L'INCHIESTA

«Fatture gonfiate e benzina gratis»: ex direttore Ortona Ambiente accusato di concussione e peculato

Stefano Bruni davanti al gup il prossimo 20 febbraio

Redazione PdN

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Andrea Dell'Orso

Il pm Andrea Dell'Orso


ORTONA. Avrebbe costretto un imprenditore a fare fatture maggiorate e a consegnargli la differenza in contanti.
Questo se l’uomo voleva continuare a lavorare per la Ortona Ambiente srl. Sono queste le accuse da cui dovrà difendersi Stefano Bruni, ex direttore generale della Ortona Ambiente srl, società mista a prevalente capitale pubblico (Comune di Ortona) che si occupa della raccolta dei rifiuti.
Il pm Andrea Dell’Orso ha chiesto il rinvio a giudizio per Bruni per le accuse di concussione continuata ai danni di Paolo Nasini, titolare della Green Garden, e di peculato. L’udienza davanti al Gup Paolo Di Geronimo è prevista per il 20 febbraio 2013 al tribunale di Chieti.
Secondo le indagini Bruni, ex direttore generale della società mista, difeso dall'avvocato Sabatino Ciprietti, avrebbe fatto intendere e poi anche minacciato l’imprenditore Nasini costringendolo a fare fatture gonfiate per poi “fare nero” chiarendogli che queste erano le condizioni per poter continuare a lavorare per la Ortona Ambiente.
Le fatturazioni gonfiate sarebbero avvenute tra il 2003 ed il 2005 (38 fatture per il 2003, 32 fatture per il 2004 e 23 fatture per il 2005). La maggiorazione oscillava tra i 500 ed i 1000 euro rispetto all’entità effettiva delle prestazioni. Le somme eccedenti dovevano essere date rigorosamente a mano dopo che l’imprenditore -che la procura sospetta concusso- aveva incassato gli assegni.
Nelle indagini condotte dalla compagnia dei carabinieri di Ortona sono emersi anche i reati di peculato in ordine all’appropriazione di beni e mezzi della società Ortona Ambiente.
Si tratta di sabbia e cemento (15 sacchi ciascuno pari a 375kg) acquistati dalla Ortona Ambiente nel 2009 per un importo di 975 euro che però poi sono serviti per l’esecuzione di lavori nella casa di Pescara di Stefano Bruni (intestata alla moglie). Bruni si sarebbe appropriato e avrebbe utilizzato per sé anche una pompa elettrica sempre comprata dalla società pubblica ma istallata nella abitazione privata del direttore (importo 273,78 euro).
Bruni secondo la procura sarebbe anche colpevole di aver utilizzato carburante della società pubblica per la sua autovettura (intestata alla società Bruni sas di Stefano Tommaso Bruni) e precisamente 3500 e 4000 litri ogni mese almeno per gli anni 2005 e 2006. La procura ha infatti raccolto una serie di testimonianze che inchioderebbero Bruni tra le quali spicca quella del responsabile dell’autoparco della Ortona Ambiente srl, Davide Angelucci, che ad una timida richiesta di spiegazioni dal “capo” avrebbe ricevuto come risposta da Bruni:«tu fai quello che dico io, punto e basta, qui comando io, se non ti sta bene puoi startene a casa».
Il lavoro è sacro e così nella Mercedes fiammante di Bruni per almeno due anni il serbatoio è stato sempre pieno. Gratis.