VELENI ACCADEMICI

UdA, ricorso al Tar contro il personale promosso senza concorso pubblico

Sotto accusa la decisione del direttore di utilizzare una graduatoria scaduta

Redazione PdN

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Filippo Del Vecchio

Filippo Del Vecchio



CHIETI. C’è un ricorso al Tar Pescara contro la d’Annunzio per chiedere l’annullamento della nuova pianta organica e della promozione di due «beneficiarie dello scorrimento della graduatoria di merito» (ampiamente scaduta, secondo la ricorrente) «ancorché le due non fossero né vincitrici né componenti della graduatoria generale di merito».
 Siamo all’inizio di una nuova stagione di ricorsi giudiziari, come quelli che hanno avvelenato gli ultimi due anni accademici dell’UdA?
E’ probabile, perché questo ricorso testimonia la tensione che c’è nei rapporti tra il personale ed il direttore generale e la difficoltà dei vertici a chiudere con il dialogo la stagione dei contrasti dovuti ad imposizioni incomprensibili. Questo ricorso infatti è stato preceduto da ampie polemiche anche con i sindacati interni e da una diffida – senza esito - presentata ai primi di dicembre da Goffredo De Carolis, che in Senato accademico rappresenta il personale e che chiedeva di soprassedere dall’utilizzo di una graduatoria scaduta.
 Infatti nel mirino degli avvocati c’è la regolarità delle promozioni decise tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre scorso, quando il CdA approvò la nuova pianta organica e la conseguente utilizzazione per le promozioni di una graduatoria la cui validità scadeva nel 2010.
Dunque questo ricorso al Tar potrebbe trasformarsi in un attacco frontale contro i metodi di governo del direttore generale, forse troppo sbrigativi nonostante le perplessità sollevate da molti. C’è poi un altro aspetto che va sottolineato, a dimostrazione di questo clima di guerra interna. La dipendente che firma le 48 pagine del documento indirizzato «all’Ecc.mo tribunale amministrativo» non chiede solo l’annullamento sic et simpliciter di quella pianta organica e di quelle promozioni, ma aggiunge pure una richiesta di danni, che toccherà al Tar quantificare. Ci sarebbero state infatti conseguenze negative sia economiche che sulla salute per tutta questa vicenda visto che la ricorrente di fatto è stata privata del suo diritto di aspirare ad una promozione: non essendo stata bandita nessun’altra selezione del personale, era stata esclusa dalla progressione verticale per far posto ai vecchi partecipanti di un bando del 2006.
La richiesta di danni, sebbene in teoria “anomala” da sottoporre al tribunale amministrativo, può però aprire scenari non rassicuranti nel caso in cui proprio il Tar dovesse accogliere le tesi della ricorrente annullando l’atto amministrativo.
Si potrebbe aprire un contenzioso civile avviato da quei dipendenti che si ritengono danneggiati oppure ci potrebbe essere un intervento della Corte dei Conti nel caso l’università abbia sostenuto nella fattispecie costi maggiori.


Non basta: il ricorso, preparato dagli avvocati Alessandra Supino e Alessandra Di Nino, si differenzia da altri documenti simili anche perché – in via istruttoria, si opus sit (se cioè ce ne sarà bisogno) – inserisce l’interrogatorio formale del Direttore generale della d’Annunzio. Il che è quanto meno inusuale nei ricorsi al Tar, perché si chiede al giudice amministrativo di domandare al Dg Filippo Del Vecchio di chiarire due aspetti importanti: se è vero che in una sua «nota priva di formalità ed istituzionalità» invitava a «desistere chiunque volesse promuovere ricorsi qualificando il gesto come buttar via i soldi» e se è vero «che tra le persone che hanno beneficiato dello scorrimento della graduatoria, c’è anche la sua segretaria personale» al lavoro dunque in un ufficio amministrativo «pur appartenendo da sempre a carriera tecnica».
 Tutta la vicenda delle promozioni contestate si gioca sulla correttezza della procedura utilizzata dal dg che per lo scorrimento verticale ha utilizzato una graduatoria che – come riportato nel bando originale - aveva solo una durata di 24 mesi e scadeva nel 2010. Tutte le perplessità su questa decisione del dg erano state espresse – come detto - sia a livello sindacale sia attraverso la diffida di Goffredo De Carolis, ma il direttore aveva reagito con una lettera che ora gli viene contestata nel ricorso perché aveva scritto: faccia ricorso, se vuole e «se ha voglia di buttare soldi». Insomma Del Vecchio non aveva dato peso alle contestazioni che ora hanno preso la forma di un ricorso al Tar, con il rischio di far saltare tutta la riorganizzazione prevista dalla nuova pianta organica.
Secondo il ricorso, sarebbe stata violata la legge che impone un concorso pubblico per le progressioni verticali, mentre il CdA ha approvato un organigramma «che dava per presupposta la validità e la perdurante efficacia» di una graduatoria scaduta. Non solo: secondo gli avvocati «c’è erroneità nelle disposizioni richiamate dal dg sull’applicazione del contratto di lavoro degli universitari», e c’è anche la violazione del regolamento di Ateneo che prevede la riserva del 50% dei posti per i dipendenti, il che implica e presuppone l’indizione di un concorso. In aggiunta ci sarebbe poi l’eccesso di potere, il difetto di istruttoria, il travisamento dei fatti, la carenza di motivazioni, insomma «una patologica discrezionalità assoluta» che ha prodotto «un cattivo esercizio del potere».
Sebastiano Calella