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Lavori sulla piana di Navelli, prosciolti 4 dirigenti regionali

Perrotti insoddisfatto: «nessuna accusa per l’Anas»

Redazione PdN

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 Lavori sulla piana di Navelli, prosciolti 4 dirigenti regionali
L'AQUILA. Il giudice per le udienze preliminari Romano Gargarella ha prosciolto quattro dirigenti della Regione Abruzzo nell'ambito di una vecchia inchiesta che riguardava la realizzazione dei lavori per il raddoppio della Statale 17, nel tratto che va da Navelli a Castelnuovo di San Pio.

Si tratta dell’architetto Antonio Perrotti, di Pierluigi Caputi, Donatella Veluscek e Antonio Sorgi. Nell’udienza precedente solo Perrotti aveva invocato il giudizio mentre il pm Ceccarelli aveva chiesto di rinviare a giudizio solo l’architetto aquilano poichè per gli altri sarebbe caduta la scure della “prescrizione”.
Secondo l’ipotesi accusatoria i quattro, tutti impiegati nel settore Ambiente, Territorio, Appalti Pubblici e Contratti e Lavori Pubblici, della Regione, avrebbero omesso di effettuare con esito positivo la verifica dell’impatto ambientale prevista per la normativa della Regione Abruzzo autorizzando, approvando, e ponendo in esecuzione i lavori sulla statale 17 dell’Appennino Abruzzese, tronco L’Aquila – Navelli.
Ma oggi proprio Perrotti (all'epoca dirigente regionale), che sostiene di non essere soddisfatto per l’esito giudiziario della vicenda che dopo molti anni si chiude lasciando aperte troppe domande, ricorda che nel 1999/2000 sia sotto il profilo urbanistico che sotto quello paesaggistico «avevo di fatto bocciato l’intervento prescrivendo lo stralcio delle complanari e delle rotatorie limitando l’intervento al solo allargamento di 2 metri della SS17. Mentre l’Anas nel 2006, quando io non stavo più all’ assessorato all’urbanistica, ha, comunque, proceduto ad eseguire un’opera a tutti gli effetti abusiva. In seguito alle tante denunce e mobilitazioni di contestazione dell’opera lo stesso assessorato non ha ritenuto di intervenire»
«Non posso quindi esimermi», continua Perrotti, «dallo stigmatizzare una sentenza che, da un lato, fa salva l’Anas che non ha richiesto la Via e che ha realizzato un’opera abusiva e che, dall’altro, mi accomuna a dirigenti e direttori che sono sopravvenuti e che probabilmente hanno omesso di bloccare i lavori e quindi di sanzionare l’Anas per il danno paesistico/culturale e per la mancata Via».
La sentenza, che dice che «il fatto non sussiste» secondo Perrotti rende giustizia «all'incerta e confusa accusa iniziale», ma non si fa carico di riformulare l'accusa a carico dell'Anas «che ha cercato di eludere e aggirare le norme di tutela e di quanti hanno poi omesso di bloccare e perseguire i lavori abusivi».


UN'OPERA CHE HA CAMBIATO PER SEMPRE I TERRITORIO
Era il 2006 quando l'associazione Legambiente denunciò «lavori di gravissimo ed inaudito impatto» .
«E’ incredibile ed orribile quello che sta avvenendo nella Piana di Navelli – denunciò all’epoca Antonio Ricci, presidente regionale di Legambiente – Sbancamenti colossali, per una larghezza addirittura superiore a quella di un’autostrada, sopraelevate e svincoli che non sarebbero giustificati nemmeno nella più degradata periferia industriale».
Sempre l'associazione parlò di scempio, con tanto di manifestazione per opporsi all'opera, imponente, dove «rotatorie e svincoli occupano tanto quanto 40 campi di calcio».
Denunciò quanto stava accadendo anche l'Anci che parlò di «mancanza di buon senso nelle progettazioni»
A presentare un esposto (se ne contano in totale più di 10) fu anche il Wwf che denunciò come durante il passare dei mesi si sarebbe persa traccia di alcuni importanti prescrizioni imposte dal comitato speciale per i beni culturali della regione Abruzzo, (come l'eliminazione della viabilità minore di una nuova previsione).
Tra le contestazioni il sovradimensionamento dell'opera per la zona e dil traffico che a tutt'oggi è chiaro e lampante, carreggiata molto amplia da autostrada, rotatorie enormi e svincoli anche questi da highway americana eppure siamo nella tranquilla piana di Navelli. Oggi su quell'arteria che serve per dimezzare il tragitto tra Pescara e L'Aquila sfrecciano spesso superando i limiti moltissime auto. Rimangono invece i misteri di un'opera avversata, fuori luogo realizzata con una procedura aministrativa che non ha trovato d'accordo tutti. Ma ormai anche questa è una storia "archiviata".