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Csm: assolto magistrato accusato di botte alla partner

Pg cassazione aveva chiesto condanna per il pm di Lanciano

Redazione PdN

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Csm: assolto magistrato accusato di botte alla partner
ROMA. Era stato accusato di aver leso la propria immagine di magistrato per aver usato la forza, dopo un litigio, nei confronti di una donna con la quale aveva appena interrotto una relazione.

Ma al termine di una breve camera di consiglio la Sezione disciplinare del Csm ha assolto il sostituto procuratore di Lanciano Ruggiero Dicuonzo ,respingendo così la richiesta della procura generale della Cassazione di condannarlo alla sanzione dell'ammonimento.
L'assoluzione è stata disposta «per essere risultato escluso l'addebito»; una formula che sembra aver accolto la tesi della difesa, che aveva fatto notare come la donna- cancelliere al tribunale di Fermo, separata da un avvocato che esercita nello stesso Foro e ormai da anni compagna del magistrato- avesse in seguito ammesso davanti alla polizia giudiziaria di aver accusato Dicuonzo di «condotte non veritiere». Secondo la difesa, sostenuta in udienza dal pm Rosaria Vecchi, Dicuonzo sarebbe stato aggredito verbalmente e fisicamente dalla donna, in preda a una crisi di gelosia.
E durante il tentativo di contenere la furia della compagna, ci sarebbe stato un contatto fisico "inevitabile" tra i due, costato alla donna un livido al collo.
Un episodio che peraltro non avrebbe avuto alcun seguito, al punto che il procedimento penale che era stato aperto a carico di Dicuonzo dalla procura di Campobasso per lesioni volontarie, è stato chiuso con l'archiviazione perché la compagna non ha mai presentato querela nei suoi confronti.
E che non avrebbe suscitato clamore a Fermo, dove il magistrato vive, né avuto incidenza sulle sue funzioni di pm a Lanciano. Di tutt'altro avviso l'accusa, rappresentata in aula dal sostituto Pg della Cassazione Betta Cesqui, secondo cui l'immagine di magistrato di Dicuonzo sarebbe comunque uscita lesa da questa vicenda. Anche un magistrato -ha argomentato- ha diritto alla riservatezza sulla sua vita privata, ma quando le situazioni personali si intersecano con la vita professionale, come in questo caso, a lui si chiede un «dovere di cautela ulteriore».