L'UDIENZA

Processo Bussi, 19 rinviati a giudizio

Per il Wwf decisione storica

Redazione PdN

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Processo Bussi, 19 rinviati a giudizio




PESCARA. I 19 indagati, quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison, nel procedimento riguardante la mega discarica di Bussi volevano il rito abbreviato.
La richiesta è stata avanzata questa mattina al gup del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea che dopo qualche ora ha detto no spiegando che la proposta è stata «tardiva».
Alcuni difensori hanno intenzione di fare ricorso in Cassazione. Sarandrea ha anche respinto la richiesta di costituzione di parte civile di una associazione e la produzione di nuovi documenti da parte della difesa. Si è aperta, a questo punto, la discussione delle parti. Il pm Anna Rita Mantini ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e per tutti i reati contestati. Gli avvocati della difesa, da parte loro, il non luogo a procedere per insussistenza del fatto. Sarandrea deciderà su questo punto entro le 20 di questa sera.
Secondo l'accusa a Bussi per molti anni sono state scaricate circa 500mila tonnellate di sostanze tossiche.
Il processo Bussi ha avuto vita travagliata e dopo una serie di udienze preliminari durate oltre un anno e mezzo vi è stato il rinvio a giudizio del gup, Luca De Ninis, che aveva anche modificato i capi d’accusa. Giunto in dibattimento il processo però si è concluso in poche udienze con la dichiarazione di incompetenza del collegio giudicante presieduto da Antonella Di Carlo che non ha potuto far altro che rispedire le carte ai pm Mantini e Bellelli per ricominciare da capo. Contestualmente il giudice ha anche deciso di modificare nuovamente i capi di imputazione che allo stato dovrebbero spostare il giudizio alla Corte di Assise di Chieti.
Tutto questo in ipotesi poiché a questo punto è il gup Sarandrea che dovrà decidere se e come tenere conto delle precedenti decisioni non esattamente in linea tra di loro.
Gli indagati sono: Camillo Paolo, Maurilio Aguggia, Vincenzo Santamato, Guido Angiolini, Carlo Cogliati, Nicola Sabatini, Angelo Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Giancarlo Morelli, Giuseppe Quaglia, Carlo Vassallo, Luigi Furlani, Alessandro Masotti, Bruno Parodi, Mauro Molinari, Leonardo Capogrosso, Maurizio Piazzardi, Salvatore Boncoraglio.

 

TUTTI RINVIATI A GIUDIZIO
Il gup del Tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea ha rinviato a giudizio i 19 indagati nell'inchiesta sulla megadiscarica che devono rispondere di avvelenamento delle acque. Il processo a loro carico prenderà il via il 25 settembre prossimo davanti alla Corte d'Assise di Chieti. 
Il Wwf esprime grande soddisfazione per la decisione del gup. «E’ un fatto storico» commenta Tommaso Navarra, avvocato di parte civile del Wwf: «si tratta di un fatto storico perchè per la prima volta in Italia la Corte di Assise sarà chiamata a giudicare reati ambientali di questa gravità».
LE ACCUSE
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, per decenni la discarica, situata nei pressi del polo chimico e a meno di 20 metri dalla sponda destra del fiume Pescara, sarebbe stata destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, in particolare di cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti. Subito dopo la scoperta fu definita "una delle più grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate in Italia e addirittura in Europa". Secondo l'accusa, gli imputati avrebbero contribuito, con le loro condotte, ad aggravare la situazione nella zona, sino a cagionare il disastro ambientale del suolo e sottosuolo. E soprattutto delle falde acquifere superficiali e profonde che, attraversando il sito industriale, alimentavano otto pozzi di captazione per l'acqua potabile (campo pozzi Sant'Angelo) realizzati dall'Aca (azienda consortile acquedottistica), fra il 1980 e il 1990, più a valle della discarica e destinati a soddisfare il fabbisogno idrico-alimentare di tutta la Val Pescara, quindi, di circa 500 mila persone. 
TUTTI RINVIATI A GIUDIZIO

 

Il gup del Tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea ha rinviato a giudizio i 19 indagati nell'inchiesta sulla megadiscarica che devono rispondere di avvelenamento delle acque. Il processo a loro carico prenderà il via il 25 settembre prossimo davanti alla Corte d'Assise di Chieti. Il Wwf esprime grande soddisfazione per la decisione del gup. «E’ un fatto storico» commenta Tommaso Navarra, avvocato di parte civile del Wwf: «si tratta di un fatto storico perchè per la prima volta in Italia la Corte di Assise sarà chiamata a giudicare reati ambientali di questa gravità».

LE ACCUSE

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, per decenni la discarica, situata nei pressi del polo chimico e a meno di 20 metri dalla sponda destra del fiume Pescara, sarebbe stata destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, in particolare di cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti. Subito dopo la scoperta fu definita "una delle più grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate in Italia e addirittura in Europa". Secondo l'accusa, gli imputati avrebbero contribuito, con le loro condotte, ad aggravare la situazione nella zona, sino a cagionare il disastro ambientale del suolo e sottosuolo. E soprattutto delle falde acquifere superficiali e profonde che, attraversando il sito industriale, alimentavano otto pozzi di captazione per l'acqua potabile (campo pozzi Sant'Angelo) realizzati dall'Aca (azienda consortile acquedottistica), fra il 1980 e il 1990, più a valle della discarica e destinati a soddisfare il fabbisogno idrico-alimentare di tutta la Val Pescara, quindi, di circa 500 mila persone.