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Provincia Pescara, arriva la mazzata: 2 milioni di euro al super dirigente licenziato

Rapposelli: «gestione scandalosa di soldi pubblici»

Redazione PdN

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L'ex presidente Giuseppe De Dominicis

L'ex presidente Giuseppe De Dominicis

PESCARA. Sembra più alto del previsto il conto che la Provincia di Pescara dovrà pagare per chiudere il caso di Edoardo Barusso.
L'ex direttore generale dell’ente ha avuto il benservito dalla precedente amministrazione, guidata da Giuseppe De Dominicis, subito dopo aver ricevuto l’incarico, e oggi passa alla cassa a riscuotere.

Il super dirigente ha presentato ricorso al Tribunale, dopodiché si è passati in Corte d’Appello e ora è arrivato il pronunciamento della Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso presentato dalla Provincia.
«Per questa vicenda – ha spiegato il presidente Guerino Testa - dovremo sostenere una spesa complessiva che potrebbe raggiungere 1 milione e 800 o 900 mila euro il che vuol dire che si apre un problema di natura finanziaria notevole per la Provincia».
In maniera precauzionale l’ente aveva già accantonato negli anni passati un milione e mezzo di euro, ma ora bisogna rinvenire almeno altri 200-300 mila euro, decurtandoli dal bilancio.
«In un momento in cui gli enti pubblici soffrono per carenza di risorse e i trasferimenti statali sono sempre più limitati, andarci a privare di due milioni di euro circa è una mazzata», ammette Testa. 


IL CONTRATTO

L'incarico di direttore generale a Barusso è stato conferito nel maggio del 2000 dall'ex presidente della Provincia Pino De Dominicis, dopo il parere favorevole espresso dalla giunta con la delibera 189. L'incarico, stando al contratto, era di durata pari al mandato del presidente. Il trattamento economico fisso previsto era pari a 300 milioni di vecchie lire all'anno oltre ad un ulteriore compenso pari all'1 per cento della spesa complessiva, che gli veniva riconosciuto per attività di formazione e aggiornamento del personale, al rimborso di tutte le spese per la partecipazione a corsi e alcuni benefit. Il contratto prevedeva anche altri compensi in percentuale. Barusso inoltre non aveva vincoli di orari e presenze ed era dispensato dal servizio una settimana al mese. A conclusione del rapporto gli competeva anche un trattamento pari a una mensilità per ciascun anno. 


LE POLEMICHE E LA RESCISSIONE
A seguito di alcune polemiche relative all'entità dei compensi la Provincia propose a Barusso una riduzione e successivamente la risoluzione del contratto lasciando solo la formazione. Al rifiuto di Barusso nel giugno del 2000 seguì la revoca del contratto che si basava sul fatto che da alcuni articoli di giornale pubblicati a Trieste «erano emerse circostanze rilevanti ai fini della valutazione di opportunità della nomina del dottor Barusso a direttore generale». La tappa successiva fu il ricorso del dirigente per contestare la legittimità dei provvedimenti e chiedere l'esecuzione del contratto.
Dopo il licenziamento l'incarico venne affidato a Mario Collevecchio, con un importo più o meno uguale a quello assicurato a Barusso. Sul caso anche l’associazione Codici presentò un esposto alla magistratura.


«GESTIONE DEI SOLDI PUBBLICI SCANDALOSA»

Testa non ha rinunciato a muovere e critiche nei confronti di chi ha creato il caso-Barusso.
«Chi ci ha preceduto ha gestito male la vicenda e mi riferisco a tutto il centrosinistra, e non solo al presidente di allora, Giuseppe De Dominicis. Con più cautela e responsabilità si poteva risolvere il problema che poi si è rivelato una vera e propria bomba ad orologeria. La Corte dei conti - ha concluso Testa - farà le proprie valutazioni a proposito».
Per il vice presidente della Provincia Fabrizio Rapposelli il caso Barusso dimostra che c’è stata una «gestione scandalosa dei soldi pubblici» da parte del centrosinistra, considerato che «per porre rimedio alla ingiustificata e illegittima rescissione del contratto del direttore generale (sentenza della Corte di Cassazione alla mano) la precedente amministrazione ha voluto nominare un’altra persona, da gennaio 2002 a giugno 2009, spendendo circa 170mila euro, per un totale di oltre un milione di euro. «Quindi oggi scontiamo il frutto della doppia mala gestio, dovendo pagare Barusso e avendo già corrisposto quanto dovuto a Mario Collevecchio. Dovevano accorgersi prima di quale danno patrimoniale avrebbero procurato alla collettività, rischiando una improbabile rescissione così come è stato statuito dalla Suprema Corte. Ma quello era il tempo delle vacche grasse, che ora è finito». E oggi, dovendo fare a meno di questi fondi – hanno spiegato Testa e Rapposelli - verranno necessariamente meno interventi in alcuni settori fondamentali di diretta gestione della Provincia.
«Per cui – ha concluso Testa – “non posso che esprimere amarezza e preoccupazione».