LAVORO E DIRITTO

Teramo lavoro, respinto ricorso: «la lavoratrice incinta va assunta»

L’avvocato: «ora non sono ammessi ritardi»

Redazione PdN

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TRIBUNALE DI TERAMO
TERAMO. Rigettato il ricorso di Teramo Lavoro e confermata la sentenza di primo grado.

Il Tribunale di Teramo in composizione collegiale - sezione Lavoro – ha rigettato il ricorso proposto dalla Teramo Lavoro s.r.l. contro l’ordinanza con cui il giudice monocratico aveva ordinato di reintegrare la lavoratrice Rosella Gabrielli nel posto di lavoro precedentemente occupato.
La novità la conferma l’avvocato Orlando Cocco che assiste la lavoratrice. Per il tribunale il ricorso «non può dirsi fondato e, pertanto, è rigettato».
La Gabrielli, impiegata con contratto a termine presso la società in house, si è vista interrompere il rapporto di lavoro il 30 giugno 2011, «quando ero all’ottavo mese di gravidanza, quindi in maternità obbligatoria». La donna però era assente dal lavoro dal 4 febbraio, a causa di alcune complicanze legate alla gravidanza. In questo periodo la Gabrielli dice di aver sempre mostrato disponibilità alla prosecuzione del rapporto di lavoro, persino a mezzo lettera il 23 agosto 2011
La domanda di reintegrazione formulata dalla lavoratrice si fondava sulla trasformazione del contratto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, per il mancato rispetto da parte del datore di lavoro della normativa applicabile nel caso di specie. Il Giudice di primo grado aveva disposto, e il Collegio ha confermato, la trasformazione ordinando l’immediata reintegra della lavoratrice.
«Ora le chiacchere stanno a zero», commenta l’avvocato. La donna deve essere reintegrata. «La Teramo Lavoro s.r.l., in persona dell’amministratore unico Venanzio Cretarola, e la proprietà, la Provincia di Teramo rappresentata dal Presidente della Provincia», va avanti il legale, «non possono permettersi di non interrompere l’insostenibile situazione pregiudizievole per la lavoratrice, anche dal ritardare la reintegra, e devono adoperarsi immediatamente per reintegrarla e darle quanto dovutole, già dal 2 agosto 2012, su ordine del Tribunale».