*** ESCLUSIVO

Cus-UdA: dalle carte gestione anomala e spese da chiarire

Nella convenzione obblighi difficili da rispettare se non si ripiana il debito

Redazione PdN

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Mario Di Marco

Mario Di Marco

CHIETI. I 230 mila euro richiesti dal Cus alla Università d’Annunzio per le utenze pagate per suo conto sono forse solo la punta di un iceberg.



Sotto la linea di galleggiamento c’è la gestione ancora tutta da chiarire del Centro universitario sportivo da parte dell’Ateneo. Una storia lunga più di dieci anni dove si intrecciano storie del Cus e vicende dell’università: dall’orchestrina che cantava “Faccetta nera” per ingraziarsi Nicola Cucullo, l’allora sindaco di Chieti, che doveva “regalare” all’UdA alcuni terreni, alla cena al ristorante Montinope per il Cums (centro universitario di medicina sportiva), quando al presidente Cus, Mario Di Marco, fu promesso: «aiutaci a trasferire il Cums al Ciapi e non te ne pentirai», ai viaggi in Europa al seguito delle squadre, alle assunzioni di personaggi legati ai poteri forti locali, ma anche nazionali (basta pensare ai contratti per atleti medagliati chiamati ad insegnare a Chieti), all’acquisto del Ciapi e a tanto altro.
Questo almeno risulta dalla documentazione che PrimaDaNoi.it ha potuto consultare e di cui ha chiesto – ottenendola – conferma allo stesso presidente Cus.
Eppure di molte di queste storie che stanno dietro le richieste milionarie inoltrate all’università c’è comunque traccia nel verbale del CdA che decise di rinnovare la convenzione UdA-Cus per tacitare la diffida a pagare fatta arrivare nel 2010. 


Proprio nella lettera di accompagnamento, regolarmente protocollata il 19 novembre 2010 e relativa al «conteggio riepilogativo delle principali ragioni di credito» si legge di «prestazioni erogate in favore dell’Ateneo, relative a servizi ed attività, estranee o complementari a quelle previste dalla Convenzione».
 E non a caso la lettera, che poi è stata esaminata dalla Commissione interna del CdA d’Annunzio, è inviata direttamente e non per conoscenza a Giovanni Palazzi, presidente del Collegio dei revisori, oltre che al rettore dell’epoca. Insomma “la madre di tutte le richieste” – e forse della crisi del Cus - potrebbe essere non solo questo documento (peraltro preceduto da una lettera personale al rettore), ma proprio il fatto che il CdA avallò questa gestione anomala, contestando alcune voci (come il costo dell’avviamento delle facoltà funzionanti al Ciapi), ma accettando come “normale” il ruolo di supplenza svolto dal Cus rispetto all’università. Come dire che in tutta questa storia - che ora si vuole ridurre ad un contenzioso da 230 mila euro – brilla per assenza proprio la mancanza di controlli da parte dell’università sul destino dei soldi erogati, sul loro uso, sulla loro legittimità.  Il che produsse l’ipertrofia del Cus, i suoi problemi di gestione, l’esubero di personale assunto o comunque utilizzato per far fronte a tutti gli impegni, insomma le ragioni di una crisi che si è allungata fino ad oggi.
E nella quale ora l’UdA si tira fuori, lasciando il Cus in balia delle banche, dei debiti, degli stipendi non pagati, delle soluzioni estemporanee che qualcuno ipotizza per uscire fuori dalla crisi. 


Come ad esempio, l’idea di licenziare il personale e di creare una società di servizi in forma di cooperativa per assicurare la gestione dei rapporti con l’UdA. Cosa che peraltro non è prevista dalla Convenzione con l’Università che affida solo al Cus l’assistenza sportiva per gli studenti e non ad una cooperativa di passaggio che servirebbe solo a spostare altrove il debito per le attività. Certo è che la tensione tra i dipendenti è altissima, per la sensazione di essere stati abbandonati al loro destino dopo essere stati spremuti dalla d’Annunzio, un pò come è capitato per le altre cooperative che lavoravano per l’università, che però sono state salvate quasi al completo dal rettore (come la Biblos, che assicura moltissimi servizi e che non ha registrato licenziamenti). Qui invece l’università chiede il rispetto della convenzione pur in presenza di un debito anomalo originato in passato.
Da quello che se ne sa, in attesa delle decisioni UdA, il confronto all’interno del Cus è apertissimo sulle possibili soluzioni per fronteggiare la crisi, non prima di aver risolto tutte le pendenze economiche e previdenziali. Quello che non si conosce è invece cosa decideranno i vertici dell’Ateneo, visto che i controlli sui soldi pubblici dovrebbero esistere e visto che il destino del Cus coinvolge anche l’immagine della d’Annunzio.


Sebastiano Calella