L'INCHIESTA

Suicida a Guardiagrele un malato psichiatrico: era stato trasferito da Villa Pini

Cittadinanza attiva: «la famiglia ci ha chiesto di vederci chiaro»

Redazione PdN

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Suicida a Guardiagrele un malato psichiatrico: era stato trasferito da Villa Pini
GUARDIAGRELE. Un malato psichiatrico ricoverato all’ospedale di Guardiagrele si è suicidato ieri mattina, lanciandosi dal terzo piano. Aveva 57 anni e lascia la moglie e due figli, accorsi da Atessa appena conosciuta la notizia. Sui drammi privati la cronaca non entra ma in questo caso i carabinieri stanno indagando per verificare eventuali profili penali.

L'uomo era uno dei ricoverati di Villa Pini che - come ricorda Aldo Cerulli, Cittadinanza attiva – «era stato trasferito “coattivamente” a Guardiagrele, dove si trovava in riabilitazione residenziale psichiatrica. E’ una tragedia annunciata con tanti interrogativi che moglie e figli ci hanno chiesto di chiarire. Cittadinanza attiva, unitamente ad “Altri Orizzonti” Onlus (Associazione regionale familiari per la tutela della salute mentale) ha deciso di vederci chiaro sulle modalità di assistenza fornite a queste persone e soprattutto sulla qualità dei supporti psichiatrici e psicologici forniti da chi li ha in cura. I diritti di queste persone sono uguali a quelli di altri ammalati e vanno rispettati». Il malato in questione era infatti ospite di Villa Pini, prima all’Azienda agricola, poi alle Villette, da cui fu prelevato per essere trasferito dopo la chiusura di quelle strutture. In effetti ci furono polemiche fin da quel trasferimento che la Asl attivò con una certa fretta: famiglie non avvertite, destinazioni ignote (a Villa Pini in questo caso non fu comunicato dove veniva portato il malato), terapie interrotte, rapporto paziente-psichiatra distrutto, insomma un rimedio peggiore del male che in quel momento erano le condizioni delle Villette ritenute non a norma.
 Nessuno ascoltò i medici che seguivano questi pazienti e che ritenevano dannoso questo trauma improvviso, le associazioni protestarono, alcune famiglie si rivolsero ad un avvocato, fu informata anche la Procura della repubblica di Chieti, si registrarono alcune morti improvvise tra questi trasferiti, ma nessuno si mosse.
Il sindaco di Ripa Teatina mesi fa chiuse una struttura di Villa Pini (l’Azienda agricola) perché era in campagna e questo non era in regola per l’autorizzazione. Proprio dall’Azienda agricola veniva il paziente che si è suicidato: per questa sua predisposizione era stato trasferito alle Villette, che si sviluppavano a piano terra e quindi non consentivano nessun suicidio dalla finestra. Insomma una preoccupazione in più da parte dello psichiatra che lo ricorda con affetto. L’amarezza di chi segue queste vicende dipende dal fatto di non riuscire a far breccia nella burocrazia che valuta i malati di mente come pacchi da smistare e li sottopone a stress che ad altri malati sono risparmiati.
Sebastiano Calella