LA PROTESTA

Francavilla, taglio dei tigli: il sindaco: «ho sbagliato ma chi offende non ha ragione»

«In futuro i progetti verranno presentati in assemblea pubblica»

Redazione PdN

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TAGLIO TIGLI




FRANCAVILLA. Il taglio dei 56 tigli a Francavilla ha creato uno scontro tra cittadini (una parte) e l’amministrazione comunale senza precedenti.
Il sindaco Antonio Luciani è stato fortemente contestato per la decisione di tagliare le piante di viale Nettuno e nelle ultime ore ha scritto una lettera aperta alla città, per spiegare cosa è accaduto in queste settimane.

«Ho sbagliato, lo ammetto», scrive il primo cittadino, «tutto ciò è accaduto perché tendenzialmente confido sempre nella buona fede e nell’onestà intellettuale degli interlocutori. Si sono svolti tantissimi incontri e sopralluoghi sull’argomento tigli, oltre ad aver interpellato agronomi di vivai importanti della zona per avere più di un’opinione sull’argomento. Si è pensato perfino di estirparli per ripiantarli al Parco Arenazze ma la diffusione selvaggia delle radici avrebbe distrutto i sottoservizi. Così come la diffusione selvaggia delle radici ha reso impraticabili i marciapiedi di viale Nettuno, creato ingenti danni al patrimonio pubblico e privato e costretto il Comune ad affrontare decine e decine di richieste di risarcimento danni».
Luciani sostiene di aver sbagliato «perché avrei dovuto presentare, in un incontro pubblico, il progetto alla città e non far veicolare il progetto stesso al Comitato con il quale ho avuto molti incontri e che ora si assurge al ruolo di portavoce della città. L’idea del Comitato rappresenta l’idea di alcuni cittadini, non della città. Non c’è alcun cittadino che vale più di un altro cittadino solo perché urla di più o perché accusa, offende, millanta».
Il sindaco in questi giorni è stato bersaglio di accuse e insulti: «sono stato accusato», conferma, «di alzare muri, inquinare pozzi, creare divisioni e tanto altro dalle solite persone che si definiscono movimento civico e che in questi giorni mi hanno definito “buffone”, “pagliaccio”, “bugiardo”, “assassino”, “superficiale”, “bullo”. Mi hanno perfino definito “vigliacco” raccontando di non recarmi in viale Nettuno per paura. Ho ricevuto una cinquantina di e-mail quasi tutte con lo stesso testo e invece raccontano che mi hanno subissato di e-mail. Se un cittadino sostiene la mia azione amministrativa o è un mio amico o un lacchè solo perché ha un’idea diversa dal Comitato. Se un consigliere regionale sostiene l’autonomia decisionale del Comune viene definito incursore mentre coloro che hanno fatto la sfilato demagogica davanti al tavolino sono profondamente ecologisti. Se provo, in qualche modo, a difendere le mie posizioni sono affetto da delirio di onnipotenza mentre se un Comitato crede di rappresentare la città è assolutamente obiettivo. Mai tanto odio, mai tanta denigrazione, in passato, verso chi ha portato avanti la cosiddetta “Francavillizzazione”, dando il via libera ad opere che hanno completamente deturpato la nostra città».
Il sindaco sostiene comunque che la «stragrande maggioranza» dei cittadini lo incoraggia a non mollare «Francavilla», va avanti, «si è spenta lentamente per la ricerca del consenso a tutti i costi di chi l’ha governata in precedenza e non ha voluto assumere decisioni complicate come questa. E’ facile ostruire, osteggiare, fermare le cose e non suggerire soluzioni. Soluzioni reali e fattibili. Non posso assumermi dinanzi alla città la responsabilità di un’opera pubblica che tra tre anni risulterebbe di nuovo rovinata. Inoltre, quando si amministra bisogna prendersi delle responsabilità per il presente e per il futuro perché esiste la memoria delle cose e noi cercheremo di fare il meglio per Francavilla. Noi non saremo coloro che creeranno i problemi pensando poi di risolverli in futuro, facendo parte di un Comitato. Rispetterò sempre tutti i cittadini ma non ritengo chi urla di più portatore della verità assoluta. In futuro, qualsiasi progetto importante che riguardi la città verrà presentato in assemblea pubblica, evitando così che altri siano portavoce non veritieri delle fasi di studio ed attuazione dei progetti stessi».

«RISPONDE CON LO SBERLEFFO»
Replica alla lettera Teresa Pezzi del comitato: «le sue sono parole offensive dell'intelligenza altrui e le argomentazioni addotte sono prive di fondamento logico. Il sindaco e la sua amministrazione hanno respinto, senza motivazione, ogni proposta alternativa ed ogni istanza. Si lamenta dell'indignazione sollevatasi e berlusconianamente risponde con lo sberleffo. Un bravo sindaco ascolta la cittadinanza, dialoga con le associazioni, con i comitati cittadini, con le singole persone e cerca di amministrare al meglio operando a favore dei cittadini e non contro di loro. Eliminare 56 piante nel centro città è una decisione. Perchè non ha rivolto la sua attenzione ai parchi pubblici che sono inaccessibili, alle strade che sono impraticabili, al porto che è una vergogna, al paese alto, lasciato all'abbandono, al piazzale Sirena pietrificato nel suo grigiore? Anche per quel che riguarda le istanze volte alla valorizzazione del Palazzo Sirena lei si è dimostrato ostinato e sordo alle proposte dei cittadini. Nella Sua lettera dichiara di aver partecipato al convegno organizzato dal Comitato ma evita di riferire alla cittadinanza di essere andato via poco dopo l'inizio, senza aver ascoltato e senza porgere un saluto a chi stava dedicando il proprio tempo e le proprie competenze per coadiuvarla nella sua azione amministrativa».