L'INTERROGATORIO

Inchiesta licenze Ncc, il sindaco arrestato: «dicevo sì perché il Comune aveva bisogno di soldi»

Questa mattina interrogatorio di garanzia

Redazione PdN

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Roberto Di Cecco

Roberto Di Cecco

PESCARA. «Non ho mai preso soldi e ho autorizzato il servizio solo perchè il Comune aveva necessità delle somme che ogni concessionario deve versare all'ente».

Si è difeso così davanti al gip del tribunale di Pescara il sindaco di Turrivalignani Roberto Di Cecco, agli arresti domiciliari dal 12 dicembre scorso nell'ambito di un'inchiesta relativa al rilascio di autorizzazioni comunali per il servizio di noleggio con conducente (N.C.C.).
I reati contestati sono di corruzione in concorso e di associazione per delinquere, a carico degli organizzatori e promotori di questa complessa macchina "sfornza licenze". Secondo gli investigatori della polizia stradale di Pescara, coordinati dal dirigente Piero Caramelli e dalla vice Silvia Conti, vi sarebbe stato un vorticoso giro di denaro che finiva in parte nelle casse del Comune di Turrivalignani ed in parte (anche attraverso intermediari) nelle tasche del sindaco Di Cecco.
Nel corso dell'interrogatorio di questa mattina, che è durato quasi un'ora, il sindaco, assistito dall'avvocato Giuliano Milia, ha fornito la sua versione dei fatti respingendo le accuse mosse dalla Procura di Pescara e chiarendo il fatto che i soldi non finivano a lui ma nelle casse dell’amministrazione pubblica.
   Il gip ha dato il permesso alla giunta comunale di Turrivalignani di potersi recare a casa del sindaco per discutere delle determinazioni da prendere in ordine al proseguimento dell'attività amministrativa.
Per gli investigatori, che definiscono «figura di spicco» il sindaco di Turrivalignani, sarebbero state rilasciate un numero ingente di autorizzazioni a favore di soggetti che, in realtà, non hanno mai svolto il servizio di trasporto secondo quanto previsto dalle normative. Il Comune ha rilasciato in totale piu' di 80 autorizzazioni.