APPALTI CONTESTATI

Abruzzo/Montesilvano. Refezione scolastica: «si vuole avvantaggiare una ditta precisa». Scatta l’esposto

Il Movimento 5 stelle firma manda le carte in procura. Ecco i dettagli

Redazione PdN

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MONTESILVANO. Più di una contestazione: una vera grana per il Comune di Montesilvano.





Le polemiche e i chiarimenti dell’amministrazione pubblica forniti nei mesi scorsi non sono bastati.
Questa mattina in conferenza stampa il consigliere Manuel Anelli ha illustrato le ragioni di un esposto che ha inviato alla procura della Repubblica nel quale si chiede di fare chiarezza su alcune ‘stranezze’ del bando. Secondo il consigliere del Movimento 5 Stelle alcuni parametri restringerebbero troppo la scelta tra le ditte da ricercare.
«Le limitazioni apportate a questo bando», dice Anelli, «fanno pensare che probabilmente si avvantaggeranno ditte presenti sul territorio o che hanno vinto i precedenti bandi. Speriamo che non accada niente e che i nostri timori siano eccessivi, ma la scarsa trasparenza e la presenza di un bando che sembri cucito su misura ci hanno portato a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Pescara».

IL BANDO
Il 1 Ottobre 2012 il Comune di Montesilvano ha indetto un “Bando di gara a procedura ristretta per l’affidamento del contratto di appalto del servizio integrato di refezione scolastica” a firma del Dirigente del Settore V Bruno Terenzi.
Lo scopo è dare in appalto il servizio integrato di refezione scolastica per 5 anni. L’aggiudicazione sarà fatta in base all’offerta economicamente più vantaggiosa, giudicando diversi parametri di qualità, ma non saranno presi in considerazione ribassi superiori al 7% partendo da un prezzo a pasto di 6,20 euro oltre iva.
Dunque in via presuntiva si parla di un importo di circa 950.000 euro annui complessivo dell’appalto, e di 4.750.000 euro di ammontare complessivo per l’intera durata del contratto da aggiudicare.
La ditta scelta dovrà occuparsi della refezione scolastica, della preparazione del confezionamento dei pasti, del trasporto e della fornitura dei pasti stessi
Le modalità per effettuare il servizio sono però meglio indicate nel capitolato speciale di appalto «che sarà inviato ai soli concorrenti ammessi»
Tra le altre cose il bando prevede che «il centro di cottura sia ubicato a una distanza stradale non superiore ai 15 chilometri dalla sede comunale principale, in piazza Armando Diaz n. 1 di Montesilvano» e che la ditta «abbiano fatturato nel settore della ristorazione scolastica almeno 6.000.000 di euro negli ultimi tre esercizi».

«MEGLIO RESTRINGERE»
L’analisi del Movimento 5 Stelle parte da un raffronto con un bando del Comune di Moncalieri che per popolazione può essere accostato a Montesilvano.
«Ebbene», ha spiegato Anelli, «per prima cosa Moncalieri ha previsto un bando europeo a procedura aperta e non ristretta come prevede il bando montesilvanese. Il Comune di Moncalieri, inoltre, per le stesse attività previste dal Comune di Montesilvano, prevede un costo per pasto, a carico dell’Amministrazione, di soli € 4,70 + Iva, ovvero ben € 1,50 di meno rispetto a quello che paga l’Amministrazione Comunale di Montesilvano, con un risparmio di ben il 25% circa. Altri requisiti appaiono molto meno stringenti, quali ad esempio la distanza del centro di cottura dal centro della città che per Montesilvano deve essere di massimo 15 km, mentre per Moncalieri deve essere di massimo 35km, ovvero una distanza più che doppia. Per mero esempio una ditta che possiede un centro cottura a Loreto Aprutino, a Collecorvino, a Francavilla al Mare o a Pianella non può partecipare a tale bando di gara».
Altre differenze il M5S le ritrova nel fatto che Montesilvano, a meno che non sia previsto nel Capitolato Speciale d’Appalto, non richiede dei Certificati di Qualità alle ditte concorrenti ed oltretutto non prevede la pubblicizzazione, nel momento di indizione del bando, del relativo Capitolato Speciale d’Appalto, così dovendo far partecipare le imprese al buio.
Tutte queste particolarità secondo Anelli avrebbero un maggior costo di ben 250.000 € per annualità di contratto in più.
«Noi ci chiediamo», conclude Anelli, «come mai il comune abbia attuato tali scelte chiaramente in controtendenza con il risparmio in primis ma anche, e principalmente, nel non marcare la volontà ad usufruire di cibi biologici (Bologna nel proprio capitolato d’appalto ha previsto che il 70% di cibi provenisse da coltivazione biologica)».