L'UDIENZA

Fangopoli: «volevano far trasferire il comandante della Forestale Guido Conti»

Parla in aula l’agente della Forestale che ha seguito l’indagine

Redazione PdN

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 Fangopoli: «volevano far trasferire il comandante della Forestale Guido Conti»
PESCARA. «La Dino di Vincenzo sarebbe disposta a prendere in considerazione il trasferimento del comandante Guido Conti?»

La valutazione viene chiesta al telefono mentre gli investigatori della Forestale, a capo dei quali c’era proprio Conti, stavano intercettando.
A parlare sono Roberto Pasqualoni, amministratore della ditta Ecoagri di Arezzo ed il consulente della ditta Di Vincenzo, Maurizio Pierangeli. E’ il primo a chiedere di valutare l’ipotesi di far rimuovere il vertice investigativo. All’inizio si parla di una “valutazione” generica poi si scende nei particolari.
I dettagli sono emersi ieri durante l’audizione dell’ufficiale di polizia giudiziaria, Michele Brunozzi, agente della Forestale che dal 2007 segue l’inchiesta denominata ‘Fangopoli’ di cui si è celebrata l'ultima deposizione dell'accusa.
Con moltissimo ritardo il processo procede ed emergono prove e documenti che nella giornata di mercoledì sono stati illustrati per oltre 4 ore di audizione proprio da Brunozzi, interrogato dal pm Gennaro Varone e poi nel controesame dei difensori degli imputati che è durato molto meno.
La notizia più forte e inedita finora è quella legata a presunte pressioni legate al trasferimento di Guido Conti che da oltre un anno è in Umbria. Le intercettazioni sono state citate, riassunte e lette proprio da Brunozzi su esplicita domanda di Varone. Così dopo la sollecitazione di Pasqualoni a Pierangeli, consulente di una delle ditte del gruppo Di Vincenzo, gli stessi forestali che indagavano hanno intercettano una telefonata di Gaetano Cardano, dipendente della Dino Di Vincenzo, con l'ex comandante generale della Forestale, Giuseppe Di Croce.
Nella telefonata agli atti Cardano (deceduto qualche anno fa) chiede al ex- vertice massimo del Corpo che sta indagando in quel momento «chi ci fosse dietro». Era il giorno immediatamente successivo al sequestro del depuratore di Pescara.
Cardano chiede informazioni sull’indagine in corso («ma che sta a succede?») ed informa Di Croce che egli ha appena ricevuto un avviso di garanzia e per questo non può «parlare al telefono». Le telefonate sono più di una e secondo gli investigatori che stilano il rapporto ci sarebbero stati rapporti confidenziali tra l’indagato Cardano ed il comandante generale Di Croce. Ad un certo punto si farebbe accenno ad un non meglio identificato «psicopatico» appellativo - citato nella relazione della Forestale- che viene conferito ad una persona non certa ma di sicuro facente parte o del pool investigativo o di quello della procura.
In altre telefonate intercettate, ed ora agli atti del processo, sempre Pasqualoni parla con Pierangeli, consulente del gruppo Di Vincenzo, di una richiesta di trasferimento che lo stesso Guido Conti avrebbe già fatto, una notizia che gli indagati dicono di aver appreso da fonti sicure e concertano di “spingere con i  pezzi giusti” questa richiesta per agevolare la domanda di spostamento già avanzata spontaneamente dallo stesso comandante. In un intercettazione Pasqualoni dirà «deve essere rimosso».
Le pressioni, tuttavia, non ebbero alcun effetto sulle indagini che poi giunsero a compimento. L’indagine stessa ha avuto comunque una vicenda travagliata cambiando molti pm ed essendo a forte rischio prescrizione. Anzi molti reati sono già prescritti e rimangono in piedi solo la contestazione del traffico illecito di rifiuti, capo di imputazione contestato documentalmente, ma che non troverebbe strada facile nel percorso processuale tortuoso.
Sempre nell’audizione di Brunozzi di ieri mattina è emerso che gli impianti di depurazione dei fanghi del depuratore erano vetusti e inadeguati al carico di fanghi da trattare e che la ditta Di Vincenzo, che gestiva il depuratore, non aveva le necessarie autorizzazioni. Inoltre la Biofert, la società del gruppo Di Vincenzo, avrebbe avuto una contabilità segreta del materiale smaltito illecitamente che sarebbe stato pari a 53mila quintali di fanghi pari ad «una discarica di vaste proporzioni».
Brunozzi ha raccontato anche della vicenda di Lorenzo Livello, direttore tecnico dell'ACA, che in fase di indagine avrebbe accertato che i fanghi del depuratore di Pescara erano miscelati con sostanze chimiche per favorire il trattamento, anche questa operazione senza le dovute autorizzazioni. L'ufficiale di PG ha riferito di aver dovuto riscontrare compiutamente tali affermazioni visto che si doveva anche «sopperire ad un eventuale ritrattazione del teste» visto che lo stesso Livello era stato dipendente del gruppo di Vincenzo.
Inoltre Brunozzi ha elencato una serie di intercettazioni che riguardano il consulente tecnico della Dino Di Vincenzo, Lino Prezioso, che avrebbe avuto interesse ad indurre in errore l’Arta, e dunque la procura, provando a fare pressioni per cercare di modificare l’esito delle analisi chimiche sui fanghi. Tra le altre cose si è accertato che la ditta di trasporto di fiducia del gruppo Di Vincenzo, Mangifesta, trasportasse i fanghi con mezzi non autorizzati.
Lo stesso Ufficiale di Pg ha chiesto ed ottenuto dal giudice Massimo De Cesare l'autorizzazione a citare le intercettazioni che riguardano l'ex sindaco di Navelli Federico Paolo, del quale pochi giorni fa è stato richiesto il rinvio a giudizio a L'Aquila per l'altro troncone d'indagine di Fangopoli che vede Federico indagato per corruzione. Per Brunozzi gli atti corruttivi compiuti dal consulente della ditta Di Vincenzo, Pierangeli, e dal direttore tecnico dell'impianto Biofert erano strettamente attinenti all'indagine visto che il tappeto persiano che il sindaco avrebbe preso (è questa la dazione corruttiva contestata) sarebbe servita per agevolare il rilascio del permesso a costruire all'impianto di compostaggio di Navelli.
Tra gli imputati rinviati a giudizio a giugno scorso ci sono l’ex presidente dell’Aca (Azienda comprensoriale acquedottistica), Bruno Catena (l’unico presente in aula ieri); il direttore generale dell’azienda, Bartolomeo Di Giovanni; l’ex presidente dell’Ato (Ambito territoriale ottimale), Giorgio D’Ambrosio; il legale rappresentante della «Dino Di Vincenzo &Co. Spa», Giovanni Di Vincenzo, il dirigente tecnico dell’Ente d’ambito pescarese, Alessandro Antonacci, e altre 15 persone tra imprenditori e agricoltori.
a.b.

CONTI:«NON HO MAI FATTO DOMANDA DI TRASFERIMENTO»
«Non ho mai avanzato domanda di trasferimento da Pescara, per tutto il tempo in cui sono rimasto in Abruzzo», lo precisa l'attuale comandante regionale Umbria della Forestale, Guido Conti, che aggiunge che il suo trasferimento è arrivato dopo 5 anni e mezzo «promuovendomi e traferendomi ad incarico superiore da parte dell'attuale comandante del Corpo, Cesare Patrone, forse anche in considerazione dell'attività svolta. Per il resto preferisco non commentare»