso che è meglio ridurre le dimensioni delle ‘isole salvapedoni’, modificandone forma e spessore, dunque eliminando i cordoli, e di fatto adeguandoli alle isole già esistenti e perfettamente funzionanti sulla riviera sud, «garantendo le misure di sicurezza sia per i pedoni che per automobilisti, ciclisti e scooteristi, per i quali comunque resta valida l’istituzione della ‘Zona 30’».
Dunque tutto normale per la giunta Mascia abituata evidentemente a fare progetti preliminari, poi definitivi, poi metterli a gara, realizzarli e se c’è qualche protesta modificarli.
A spese di chi? Chi ha progettato l’opera inadeguata? Chi pagherà le spese aggiuntive? Si può parlare in questo caso di approssimazione pura da parte di una serie di persone che avrebbero dovuto controllare tutta la filiera dei lavori?