RIFIUTI D'ORO

Abruzzo. Consorzio rifiuti Chietino, ultimatum ai Comuni: «pagare immediatamente o scatta pignoramento»

Lettera di fuoco inviata ai sindaci

Redazione PdN

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Abruzzo. Consorzio rifiuti Chietino, ultimatum ai Comuni: «pagare immediatamente o scatta pignoramento»




CHIETI. La situazione «è talmente drammatica» che qualsiasi sforzo «appare vano e insufficiente di fronte alla quotidiana e incredibile sofferenza di liquidità a cui siamo stati condannati».
Parole durissime quelle firmate dal direttore generale del Consorizio comprensoriale dei rifiuti chietino, Peppino Grosso e controfirmate dal presidente Adamo Carulli in una lettera inviata la settimana scorsa, «solo via fax» a tutti i sindaci dei comuni consorziati.
Un grido d’allarme che si trasforma dopo qualche riga in una certezza: la situazione è disperata e pare ci sia ben poco da fare. Già il titolo è eloquente: «accorato appello per un urgentissimo pagamento dei debiti che ciascun comune ha nei confronti del Consorzio».
Se le amministrazioni pubbliche non salderanno a strettissimo giro si rischia di finire a gambe all’aria.
«Sarebbe ingeneroso», scrivono Grosso e Carulli, «prendersela con noi». Infatti i due spiegano che da luglio 2012, ovvero da quando sono in carica (Carulli ha preso il posto di Concetta Di Luzio, sindaco di Casalincontrada), non ricevono indennità o rimborsi. Anche il direttore provvisorio, arrivato lo scorso 18 febbraio, ha accettato l’indennità ridotta, ovvero circa 1.000 euro lordi al mese.
«E’ evidente», sottolineano i due, «che nessuna struttura, di queste dimensioni può raggiungere in tempi brevi obiettivi di complessità e natura delle più intricate».
Uno degli ultimi allarmi su questa vicenda che si trascina da anni era stato lanciato dal direttore a metà marzo (a 3 settimane dall’insediamento). Sul tavolo aveva messo la cifra più ‘dolorosa’: oltre 2,5 milioni di debiti che fanno da sfondo ad «una situazione gravissima» nella quale anche l’esistenza della struttura del Consorzio «va messa in discussione».
Di questi, 700 mila euro sono per mutui e prestiti assunti negli anni scorso, 840 mila euro di debiti con la Consac, 582 mila euro con le aziende (consorzio del Frentano, Deco, Civeta, Mantini per lo smaltimento dei rifiuti di vario tipo) più altri 307 mila euro dovuti alla ditta D’Angelo e al Coniv per la gestione post chiusura della discarica di Colle San Donato di Fara Filiorum Petri e lo smaltimento del percolato.
Ogni giorni arriva qualche decreto ingiuntivo con addebiti di spese per interessi, spese legali, spese di registrazione delle sentenze. Insomma la cifra lievita di settimana in settimana.

I CREDITI
Ma il consorzio vanta anche dei crediti: 3 milioni di euro quasi esclusivamente dai Comuni. Nella lettera ci sono anche dei dati: Ari 110 mila euro, Casacanditella 240 mila euro, Fara Filiorum Petri 184 mila euro. Si ricorda anche la situazione di Francavilla al Mare ma non si definisce la cifra che secondo alcuni calcoli potrebbe sfiorare anche il milione di euro . Il Consorzio ora è pronto a prendersi quanto gli spetta «con ogni mezzo coercitivo» anche perché, dicono dal vertice, se non si fa così si rischia il dissesto totale.
«Non è più possibile» andare avanti così. Grosso e Carulli strigliano i sindaci. «Molti Comuni non sono in perfetta regolarità ma si ignora o si fa finta che le inadempienze siano solo ed esclusivamente attribuibili ad altri».
Da qui l’aut aut agli amministratori appellandosi alla legge 35 dell’8 aprile scorso: i Comuni dovranno certificare entro il prossimo 30 aprile i debiti e pagare. Il consorzio, da parte sua, dovrà certificare i debiti verse le aziende, le banche e la Consac. In questo modo il consorzio potrà anche attestare la mancanza di liquidità e chiedere al Ministero dell’Economia e della Finanza l’accredito del contributo finanziario necessario per pagare i creditori. Se anche questa procedura non funzionerà «non resterà ai comuni che accollarsi tra pochi mesi costi molto superiori dovute a procedure fallimentari».

«NESSUNA VITTIMA, TUTTI RESPONSABILI»
Critico Sergio Montanaro, consigliere comunale a Casalincontrada e fondatore del movimento IdeAbruzzo (che si presenterà probabilmente alla prossima competizione regionale). Montanaro punta il dito contro gli stessi vertici che oggi chiedono di essere tirati fuori dalle responsabilità e rivendicano la gratuità del loro impegno. 
Ma Montanaro invece li chiama in causa, ricorda che il loro ingresso non è recente come si vuole far credere nelle lettera, ma che sia Carulli, in qualità di sindaco, sia Grosso, responsabile dell’ufficio tecnico, e tutti gli altri Comuni, oggi sono responsabili della situazione che si è venuta a creare.
«Qui non c’è nessuna vittima», dice l’esponente di IdeAbruzzo. «Dalla lettera sembra quasi che Carulli e Grosso siano due poveretti che si sono ritrovati in mano una situazione esplosiva. Ma così non è. Nel corso degli anni non si è fatto altro che allungare i termine dei pagamenti per poter gestire assunzioni, anche senza concorso, e quant’altro. I Comuni sono consapevolmente colpevoli  perché i bilanci li conoscono e li votano tutti da anni. Queste», va avanti il consigliere comunale, «sono società di proprietà della gente che richiederebbero un altro tipo di gestione. La politica deve uscire dalle stanze dei bottoni, se ne deve andare fuori».
Montanaro richiama anche la Regione, non meno colpevole: «ha obbligato i Comuni a riunirsi in Consorzi però poi non controlla. Non essendoci nei Consorzi i controlli analoghi, si finisce in questo modo allo sbando. Io sono l’unico consigliere comunale che si muove... Poi tutti guardano ai grillini e a quello che succede a Roma, poi tornano qui e votano sempre le stesse persone e sempre lo stesso modo di fare politica». 
«NESSUNA VITTIMA, TUTTI RESPONSABILI»

Critico Sergio Montanaro, consigliere comunale a Casalincontrada e fondatore del movimento IdeAbruzzo (che si presenterà probabilmente alla prossima competizione regionale). Montanaro punta il dito contro gli stessi vertici che oggi chiedono di essere tirati fuori dalle responsabilità e rivendicano la gratuità del loro impegno. Ma Montanaro invece li chiama in causa, ricorda che il loro ingresso non è recente come si vuole far credere nelle lettera, ma che sia Carulli, in qualità di sindaco, sia Grosso, responsabile dell’ufficio tecnico, e tutti gli altri Comuni, oggi sono responsabili della situazione che si è venuta a creare.«Qui non c’è nessuna vittima», dice l’esponente di IdeAbruzzo. «Dalla lettera sembra quasi che Carulli e Grosso siano due poveretti che si sono ritrovati in mano una situazione esplosiva. Ma così non è. Nel corso degli anni non si è fatto altro che allungare i termine dei pagamenti per poter gestire assunzioni, anche senza concorso, e quant’altro. I Comuni sono consapevolmente colpevoli  perché i bilanci li conoscono e li votano tutti da anni. Queste», va avanti il consigliere comunale, «sono società di proprietà della gente che richiederebbero un altro tipo di gestione. La politica deve uscire dalle stanze dei bottoni, se ne deve andare fuori».Montanaro richiama anche la Regione, non meno colpevole: «ha obbligato i Comuni a riunirsi in Consorzi però poi non controlla. Non essendoci nei Consorzi i controlli analoghi, si finisce in questo modo allo sbando. Io sono l’unico consigliere comunale che si muove... Poi tutti guardano ai grillini e a quello che succede a Roma, poi tornano qui e votano sempre le stesse persone e sempre lo stesso modo di fare politica».