L'INCHIESTA

Pescara. Inchiesta Filovia si smonta, accusa chiede archiviazione

A decidere sarà il gup Sarandrea

Redazione PdN

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Pescara. Inchiesta Filovia si smonta, accusa chiede archiviazione



PESCARA. L’inchiesta sulla filovia pescarese si avvia verso l’archiviazione.
 
Nemmeno i sostituti procuratori credono più al teorema accusatorio da loro proposto e hanno avanzato richiesta di archiviazione per 9 persone nell’ambito dell’inchiesta partita circa due anni fa.
Ora tocca al gip Gianluca Sarandrea decidere se archiviare o meno la vicenda.
L’accusa, dunque, chiede di chiudere l’inchiesta con l’archiviazione delle posizioni del presidente della Gtm Michele Russo e del presidente della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione Abruzzo, Antonio Sorgi.
Nella lista degli indagati, per cui il pm Valentina D'Agostino e il procuratore aggiunto Cristina Tedeschini hanno chiesto l'archiviazione, figurano anche l'ex presidente della Gtm Donato Renzetti; l'ingegnere pescarese Angelo Bellafronte Taraborrelli, direttore dei lavori della filovia; Pierdomenico Fabiani, responsabile unico del procedimento.
Tutto regolare dunque? Difficile affermarlo dopo dieci anni di dubbi e misteri. Di sicuro i pm ritengono che non vi siano sufficienti elementi per sostenere una accusa. Dunque il gip potrà chiudere la storia oppure ordinare nuove indagini.
L’indagine nata da diversi esposti circostanziati era cresciuta fino ad esplodere in coincidenza della perizia tecnica ordinata dalla procura sulla vicenda amministrativa. Poi sono iniziati gli interrogatori e sembra che gli indagati siano stati molto convincenti ed esaustivi spiegando nei particolari ogni addebito loro ascritto.

DUBBI DESTINATI A RIMANERE TALI
Michele Russo e' indagato per truffa, falso e abuso d'ufficio. Tra le tante questioni emerse nel tempo e contestate dai comitati cittadini vi sono quella dei costi spropositati dei bus, la palificazione e l’elettrificazione costata un terzo dell’appalto e che per alcuni è ritenuta «inutile», la questione dei magneti per una guida automatica e senza pilota, il tragitto scelto. Ad ottobre scorso Russo era stato ascoltato dai pm per tre ore e già in quel momento le accuse a carico del vertice della Gtm parevano essersi sgonfiate.
Russo ricordò ai magistrati che l'appalto era del 2006, che l'aggiudicazione e consegna dei lavori avvenne nel 2008: «io sono stato nominato presidente nel luglio 2009, mi sono trovato di fronte a tutto un iter perfettamente eseguito», disse. Così come confermò di aver sempre perseguito «l’interesse pubblico».
 Ad Antonio Sorgi, invece, la Procura di Pescara aveva addebitato l’ abuso d'ufficio. Secondo il pm  il presidente della Commissione Via «pur essendo consapevole che l'opera in corso, in quanto sistema di trasporto a guida vincolata, necessitava di essere sottoposta a procedura di 'screening' ai fini della valutazione ambientale, consentiva l'esecuzione e la prosecuzione delle opere in assenza di procedura di screening». Proprio Sorgi disse all’Unione europea che lo screening era stato fatto.
Rimane sul piatto la lunga perizia tecnica che di fatto ha corretto la regione Abruzzo che attraverso il Comitato via, diretto da Antonio Sorgi, aveva stabilito che non bisognava assoggettare il progetto a valutazione di impatto ambientale.
La stessa perizia parla di errori e sviste, accuse e rilievi gravi che rimangono però sospesi come in un limbo.
I tecnici avanzarono dubbi anche sulla gara di appalto.
Nei mesi scorsi anche la Commissione Europea ha certificato che la Via è necessaria ed infatti l’iter è ripartito.
Fatti, forse, troppo lontani per essere accertati oggi con una inchiesta di sicuro tardiva.