LAVORO E MATERNITA

Licenziata per maternità. «Teramo Lavoro sapeva che ero incinta»

Continua la polemica tra la lavoratrice licenziata e l’amministratore unico

Redazione PdN

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Licenziata per maternità. «Teramo Lavoro sapeva che ero incinta»
TERAMO. «Teramo Lavoro sapeva che ero incinta e che volevo continuare il mio rapporto di lavoro».

Così Rosella Gabrielli replica, per bocca del suo avvocato, all’amministratore unico di Teramo Lavoro srl, Venanzio Cretarola che giorni fa,  ha smontato il caso della lavoratrice «licenziata per maternità».
La Gabrielli, impiegata con contratto a termine presso la società in house, si è vista interrompere il rapporto di lavoro il 30 giugno 2011, «quando ero all’ottavo mese di gravidanza, quindi in maternità obbligatoria». La donna però era assente dal lavoro dal 4 febbraio, a causa di alcune  complicanze legate alla gravidanza.  In questo periodo la Gabrielli dice di aver sempre mostrato disponibilità alla prosecuzione del rapporto di lavoro, persino a mezzo lettera il 23 agosto 2011.  
Il giudice del Lavoro ha deciso quindi il reintegro della lavoratrice e la trasformazione del suo contratto a tempo indeterminato.
 Del tutto diversa la storia raccontata da Venanzio Cretarola. Secondo l’amministratore unico, il contratto della Gabrielli dopo la prima scadenza del 31 dicembre 2010, è stato prorogato per ulteriori sei mesi. Agli inizi di febbraio la lavoratrice, secondo Cretarola «ha comunicato  senza preavviso l’assenza per maternità ed ha contestato la validità del contratto prorogato chiedendone la trasformazione a tempo indeterminato».
Una richiesta priva di motivi, ha precisato Cretarola, «visto che nelle società pubbliche le assunzioni a tempo indeterminato richiedono una procedura ad evidenza pubblica diversa da quella utilizzata per le assunzioni a termine».
Cretarola ha contestato anche il provvedimento di reintegro disposto dal giudice.
Orlando Coco, legale di Rosella Gabrielli ha definito false ed infondate le dichiarazioni di Cretarola.
«Il giudice»,  ha detto l’avvocato, «a dato ragione alla lavoratrice perché il rapporto si è protratto, in assenze di rinnovi o proroghe scritte; si è quindi realizzata una chiara violazione dei principi che regolano la fattispecie del contratto a tempo determinato . Ciò determina la trasformazione del rapporto a tempo determinato in un rapporto subordinato a tempo indeterminato sin dal 28 settembre  2010».