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Cam, ricapitalizzazione di 15 mln per salvare la baracca. Pd: «mala gestione andava fermata»

«I Consigli comunali decidano sul piano di salvataggio ‘lacrime e sangue’»

Redazione PdN

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Cam, ricapitalizzazione di 15 mln per salvare la baracca. Pd: «mala gestione andava fermata»




AVEZZANO. Il piano di salvataggio del Cam proposto dal direttore generale, Luca Erminio Ciarlini, già passato al vaglio del consiglio di gestione.
L’assemblea dei sindaci, quali soci del Cam S.p.A. dovrà pronunciarsi sulla ricapitalizzazione per 15 milioni di euro a carico dei comuni soci, tagli al personale per circa 30 unità e aumento della tariffa che si tradurrà in rialzo della bolletta di più di 100 euro l’anno per ogni utente.
Secondo Ciarlini, dunque, per impedire il fallimento della società, i Comuni Soci devono ricapitalizzarla mettendo sul piatto 15 milioni. Alternative alla ricapitalizzazione sono gli istituti del concordato preventivo e dell'amministrazione controllata, che già lo scorso febbraio, il presidente, Lorenzo De Cesare, aveva suggerito all'assemblea dei sindaci.
Le due procedure differiscono tra loro per il fatto che, mentre il concordato preventivo consente agli organismi interni della società di continuare a svolgere le loro funzioni, l'amministrazione controllata, prevede la totale estromissione degli organismi di governo della società e la nomina di un commissario da parte del Tribunale.
Tali procedure consentirebbero un abbattimento del 70% dei debiti. Ciò significherebbe, per esempio, che gli “abnormi” debiti per i consumi energetici subirebbero un taglio rilevante. 


«Se l'assemblea dei sindaci avesse preso in considerazione le indicazioni di De Cesare, forse si sarebbe contenuto l’ulteriore deterioramento della situazione finanziaria», commentano gli esponenti e amministratori pubblici di Area Pd. Tra questi il consigliere comunale di Tagliacozzo Roberto Giovagnorio, il consigliere di Capistrello Alfio Di Battista ma anche Alfonso Scamolla, dirigente regionale del Pd di Pescina e Dario Mazzulli ex vice-sindaco Pd di Aielli. Ma firmano anche
«Dall’adozione della nuova governance, a fine 2012, sono già trascorsi quattro mesi. Pur di evitare una procedura, che avrebbe costretto il vecchio management ad assumersi la piena responsabilità della disastrosa situazione finanziaria di fronte all’opinione pubblica, si è preferito ignorare l'idea dell'amministrazione controllata, sperando che il direttore generale venuto da lontano potesse produrre una proposta di risanamento risolutiva».
Invece, dopo il forfait di Flavio De Luca, che ha preceduto Ciarlini, nel consiglio di gestione, ora, anche il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Antonino Lusi, getta la spugna, e forse, l’idea iniziale di De Cesare, resta oggi, l’opzione più concreta sul tavolo. 


«La drammaticità della situazione persistente nel consorzio è figlia di anni di mala gestione che poteva e doveva essere fermata», continuano gli esponenti del Partito Democratico. «Nessuno ha potuto o voluto farlo. Il C.A.M. non può continuare ad essere cassa di compensazione per mantenere gli equilibri della politica trasversale sul territorio ed è ora che venga alla luce la responsabilità politica di tale disastro economico finanziario».
Si chiede dunque «un’azione di responsabilità da parte dei comuni soci, nei confronti del precedente consiglio di amministrazione e del precedente collegio sindacale del C.A.M. S.p.A».
Ma si sollecita anche l’attuale consiglio di gestione affinché proponga all’Assemblea dei Soci e al Consiglio di Sorveglianza, «ciascuno per le rispettive competenze, la promozione di un’azione di responsabilità nei confronti del precedente consiglio di amministrazione e del precedente collegio sindacale. A breve i sindaci saranno chiamati a votare il piano di salvataggio “lacrime e sangue” proposto da Ciarlini. Benché essi non abbiano l’obbligo di sentire i pareri preventivi dei rispettivi consigli comunali, noi riteniamo invece che abbiano il dovere morale di coinvolgere le proprie amministrazioni in questa scelta di grande rilevanza politica. Per questo, motivo i consigli comunali, convocati ad hoc, dovranno esprimersi sull’aumento di capitale, sull’aumento delle bollette e sui licenziamenti».