IL DELITTO

Omicidio Rigante, il 20 febbraio parte il processo

Alla sbarra 5 componenti del clan Ciarelli

Redazione PdN

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Ciarelli al momento della consegna

Ciarelli al momento della consegna

PESCARA.   Comincerà il 20 febbraio prossimo dinanzi alla Corte d'Assise di Chieti il processo  per l’omicidio dell’ultras pescarese Domenico Rigante.

Alla sbarra cinque giovani componenti della famiglia nomade Ciarelli accusati di essere coinvolti nel brutale assassinio che ha sconvolto l’Italia intera.
Si tratta di Massimo Ciarelli, accusato di aver sparato, del nipote Domenico e dei cugini Luigi, Antonio e Angelo. I cinque sono accusati di omicidio volontario premeditato e porto abusivo di arma.
Alla base del delitto, hanno ricostruito gli investigatori, ci sono stati «futili motivi».
Anche la sera prima dell’omicidio c’era stato uno scontro tra Antonio Rigante e altri tifosi Pescara contro Ciarelli e altri rom. La rissa è avvenuta in un pub di corso Mantonè. Poi, meno di 24 ore dopo, l’esecuzione di Domenico Rigante.
Antonio, che si trovava insieme al fratello e alcuni amici in una casa di via Polacchi, era stato avvertito da un amico che Ciarelli lo stava cercando per parlargli. I due si sono dati appuntamento in piazza Grue. Lì Ciarelli è arrivato a bordo di una Fiat 500 insieme ai gemelli Angelo (alla guida) e Antonio , proprietari del veicolo che è stato poi ritrovato dopo l’omicidio in via Caduti per Servizio dove i due vivono. Insieme ai tre sono arrivati in piazza anche Luigi e Domenico a bordo di uno scooter.
I testimoni hanno raccontato di alcuni spari ad altezza d’uomo dei rom contro di loro, poi la corsa folle in casa, al civico 3 di via Polacchi, per mettersi in salvo. Antonio è scivolato sotto al letto nella speranza di non farsi trovare. Gli altri sotto ad un tavolo della cucina.