L'INTERROGATORIO

Scontri di Roma, i teramani arrestati non rispondono al gip

Azione Antifascista: «tutta una montatura dei media»

Redazione PdN

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Scontri di Roma, i teramani arrestati non rispondono al gip
TERAMO. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i cinque teramani agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta condotta dal pool antiterrorismo della procura di Roma sugli incidenti nella capitale del 15 ottobre scorso.

Davide Rosci e Marco Gentile di Teramo, Marco Moscardelli, Cristian Quatraccioni e Mirco Tomassetti di Mosciano, sono comparsi ieri pomeriggio dinanzi al gip del tribunale di Teramo, Marina Tommolini, per essere sentiti per rogatoria.
I legali dei cinque - l'avvocato Filippo Torretta per Rosci, Gentile e Moscardelli, l'avvocato Nello Di Sabatino per Quatraccioni e Tomassetti - hanno avanzato richiesta di poter ottenere il permesso per recarsi al lavoro per i quattro assistiti che hanno un'occupazione. L'udienza è stato molto breve; le rispettive difese hanno fatto intendere di voler acquisire ulteriori informazioni a sostegno del provvedimento di custodia cautelare domiciliare per organizzare al meglio le strategie di tutela difensiva per i loro assistiti. Secondo le contestazioni mosse ai cinque, il gruppo teramano avrebbe partecipato all'assalto al blindato dei carabinieri in piazza San Giovanni nel giorno della manifestazione degli indignati, incendiandolo e tentando di aggredire il carabiniere che ne era alla guida.
I cinque sono stati immortalati dalle centinaia di riprese video e fotografiche, tantissime delle quali 'postate' su Internet da privati cittadini e da molti degli stessi partecipanti agli scontri, quando conducono l'assalto al blindato dei carabinieri in Piazza San Giovanni. Davide Rosci in particolare, in felpa grigia con cappuccio, é ritratto mentre lancia pietre o altri oggetti contro il blindato dell'Arma poi dato alle fiamme e successivamente del carabinieri che lascia il mezzo inseguito dai black bloc. Sui muri di Roma, il gruppo teramano aveva anche 'firmato' la scorribanda, con la scritta "Antifa Teramo", dal nome del gruppo politico.

AZIONE ANTIFASCISTA: «NULLA DI CUI VERGOGNARCI»
«E’ assurdo il modo in cui la Procura di Roma, i giornalisti e i mass media si sono scagliati contro il nostro gruppo», commenta in una nota inviata alla stampa Azione Antifascista Teramo. «Siamo stati etichettati come anarco-insurrezionalisti, come gruppo fomentatore dell'assalto al blindato dato alle fiamme, come black block, e si è addirittura parlato di “cellula teramana”. Noi a Roma c’eravamo e non abbiamo fatto nulla di cui vergognarci, non siamo disposti a fare da capro espiatorio e assumerci le responsabilità di episodi che sono il naturale sbocco della rabbia popolare derivante dalle politiche di macelleria sociale attuate dagli ultimi governi nel nostro paese. È chiaro da tempo», si legge ancora, «che le autorità fanno il possibile per farci passare come un gruppo pericoloso e criminale soprattutto quando iniziamo a riscuotere consenso e partecipazione».
Sulla premeditazione dell'attacco alle forze dell’ordine e al compimento di azioni criminose lungo tutto lo svolgimento del corteo «è falso», spiega ancora Azione Antifascista, «e non trova alcun riscontro nei capi d'accusa contestati al nostro compagno in particolare e agli altri arrestati della nostra provincia in generale. Tutta questa montatura sottolinea l'accanimento nei nostri confronti.  Ulteriore dimostrazione che la caccia alle streghe è programmata per delegittimare il movimento e Azione Antifascista Teramo, è data dalla precisione con la quale siamo stati inquadrati dai media che si sono occupati della questione. Le volte in cui siamo finiti sulla stampa (per il torneo antirazzista, le varie presentazioni di libri, le molteplici iniziative culturali e politiche) siamo sempre stati confusi con le individualità anarchiche, i gruppi ultras o il partito della rifondazione comunista della nostra città, in questo massacro sulla carta stampata invece i giornalisti sono stati precisi e puntuali nel citarci come Azione Antifascista Teramo, in modo tale da additarci all'opinione pubblica nazionale come i mostri da carcerare».