OPERE E OMISSIONI

Parco fluviale: chiesta una pista ciclabile ma il Comune è «ostile»

Altro tassello nella vicenda oscura di un’opera pubblica abbandonata dagli amministratori

Redazione PdN

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CHIETI. La storia del completamento del Parco fluviale attorno a Megalò si arricchisce di una vicenda ai più sconosciuta e che potrebbe confermare una certa “distrazione” dell’amministrazione comunale verso la rivitalizzazione di questa area. Lo spiega a PrimaDaNoi.it il generale Alberto Guidoni, già vicecomandante della Regione Carabinieri, che come ciclista amatoriale – ed ora anche come avvocato - si è impegnato per far realizzare in quella zona una pista, un anello ciclabile a disposizione di tutti gli appassionati della bicicletta.
«Per conto della Federazione ciclistica abruzzese ho preso contatti con il Comune e con la Provincia per avere in concessione l’area necessaria – ricorda il generale – e ciò nel quadro dello sviluppo della pratica sportiva del ciclismo in condizione di sicurezza stradale, analogamente a quanto realizzato dal comune di Teramo. In realtà già a luglio ed agosto dello scorso anno avevo sollecitato personalmente l’amministrazione comunale di Chieti, ma c’era stata una certa reticenza nelle risposte riguardo alla natura demaniale di questa area fluviale. Di qui il successivo intervento ufficiale della Federazione».
 Secondo questa ricostruzione, il generale ora avvocato aveva avuto l’assicurazione che l’amministrazione comunale era propensa a dare in concessione alla Federazione, ente no-profit, l’area di sedime in questione, previa bonifica. Il che avrebbe risolto positivamente l’utilizzo del parco fluviale.
«I  ripetuti solleciti al disbrigo della pratica non ricevevano però alcun riscontro – aggiunge l’avvocato Guidoni – anche ad un’ulteriore richiesta scritta della concessione del parco fluviale, il sindaco assumeva inspiegabilmente un atteggiamento ostile in contrasto con l’impegno precedentemente assunto. La Federazione decideva pertanto di chiedere l’accesso agli atti per avere copia della convenzione stipulata nel 2002, e abbondantemente scaduta, tra la società dell’ing. Merlino che ha realizzato Megalò ed il comune di Chieti. A tutt’oggi - nonostante diverse sollecitazioni e pur essendo scaduti i 30 giorni prescritti per la risposta - la Federazione non ha ricevuto riscontri. Tanto che sta maturando iniziative più eclatanti per richiamare l’attenzione pubblica sul caso».
Secondo lei si tratta di un normale ritardo burocratico oppure c’è altro?
«A rafforzare il mistero  sui fatti descritti – conclude l’avvocato Guidoni - concorre anche la  latitanza di alcuni consiglieri di maggioranza interessati alla vicenda. E intanto l’area è lì, abbandonata, i ciclisti non hanno uno spazio dedicato dove correre in sicurezza e si sollevano polemiche sul Parco fluviale».

s. c.