IL FATTO

Acqua, consorzio Cam: «profili di illegittimità nel nuovo statuto e nelle nomine»

I dubbi del Martello del Fucino

Redazione PdN

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Acqua, consorzio Cam: «profili di illegittimità nel nuovo statuto e nelle nomine»
AVEZZANO. Non solo i 51 milioni di debiti agitano le acque intorno al Cam, il consorzio acquedottistico marsicano.

A creare malumori è anche il rinnovo degli organi del consorzio: diversi amministratori locali di Comuni soci sono stati chiamati a rivestire cariche sociali. Il consigliere comunale di Avezzano Lorenzo De Cesare è stato nominato presidente del Consiglio di Gestione (poi ha lasciato il Consiglio comunale), mentre tra i nuovi componenti del Consiglio di sorveglianza figurano Antonino Lusi, sindaco di Capistrello, Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio, Bruno Ranati, sindaco di Pereto, Pasqualino Di Cristofano, consigliere comunale di Magliano dei Marsi, Fernando Boccia, vice sindaco del Comune di Avezzano.
Ma come è possibile che siano stati nominati, si chiede il Martello del Fucino, se la legge dice chiaramente che gli amministratori (esclusi quelli che rivestono cariche nei comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti) non possono ricoprire cariche gestionali in seno al Cam?
«Non risulta in alcun modo», spiega Franco Massimo Botticchio, «che questi amministratori locali siano stati designati quali “rappresentanti” dai rispettivi sindaci in base alla procedura prevista dall’art. 50, comma 8 d.lgs. 267/2000 (c.d. Testo Unico Enti Locali)».

DUBBI SUL NUOVO STATUTO
Ma il Martello del Fucino pone degli interrogativi anche sul nuovo statuto e denuncia «diversi profili di illegittimità». «La modifica statutaria è stata votata e determinata dai rappresentanti dei Comuni soci i quali non avevano ricevuto l’autorizzazione a votarla dai rispettivi Consigli Comunali. Ciò in palese violazione, della disposizione di cui all’art. 42 d.lgs. 267/2000».
In particolare, l’approvazione dello statuto della società affidataria del servizio, e le modifiche statutarie, fa notare il giornale marsicano, sono di competenza del Consiglio Comunale «in quanto incidono sia sull’organizzazione del pubblico servizio, sia sulle modalità e sulla sostanza della partecipazione dell’Ente Locale alla società di capitali».

LA SORVEGLIANZA DEI SORVEGLIATI
E’ stato previsto inoltre che i componenti del Consiglio di Sorveglianza siano nominati tra i rappresentanti legali dei soci «ovvero tra i loro delegati». «Appare evidente», si legge ancora sul Martello del Fucino, «l’illegittimità e l’inopportunità di un Consiglio di Sorveglianza composto da sindaci dei Comuni, e quindi privo di alcuna autonomia e indipendenza».
Non solo: l’art. 2449 del Codice Civile prevede che gli Enti soci possano nominare propri rappresentanti in seno alla Società, ma non già che i rappresentanti possano essere essi stessi amministratori locali della Società. «In questo caso», va avanti il Martello, «i sindaci hanno nominato loro stessi, e per di più senza alcun rispetto degli indirizzi stabiliti dal Consiglio, che nel caso di specie non è stato interpellato in radice.
In buon sostanza, per fare un semplice esempio, il Consiglio di Comunale di Capistrello ha espresso come indirizzo quello secondo cui il proprio sindaco può andare a presiedere il Consiglio di Sorveglianza del Cam S.p.A.? Il sindaco nel momento in cui ha nominato se stesso come rappresentante ha rispettato l’indirizzo consiliare? Oppure ha agito senza alcuna autorizzazione o indirizzo preventivo?»