LE CARTE DELL'INCHIESTA

Arresto vicesindaco di Cepagatti, «abuso sistematico per frodare l’ente pubblico»

«Documenti redatti dalla ditta invece che dal Comune»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4981

Arresto vicesindaco di Cepagatti, «abuso sistematico per frodare l’ente pubblico»

PESCARA. Le indagini che hanno portato all’arresto del vice sindaco di Cepagatti Cesare Leone e i fratelli imprenditori aquilani, Claudio e Antonio D’Alessandro avrebbero dimostrato «un modo di operare sistematicamente improntato all’abuso dei poteri pubblici, alla frode in danno dell’ente pubblico ed alla locupletazione di vantaggi personali».
Di particolare rilevanza per il giudice sono i comportamenti del pubblico ufficiale che evidenziano l’abuso della qualità e dei poteri di questo per favorire amici «riuscendo a pilotare i soggetti con ruoli di controllo sull’appalto pubblico».

IL RAPPORTO FIDUCIARIO CON IL DIRETTORE DEI LAVORI
Gli investigatori appurano facilmente -attraverso le intercettazioni- il rapporto fiduciario tra Leone e Renzo Sergiacomo, il direttore dei lavori aggiudicati alla Ediltecnica .
Emerge allora che è il vicesindaco che si interessa affinché i compensi del direttore siano prontamente liquidati. Come contropartita Sergiacomo si sarebbe impegnato per favorire gli imprenditori amici in una perizia di variante che lui stesso definisce «silenziosamente assentita» dicendo in una conversazione telefonica «… queste varianti che abbiamo fatto silenziosamente» perché riguardavano in realtà lavori «che hai fatto in più, rispetto a quello che è da progetto…»
E’ risultata poi palese l’assenza di una effettiva verifica critica sulla contabilità dei lavori affidati alle ditte di cui si parla è per questo lo stesso Claudio d’Alessandro afferma che all’interno di alcuni lavori stava inserendo anche parti non formalmente nel progetto approvato e senza autorizzazione:

CLAUDIO D’ALESSANDRO: « là mo, ci sto mettendo la parte che stava in progetto, più la parte….»
SERGIACOMO:« Io mo’ lo sento… Però non dovrei nemmeno sentire ste cose io».

«Come dire che il direttore dei lavori deve far finta di non conoscere ciò che illecitamente, non avrebbe potuto autorizzare», chiosa il gip.

LA SOSPENSIONE DEI LAVORI LA DECIDE L’IMPRENDITORE
Dietro questo sistema la procura sostiene vi sia la regia di Leone, fornitore di materiali elettrici, dunque con un interesse specifico affinché tutto vada come pianificato. E il giudice cita un altro episodio che riguarda la necessità di sospendere i lavori che in qualche modo facevano comodo agli imprenditori e che il vicesindaco consiglia di farsi fare dal direttore.
In realtà durante l’esecuzione dei lavori si verificano degli intoppi sulla fornitura dei pali per l’illuminazione; a quel punto la ditta gestita dai D’Alessandro ha paura di dover pagare una penale al Comune per il ritardo accumulato ed è qui che Leone consiglia di farsi fare una sospensione dei lavori dal direttore. Ed infatti Antonio D’Alessandro dice al geometra Alessio Mazzocco: «mi ha detto Cesare, perché i pali ci vuole tempo ad arrivare, quindi se no andiamo a finire in penale…», riferendosi alla sospensione dei lavori e motivandola con il cattivo tempo, condizione che avrebbe impedito il pagamento della penale.
È vero che in quei giorni le nevicate furono copiose e che forse davvero potessero giustificare l’interruzione dei lavori ma quello che si rileva, fa notare il giudice, è il modo di operare e cioè l’azione abusiva del pubblico ufficiale ed il fatto che gli interlocutori considerano la decisione sulla sospensione dei lavori come «prerogativa propria», cioè stabilita da loro e non in realtà da chi avrebbe dovuto fare il direttore dei lavori e per questo controllare.
In un’altra conversazione è il tecnico che consiglia agli stessi imprenditori di preparare loro stessi la richiesta di sospensione che lui poi firmerà.
La presenza dei D’Alessandro quali esecutori materiali dei lavori ottenuti dalla Ediltecnica (formalmente dei Luciani) è nota e tollerata anche al responsabile unico del procedimento, Piero Di Nisio, che si rivolge a Claudio d’Alessandro proprio come fosse il vero titolare della ditta («…. Allora tu segui pure la Ediltecnica…»)

L’IMPRESA CONTROLLA IL COMUNE, LAVORI IN PIU’ DECISI DAL PATTO
Dalle intercettazioni emerge anche che i vari stati di avanzamento dei lavori (Sal) vengono redatti dalla ditta stessa invece che dal Comune.
C’è una circostanza che dimostrerebbe proprio questo, quando il geometra Mazzocco conferma a Claudio d’Alessandro che nell’elaborazione degli stati di avanzamento dei lavori «certamente ci sta qualche voce in più per arrivare alla… all’importo, capito? Ci sta qualche misura in più!… Cioè le voci sono uguali, capito, abbiamo lo stesso prezzo, solo che ci sono alcune parti che il quantitativo è un po’ superiore…»
La commistione è tale e il controllo in mano agli imprenditori che il direttore dei lavori Sergiacomo tranquillamente riferisce all’imprenditore che al momento egli può pagare solo i lavori previsti nel progetto (« La variante non l’abbiamo ancora fatta, non lo posso mettere…») e riservare il pagamento degli altri lavori -già eseguiti- all’approvazione di una variante che evidentemente sarà fatta successivamente.
La riprova si ha in un’altra frase pronunciata dal direttore dei lavori: «Poi, un’altra tavola ancora facciamo i lavori fatti in più fuori progetto, che non so chi l’ha detto, ma sono i patti», «vale a dire», spiega il giudice, «esiste un patto che autorizza D’Alessandro ad agire al di fuori della legge, realizzando lavori extra con l’intesa che saranno inseriti in una perizia di variante e pagati ugualmente».
La procura ritiene di avere le prove anche del fatto che la stessa variante verrà redatta persino dall’impresa e non dal Comune, come fosse una pratica consolidata, tanto che Claudio d’Alessandro chiede al fratello Antonio: «Chi la fa la variante? La fa lui o la dobbiamo fare noi?», ed Antonio risponde: «No, no, tutto noi!».

Alessandro Biancardi