LA PROTESTA

Università. «Al Cums ci sono cure troppo costose e poco personalizzate»

Un paziente critica il Centro universitario di medicina dello sport

Redazione PdN

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Sergio Farinacci

Sergio Farinacci




CHIETI. «Mi sono lamentato direttamente con il professor Raoul Saggini per il trattamento ricevuto al Cums, il centro universitario di medicina dello sport che dirige. Ma non è migliorato nulla, anzi. Perciò voglio protestare pubblicamente per come lì vengono gestiti i pazienti».
La segnalazione viene da Sergio Farinacci, personaggio molto noto a Chieti e dintorni per essere stato per anni uno dei collaboratori più apprezzati di Filippo “Bellavista”. «Avevo qualche problema articolare e quindi ho deciso di curarmi in questo Centro universitario che opera all’interno dei locali ex Ciapi – racconta Sergio Farinacci – dopo una visita mi è stata prescritta una cura che consisteva in una serie di terapie, dalla diatermia alla piscina passando per alcune infiltrazioni. Non ho lo competenza per discutere il risultato di questi interventi, che è stato nullo, se non controproducente per alcuni aspetti. So bene che non esiste la bacchetta magica: ma se uno si affida ad un Centro universitario si aspetta almeno un trattamento adeguato, anche se alla fine non c’è un miglioramento o la guarigione non arriva».
 Cosa lamenta in particolare?
«Quello che secondo me non ha funzionato è stata la cura che ad ogni seduta è stata affidata ad operatori diversi. E da quello che mi è sembrato, non tutti adeguatamente professionali: oggi un infermiere che doveva fare pratica, domani un medico specializzando alle prime armi, dopodomani un altro medico. E così in piscina, dove si ricominciava sempre da capo».
 Insomma non è stato “preso in carico” sempre dagli stessi sanitari?
«Era un tourbillon di addetti ed ogni volta si ricominciava: cosa ha? dove le fa male? Funzionava bene solo la cassa. Ogni settimana bisognava pagare le terapie: ho speso circa 750 euro per non avere nessun beneficio, anzi qualche fastidio».
 Si spieghi meglio…
«Al Cums non ti dicono: la cura costa un tanto e tu decidi se puoi o non puoi affrontare la spesa. Ti prescrivono – ad esempio - 10 diatermie, 5 piscine, 10 massaggi ecc. ecc. e devi passare alla cassa ogni settimana, altrimenti la cura non continua. E la cassa fa i conti: ogni diatermia ha una tariffa che viene moltiplicata per il numero di sedute di quella settimana e così per la piscina e le altre terapie. Ho fatto presto a pagare 750 euro – spiega ancora Farinacci - ho visto molti pensionati in difficoltà per pagare queste tariffe e sorpresi per cifre così esose in una struttura pubblica universitaria che ha una convenzione con la Asl. Altro che ticket… All’ospedale per una Tac si pagano 36 euro e viene utilizzato un macchinario che costa milioni. Al Cums con 36 euro non ci fai nulla».
Dopo le sue rimostranze è cambiato qualcosa?
«Macché. Il professore si è risentito con i suoi collaboratori, qualche tirocinante ha avuto una lavata di capo senza avere nessuna colpa e poi mi hanno rimandato alla cassa: volevano altri 200 euro per riparare i difetti del trattamento subìto. Mi sono rifiutato ed oggi denuncio questo  comportamento nella speranza di evitare a qualcuno di subìre lo stesso salasso e questo tipo di trattamento. Sa cosa mi meraviglia di più? Che l’università tolleri questa gestione dei malati che coinvolge la sua immagine».
s. c.