OPERE E OMISSIONI

Elettrodotto Villanova-Gissi: l’altra battaglia ambientalista (dimenticata)

Opera faraonica dai lati oscuri, né trasparenza né dialogo ma tutti sono concentrati su Ombrina

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2986

elettrodotto




PAGLIETA. E’ difficile dire perché certe opere seppur avversate prendano il sopravvento (mediatico) su altre pure allo steso modo avversate.

In Abruzzo oggi si parla di petrolio e di Ombrina e moltissimi enti pubblici e associazioni di categoria hanno preso una posizione. Sono centinaia però le opere “imposte” nella nostra regione ed in molti casi c’è chi protesta. In molti casi a ragione. L’elettrodotto Villanova-Gissi non è esattamente l’opera più trascurabile tra queste eppure gli enti pubblici hanno espresso al riguarda il loro più rigoroso silenzio.
Oggi, sabato 16 marzo a Paglieta presso la Sala Polivalente alle ore 17,30 si terrà un nuovo incontro pubblico per informare cittadini direttamente interessati dall’opera, associazioni, media, ambientalisti, sulle problematiche, gli scenari, le iniziative relative al grande Elettrodotto Villanova-Gissi, e per fare una riflessione critica sul procedimento di costruzione dell’infrastruttura.
L’elettrodotto è stato autorizzato con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico firmato il 15 gennaio scorso.
Secondo Antonella La Morgia, Presidente C.A.S.T. (Comitato Ambiente Salute e Territorio) c’è stato «poco il clamore, distratti i media, mute le istituzioni, in tutto questo tempo sempre colpevoli di scarsa, se non nulla, informazione verso le comunità interessate e la stessa stampa, questa volta forse con l’intenzione di tacere, così anche i termini per il ricorso sarebbero inutilmente decorsi».


«Perché», spiega ancora, «questa vicenda è il sì ad un progetto imposto e calato dall’alto, quando l’ “alto” è un operatore privato come Abruzzoenergia, che è riuscita, complici però quasi tutte le Amministrazioni che glielo hanno permesso, ad evitare un iter di progettazione che sarebbe stato più lungo, e con soluzioni meno convenienti. Perché concertare, infatti, con tavoli – e faticose trattative di condivisione con gli Enti locali - le fasce di fattibilità?  Meglio “patteggiare” con i Comuni, uno alla volta, l’intesa, come si fa con gli affari privati. Tanto finché un traliccio non è dietro la casa di un amministratore, a chi vuoi che importi di qualche agricoltore a cui si dovrà dare a bere che “l’elettrodotto deve passare, perché l’energia serve, o la turbogas deve lavorare”»
Ma questa volta, qualche agricoltore ha alzato la testa e ha deciso di impugnare il Decreto al Tar.
 In campagna non c’è il turismo da difendere, come con la costa minacciata dal petrolio.
Il paesaggio rurale sembra essere figlio di un Dio minore, la salute di qualche residente delle contrade di campagna non sembra avere finora lo stesso peso dell’ecosistema marino.


«È arrivato il momento di abbandonare logiche di divisione, anche nelle battaglie ambientali», dice La Morgia, «la storia dell’Elettrodotto Villanova –Gissi è la storia di più di un abuso, di opache procedure e, soprattutto, di istituzioni che hanno condotto la partita consapevoli di non dover dire mai la verità, omissive, latitanti, reticenti e mutevoli, in un disegno terribilmente all’italiana di gioco delle parti, in cui il pubblico si tiene l’asso nella manica e lo tira fuori a danno del cittadino».
Il comitato non si oppone solo ai piloni che saranno più alti della torre di Pisa e a un elettrodotto che dovrebbe modernizzare la rete ma non prevede l’eliminazione di un solo chilometro di vecchie linee di media tensione. Il comitato dice di opporsi a una gestione del territorio in cui «consenso e informazione del pubblico sono stati considerati intralci, esigenze visionarie, mentre sono principi stabiliti a livello comunitario».
 Come il principio di precauzione, che qui vale in relazione ai rischi dei campi elettromagnetici (ELF).
Il C.A.S.T. ha condotto con estrema difficoltà e solitudine un percorso di coesione tra associati e non, scuotendo l’antica coscienza alla rassegnazione e il fatalismo della gente di campagna, disposta più a credere che sarebbero stati i Sindaci a contrastare l’opera e poi, dopo che questi avevano concluso gli accordi con le Società, a pensare che la via del ricorso non valesse la pena.