Centrali idroelettriche sul Pescara oggi di nuovo in Commissione Via

L’appello dei comitati al sindaco e presidente della Provincia: «salvate il fiume»

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Centrali idroelettriche sul Pescara oggi di nuovo in Commissione Via
PESCARA. Oggi, la commissione Via della Regione Abruzzo, «è chiamata ad una presa d’atto sulle variante non sostanziale per le centraline idroelettriche sul fiume Pescara, nel territorio di Santa Teresa di Spoltore e di Cepagatti».

Lo ricordano i comitati Italia Nostra, Marevivo, Mila Donnambiente, Ecoistituto che hanno fatto appello al sindaco, Albore Mascia ed al presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa chiedendo «un immediato intervento per evitare l’ultimo atto di distruzione del porto».
Il problema si trascina da tempo. La ditta Energia Verde, nel 2008, ha ottenuto una autorizzazione dalla Regione Abruzzo per la costruzione di centrali idroelettriche sul fiume; si tratta di strutture in grado di captare acqua per produrre energia.
Già in passato gli ambientalisti, con una serie di ricorsi, avevano evidenziato la pericolosità dell’opera che si pone come uno sbarramento per il fiume. I comitati l’hanno additata come una delle cause che accelerano il trasporto di detriti e fanghi verso il mare.
Si è scoperto poi che quelle strutture non sono state realizzate esattamente così come descritto dal progetto approvato, per cui è partito un iter in sanatoria presso la Regione che dovrebbe in qualche modo regolarizzarle. I tre Comuni interessati: Spoltore, Cepagatti e San Giovanni Teatino hanno fatto fronte comune contro l’iter di sanatoria del progetto.
Per i comitati la presa d’atto della Commissione Via, «è una presa per i fondelli della sicurezza e dell’ecologia del fiume Pescara, della richiesta espressa ufficialmente dai sindaci dei paesi più strettamente coinvolti di una vera valutazione di impatto ambientale mai realizzata, pur dinanzi ad opere mastodontiche e distruttive della parte finale del bacino del fiume».
«Non bisogna essere indovini», hanno detto i comitati alle istituzioni locali, «per capire che i chilometri di sponde fluviali manomessi dai lavori per le centraline private, a ridosso della foce, hanno contribuito, ed assai, al trasporto di detriti e fanghi verso il porto. Per favore, svegliatevi, andate o tempestate di telegrammi la commissione Via ed i responsabili del procedimento e impedite alla Regione Abruzzo di portare a compimento il fiumicidio».
Le associazioni hanno infine annunciato battaglia ed il ricorso alla Magistratura ed all’Unione Europea, se non si dovesse arrivare ad una reale valutazione ambientale della situazione.
«Abbiamo voluto finora evitare di interpellare questi organi», hanno detto i rappresentanti dei comitati, Edvige Ricci, Mimmo Valente, Paola Barbuscia, Giancarlo Odoardi, Mariella Saquella, «per non far ricadere sulle spalle degli enti, locali e regionali, e in ultima analisi sui cittadini, le pesantissime multe comunitarie. Ma la sicurezza del territorio e dei suoi abitanti, l’ecologia del nostro fiume e l’economia complessiva delle attività legate a fiume, porto, mare, lo renderanno obbligatorio».