IL FATTO

Abruzzo/Acque termali di Caramanico: il Tar dà ragione al Comune

Mazzocca: «la Regione non deve sottrarsi alle proprie responsabilità»

Redazione PdN

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TERME DI CARAMANICO




CARAMANICO. Vicenda delle acque termali di Caramanico, primo atto: il Tar dà ragione al Comune.
Si avvicina la scadenza di una delle due concessioni termali in virtù di un atto datato 18 maggio 1963 ma che risale a 20 anni prima, il 1943, quando il Comune dispose la vendita delle Terme ad una società privata. Dopo tutto questo tempo, fra tre giorni la concessione S.Croce-Pisciarello arriva a scadenza.

La Provincia di Pescara aveva negato alla "Società delle Terme spa" il rinnovo della concessione mineraria delle sorgenti di acque (sulfurea e idropinica) a causa della promulgazione ed entrata in vigore delle modifiche alla Legge Regionale sul termalismo.
La società privata è ricorsa al Tar contro Provincia, Regione e Comune chiedendo la sospensiva dell’atto di diniego del rinnovo (Provincia e Comune si sono costituiti, la Regione no).
Il Tribunale amministrativo di Pescara, con ordinanza numero 86 del 9 maggio scorso, ha rigettato il ricorso non ritenendo sussistenti «utili elementi per la richiesta sospensione cautelare, essendo compito dell’autorità competente (la Regione, ndr) provvedere a soluzioni intermedie» dando di fatto ragione al Comune.
«I nostri studi evidenziano la pressante necessità di tornare ad utilizzare anche una modesta quantità della risorsa naturale a beneficio dell’intera collettività», ha dichiarato il sindaco Mario Mazzocca, «sfruttando le sorgenti attive ancorché non in esercizio a beneficio dell’intera realtà locale. L’intento è quello di ampliare l’offerta turistica, oltre che di rendere concretamente possibile il sensibile allungamento del periodo di apertura dello stabilimento termale, con conseguenti ed indubbie benefiche ricadute sia nei confronti delle risorse umane utilizzate che dell’indotto socio -economico».


«Lo strumento», continua il sindaco, «per trasformare la criticità in opportunità di sviluppo esiste da oltre un decennio: la legge sul termalismo prevede che "La Regione e gli Enti pubblici e privati possono sottoscrivere accordi di programma, intese istituzionali o porre in essere altre forme di cooperazione per la promozione, valorizzazione e realizzazione di un sistema integrato delle attività". È quanto noi chiediamo da tempo, restando continuamente inascoltati. La sottoscrizione di un’intesa contrattuale fra privato, Comune e Regione, infatti, determinerebbe velocemente e concretamente il consolidamento della locale attività termale nel tempo, fornirebbe una reale prospettiva di stabilità al numeroso personale impiegato (da sempre a tempo determinato e solo per alcuni mesi l’anno), aprirebbe le porte a nuovi posti di lavoro (vedasi il progetto del complesso di piscine termali pubbliche in fase di appalto) e consentirebbe la messa a disposizione del quantitativo occorrente della risorsa naturale ‘acqua’ anche ai locali operatori turistici. Né più né meno di quanto accade già nella stragrande maggioranza delle località termali italiane. E la decisione del Tar va in tale direzione, demandando il 'compito' di ricercare idonee soluzioni alla competente autorità regionale».
«Ora ci auguriamo», conclude il sindaco, «che la Regione non continui a sottrarsi alle proprie responsabilità e che invece sia pronta ad assumersi tempestivamente il ruolo che gli compete di parte diligente dell’intero processo. Noi siamo pronti da tempo».


L’Ente Regionale, con propria Legge n.64 del 18 dicembre 2012, ha modificato il vecchio regime normativo introducendo novità sostanziali alla legge sul termalismo del 2002: divieto di rinnovo della concessione; divieto dell’affidamento diretto; obbligo di espletare una gara pubblica. Un altra introduzione, inoltre, incide sostanzialmente anche sull'altra sorgente denominata "La Salute" («le concessioni perpetue date senza limiti di tempo … sono trasformate in concessioni temporanee della durata di venti anni» - da aprile 2006), concessione sulla quale, almeno per ora, la società privata potrà contare per un ampio periodo di sfruttamento della risorsa naturale.
In definitiva, da una parte c'è il privato che ha ottenuto un bene pubblico grazie alla vendita del ‘43, potendolo sfruttare interamente e sborsando al Comune l’’astronomica’ cifra di 57 centesimi all'anno. Dall'altra parte c'è il Comune che, analogamente a quanto accade nel 98% delle località termali italiane, punta a potenziare lo sviluppo della risorsa naturale del proprio territorio utilizzando tutte le possibilità che le leggi gli consentono. In mezzo c’è la Regione che in questi anni è stata completamente silente nonostante la posizione del Comune sia stata chiara fin dall’inizio.