FERMENTI

UdA, scatta la diffida per le promozioni interne del personale

Anche per la Cgil nazionale le graduatorie del vecchio concorso sono scadute

Redazione PdN

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Goffredo De Carolis

Goffredo De Carolis

CHIETI. Le promozioni interne del personale amministrativo infiammano il clima interno della d’Annunzio.

E scatta la diffida contro questi provvedimenti ritenuti illegittimi. In pratica si sposta negli uffici la polemica che già aveva tenuto banco nell’ultimo CdA. In quell’occasione alcuni consiglieri – esperti di diritto amministrativo - avevano cercato di bloccare l’iniziativa del direttore Filippo Del Vecchio, condivisa peraltro dal rettore Carmine Di Ilio, di utilizzare una vecchia graduatoria interna di un bando del 2006. E così le promozioni hanno avuto corso, nonostante i dubbi sulla loro regolarità espressi da molti.
Anche Antonio Pellegrini, rappresentante interno della Cgil, sull’argomento aveva inoltrato un quesito alla sua sede nazionale. Immediata la risposta: «Caro Antonio – risponde Moreno Verdi, responsabile della Funzione pubblica – il bando indica chiaramente che la graduatoria è scaduta dopo 24 mesi, quindi non è più utilizzabile per qualsiasi fine oltre tale data. Un abbraccio, Moreno». Ora c’è però un’altra iniziativa e cioè la diffida inoltrata da Goffredo de Carolis, componente del Senato accademico, che sposta la contesa dal piano della polemica astratta in punto di diritto a quello della legittimità di queste “progressioni verticali” del personale. La lettera di contestazione, inoltrata al rettore, al direttore ed ai consiglieri CdA, ripercorre la storia del corso concorso bandito nel 2006, secondo il quale (art. 10) le graduatorie finali non avrebbero dato luogo a dichiarazioni di idoneità e sarebbero decadute dopo 24 mesi.
Dunque, secondo la diffida, utilizzarle oggi non solo sarebbe illegittimo, ma lederebbe il diritto di coloro che all’epoca non avevano partecipato a quel concorso, confidando in una successiva occasione. Il che configurerebbe in capo a chi ha deciso di “pescare” in quelle graduatorie «un eccesso di potere e responsabilità personali e collegiali di ordine amministrativo ed erariale». Ma c’è di più: «non essendosi mai costituito uno specifico titolo giuridico di idoneità, questo titolo non può essere prorogato perché inesistente».
 Né vale, secondo de Carolis, invocare le proroghe legislative che sono intercorse sulla validità delle graduatorie per i concorsi pubblici a tempo determinato: ciò sia perché le «progressioni verticali» sono altra cosa - e soprattutto riguardano personale a tempo indeterminato - sia perché il bando esclude “in radice” non solo la possibilità di proroga, ma la stessa idoneità. Di qui la diffida agli organi di Ateneo «ad astenersi dall’adozione di qualsivoglia atto o provvedimento finalizzato alle progressioni verticali interne, attraverso l’utilizzazione di quelle graduatorie finali che si riferiscono a procedure selettive largamente estinte».

Sebastiano Calella