LE INDAGINI

Omicidio Pescara, «tracce di Ciarelli sul luogo dell’assassinio»

La pistola non è la stessa utilizzata per uccidere Domenico Rigante

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3719

Omicidio Pescara, «tracce di Ciarelli sul luogo dell’assassinio»
PESCARA. Ad una settimana esatta svolta nell’omicidio del tossicodipendente.

Emergono i primi particolari di rilievo sugli accertamenti che la polizia scientifica del Gabinetto interregionale di Ancona sta portando avanti.
Va avanti senza sosta il lavoro degli inquirenti in merito all'omicidio di Tommaso Cagnetta, il pregiudicato di 42 anni ucciso lunedì scorso a Pescara nel cortile del "ferro di cavallo", l'agglomerato di case popolari tristemente noto in citta' per lo spaccio di droga.
L'uomo sarebbe stato ucciso per errore, in base alla ricostruzione della squadra mobile, da Angelo Ciarelli, nomade, 38 anni. L'uomo stava presumibilmente rincorrendo due tossicodipendenti che non avevano saldato il debito con una spacciatrice, dopo aver comprato droga al ferro di cavallo.
Anche Cagnetta era all'inseguimento dei due e sarebbe stato colpito per sbaglio. La mobile, diretta da Piefrancesco Muriana, ha arrestato Ciarelli e sequestrato la Renault Clio dei due tossicodipendenti. Su quest'auto sono state trovate le impronte della spacciatrice che avrebbe venduto la droga ai due, sul lunotto posteriore.
Sulla portiera lato guida, invece, sarebbero state trovate le impronte proprio di Ciarelli, che quindi si trovava sul posto cosi' come indicato da alcuni testi. Ci sono poi altre impronte sul cofano motore ancora da identificare.

LA PISTOLA NON E’ QUELLA DELL’OMICIDIO RIGANTE
Le armi utilizzate per uccidere Domenico Rigante e Tommaso Cagnetta, assassinati rispettivamente il primo maggio e il 2 luglio a Pescara, sono diverse, dice sempre la polizia scientifica del gabinetto interregionale di Ancona. In entrambi i casi e' stata utilizzata una calibro 38 ma non si tratta delle stesse pistole, stando alle indiscrezioni che emergono in ambiente investigativo. Nessuna delle due armi e' stata trovata dalla Mobile. Quando la Mobile ha arrestato Angelo Ciarelli gli ha sequestrato 13 proiettili calibro 38 special che ha trovato nascosti in un tombino, dentro un calzino, vicino casa. Una terza arma, oltre queste due, sarebbe nella disponibilità del clan, considerato che per il tentato omicidio di una nigeriana, avvenuto il 25 aprile, la Mobile ha arrestato Pasquale Di Giovanni, cugino dei Ciarelli, che lavora per la scuderia di famiglia. In quell'aggressione e' stata utilizzata una 7.65, anche questa mai trovata.